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4 cose che credi di sapere sul franchising

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Scritto da Angela

Aprire un’attività in franchising può essere un’ottima alternativa alla prospettiva inquietante di mettersi in proprio con un’attività autonoma. Ci sono opinioni discordanti sul titolo da dare a chi sceglie questa strada: gli imprenditori della vecchia scuola sono spesso del parere che chi apre un franchising non possa essere inserito nella loro stessa categoria. D’altra parte questa collocazione non ha nulla in comune con la posizione del lavoratore dipendente e men che meno con quella del libero professionista. Si tratta del genere di dibattito che tende a finire nel nulla, un po’ come decidere se il pomodoro sia un frutto e che cosa siano i licheni, quindi non ci addentreremo in questo vicolo cieco. È invece assai più interessante sfatare alcuni luoghi comuni legati a questo particolare tipo di attività, che è un’ottima opzione per alcuni, ma può rivelarsi una scelta disastrosa per altri. L’attrattiva principale dell’aprire un’attività in franchising sta nella supposta riduzione del rischio di impresa, dovuto al fatto che si può contare su un marchio preesistente e di conseguenza non si deve partire da zero nel costruire la fiducia del pubblico. Dopo tutto, perché partire da zero e rischiare di sbagliare, quando qualcun altro ha già rodato e perfezionato un modello di business? La realtà, come sempre, si rivela più complessa.

1. Aprire un franchising è più economico che mettersi in proprio

No. Aprire un franchising non è meno costoso che avviare un’attività in proprio nella stessa categoria. Le spese di apertura, naturalmente, sono interamente a carico del franchisee, ovvero di chi avvia l’attività, ma ai normali costi si aggiunge un fee d’entrata (una tantum) e un costo mensile o annuale per le royalties, che può essere stabilito in una cifra fissa o in una percentuale sui ricavi. La spesa alla quale si va incontro varia enormemente a seconda del tipo di azienda con la quale si decide di collaborare. Si va dalle poche migliaia di euro per i fee d’entrata delle piccole catene di servizi, che spesso non richiedono nulla di più che un normale ufficio, a costi complessivi nell’ordine di diversi milioni di euro per catene di alberghi o grandi marchi della ristorazione o dell’elettronica. Inoltre, soprattutto per le attività che implicano un investimento iniziale consistente per l’acquisto di beni e macchinari, il franchisor può richiedere una certa disponibilità di capitale personale all’aspirante franchisee – nel caso di un brand come McDonald’s, per esempio, la cifra minima richiesta è di 500.000 €. D’altra parte, ci hanno messo più di mezzo secolo a costruirsi una reputazione: non pretenderete mica che ve la lascino usare gratis?

2. Vorrei aprire un franchising per essere finalmente il capo di me stesso

Lascia perdere: nessuno è il capo di se stesso, la libertà è un’illusione. Ok, forse la deriva nichilista è esagerata, ma davvero ci sono poche categorie al mondo meno libere di chi apre un’attività in franchising. Certo, ci sono brand che lasciano ai proprio franchisee un certo grado di autonomia nella gestione delle procedure, ma sono una netta minoranza. Nella maggior parte dei casi, soprattutto quando si ha a che fare con marchi noti, ogni aspetto dell’attività è stato pianificato nei minimi dettagli e non c’è spazio per l’iniziativa personale. Dall’arredamento di uffici e punti vendita ai fornitori di beni e servizi, dalle procedure alla promozione locale, tutto è regolato in modo rigido per essere in armonia con la comunicazione del brand. Se quello che cercate in una scelta professionale è un ambiente creativamente stimolante e la possibilità di sperimentare con soluzioni originali, lasciate perdere l’idea del franchising. Se invece considerate una liberazione il non dovervi preoccupare di selezionare i fornitori e scegliere il colore delle mattonelle, andate pure avanti.

3. Le attività in franchising falliscono più raramente delle altre

Questa è una leggenda metropolitana: è stato ripetutamente dimostrato che la percentuale di fallimento fra le attività in franchising è pressoché identica a quella delle altre attività nella stessa categoria. Si riscontrano invece differenze assai più consistenti fra i diversi brand: ne esistono effettivamente alcuni con percentuali di fallimento bassissime, mentre altri arrivano ad avere percentuali di fallimento anche dell’80%-90%. I fattori di successo sono in parte legati alla reputazione collettiva del marchio, ma per le singole attività ci sono moltissime altre variabili da considerare, legate alla realtà locale. Alcuni brand, hanno un grande successo solo se posti in determinate aree geografiche – per esempio nei centri cittadini o in aree metropolitane molto popolate – mentre altri faticano ad adattare un carattere internazionale a piccole realtà regionali. Chi desidera lanciarsi in questa avventura, inoltre, farebbe bene a ricordare che se il brand nel suo complesso fallisce, anche la singola attività è costretta a chiudere, mentre se a fallire è il franchisee, il marchio continua a vivere e probabilmente a prosperare. Prima di prendere una decisione definitiva è bene chiedere informazioni direttamente a chi gestisce attività in franchising del marchio che vi interessa, possibilmente in regioni o città diverse.

4. Aprire un franchising vuol dire poter sempre contare sull’aiuto del brand

Non è detto. Se è vero che la quasi totalità dei marchi offrono un qualche tipo di formazione a chi apre stabilimenti in franchising, non tutti si adoperano per supportare e promuovere le singole attività. Prima di sottoscrivere un contratto, magari legandosi al brand per decenni, potrebbe essere opportuno informarsi sulle politiche di promozione dei nuovi uffici o punti vendita. Il sito della casa madre annuncia e promuove regolarmente l’apertura di nuove attività? È previsto un supporto per il lancio promozionale? Esistono dei vincoli che impediscano allo stesso brand di aprire due attività entro un certo raggio? La concorrenza, qualunque sia il vostro settore, sarà probabilmente già abbastanza accanita senza che un’altro negozio o ufficio con lo stesso nome apra i battenti nel vostro stesso quartiere proprio quando siete riusciti a conquistare la fiducia della clientela.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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