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3 consigli per aumentare il vostro ranking su Google

google ranking SEO
Scritto da Angela

La SEO è al tempo stesso un’arte, una scienza e un compito che andrebbe sempre affidato a dei professionisti. A differenza di molte altre competenze di questo settore, che possono essere, se non proprio acquisite, almeno affinate imparando in corso d’opera, sperimentando e pasticciando con consigli recuperati da fonti non ufficiali, mettere in atto pratiche di SEO sbagliate non sarà semplicemente inefficace, ma addirittura dannoso per un sito web. Il motivo principale è che Google detta le regole del gioco in materia di ciò che è lecito e non è lecito fare per accrescere il traffico sul proprio sito e a queste regole apporta continui cambiamenti. L’acronimo SEO sta per Search Engine Optimization, ma si potrebbe tranquillamente chiamarlo GO, dal momento che per Search Engine si intende essenzialmente Google (e, in misura assai minore e principalmente per dare l’illusione che non si tratti di un monopolio, Yahoo). Va detto che la maggior parte delle modifiche adottate da Google negli ultimi anni sono volte a penalizzare le pratiche scorrette, che mirano a migliorare il ranking di un sito e quindi il suo posizionamento nelle ricerche generando traffico fittizio, facendo passare il traffico interno per traffico esterno, oppure generando link verso il sito che possano risultare ingannevoli o forzati. Il risultato, tuttavia, è che anche errori commessi in buona fede possono portare a una penalizzazione da parte di Google e quindi a una consistente riduzione della visibilità del sito. Una volta stabilito, dunque, che non è possibile esimersi dall’affidare questo incarico a un professionista specializzato, si possono comunque prendere alcune buone abitudini e adottare alcuni accorgimenti che gioveranno in generale al ranking del sito, agevolando l’influsso di traffico autentico, con conseguente aumento della visibilità.

Velocità di caricamento

La velocità di caricamento è essenziale per due motivi, uno ovvio e l’altro spesso ignorato dai profani. Il motivo ovvio è che un utente che, dopo aver cliccato sul link al sito, si trovi a dover attendere il caricamento anche solo per pochi secondi, molto probabilmente rinuncerà a visitarlo. Il secondo motivo, che è altrettanto ovvio nel contesto di questo articolo, è che un caricamento lento riduce il ranking su Google, il che vuol dire che il vostro sito apparirà sempre più in basso nelle ricerche con le parole chiave che vi riguardano. Ci sono numerosi strumenti che permettono di testare la velocità di caricamento, ma il più semplice da utilizzare è probabilmente quello interno: Google PageSpeed Insights. Inserendo il nome del dominio riceverete in pochi secondi una valutazione sulla velocità di caricamento del vostro sito sia su desktop che su dispositivi mobili e, in caso di risultati considerati non soddisfacenti, verranno indicate una serie di soluzioni necessarie o possibili a specifici problemi.

Parole chiave e suggerimenti di Google

La ricerca sulle parole chiave è essenziale per ogni aspetto della gestione di un sito internet, poiché determina la facilità per l’utente di imbattersi nel sito mentre ricerca informazioni che il sito contiene e, di conseguenza, di essere motivato a proseguire la navigazione all’interno del sito stesso e convertire la propria visita in un acquisto o un’interazione di altro genere. Le giuste parole chiave determineranno tanto il successo dei singoli post quanto il corretto posizionamento di un’eventuale campagna con Google AdWords. Per identificare le parole chiave adatte ai vostri contenuti, naturalmente, dovete avere una conoscenza eccellente degli argomenti che trattate. Approfondite lo studio necessario e ne trarrete certamente un elenco di parole rilevanti per il settore di mercato al quale vi rivolgete. Una volta circoscritto un gruppo di termini significativi, provate questo semplice esercizio: digitate ogni termine nella barra di Google, naturalmente avendo cura che Google Suggest sia attivato, e prendete nota dei termini che vengono automaticamente suggeriti dal motore di ricerca. Dopo aver affinato la ricerca con questo metodo, si può analizzare l’incidenza delle parole chiave accedendo al KeyWord Planner di Google Adwords (non è necessario avviare una vera campagna), per identificare i termini più adeguati. Non dovrebbe esserci bisogno di dire che pratiche di SEO scorrette come tentare di aumentare il proprio traffico selezionando termini estremamente popolari ma non pertinenti con i contenuti proposti vengono penalizzate da Google.

Link inbound

I link inbound sono quelli che portano al vostro sito da un sito esterno e sono una fonte importante di traffico, poiché rendono il sito visibile a utenti che non lo stanno cercando e che stanno navigando altrove. Naturalmente questi link, per essere efficaci e non diventare oggetto di penalità da parte di Google, devono essere autentici e giustificati da una pertinenza dei rispettivi contenuti. Queste regole sono state implementate per scoraggiare la pratica di postare commenti spam sotto i post di blog di successo, allo scopo di spingerne i lettori a cliccare per mezzo di messaggi fuorvianti. Sono ugualmente scoraggiati link provenienti dalla stessa classe di IP (quindi da altri siti dello stesso proprietario) e da siti con un numero eccessivo di link esterni, ritenuti poco affidabili. Se non siete sicuri di conoscere con esattezza tutti i link in entrata al vostro sito, esistono diversi strumenti online in grado di reperirli. La mia personale preferenza va a Majestic, che offre un set di strumenti SEO piuttosto completo e facile da usare anche nella versione gratuita, e che restituisce rapidamente una lista completa dei link inbound. Se ritenete che qualcuno di questi link sia fuori luogo o in qualche modo sospetto o fuorviante, la prima cosa da fare è contattare i gestori del sito e chiederne la rimozione. Qualora questo tentativo non andasse a buon fine, è possibile disconoscere i link e comunicare a Google questa decisione, in modo che un eventuale utilizzo scorretto da parte di altri non danneggi il vostro ranking.

Conclusioni: questo non è SEO

Questi tre consigli sono diretti, evidentemente, ai non esperti di SEO, gestori o proprietari di domini e a chiunque desideri acquisire qualche buona abitudine nella gestione del proprio sito web. Naturalmente le pratiche fin qui descritte non possono in alcun modo sostituire il lavoro di un consulente specializzato, dal momento che non costituiscono che la punta più estrema e sottile di quell’iceberg che chiamiamo SEO. Mettere in pratica questi tre semplici consigli avrà semplicemente l’effetto di far sì che il vostro consulente, nell’accostarsi al vostro sito per la prima volta, non abbia motivo di mettersi le mani nei capelli.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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