Formazione

4 falsi miti (e una verità) sul mettersi in proprio

mettersi in proprio
Scritto da Angela

È arrivato quel periodo dell’anno, non avete scelta. Se anche siete riusciti a passare indenni attraverso settembre, il ritorno al lavoro dopo le vacanze e un numero imprecisato di domeniche mattina passate a pentirvi degli eccessi del fine settimana, dicembre non vi lascia scampo: è ora di tirare le somme, fare bilanci e chiedervi che cosa state facendo della vostra vita. Non male come incipit per un articolo destinato a uscire nel periodo natalizio, non trovate? Perfetto per farvi entrare nello spirito delle feste. Sarcasmo a parte, è vero che molte grandi decisioni si prendono in periodi come questi. Io ho preso la decisione di lasciare il mio vecchio lavoro a luglio e quella di mettermi in proprio a dicembre. Rinunciare alla prospettiva del lavoro dipendente, soprattutto in Italia, è un’ipotesi che fa paura a molti, perché viene percepita come sinonimo di instabilità. Se da un lato l’idea di autodeterminarsi attrae e incuriosisce, dall’altro è impossibile eliminare il timore di trovarsi in un territorio in larga parte nuovo e sconosciuto. C’è infatti un aspetto del mettersi in proprio che non viene mai commentato in questo genere di articolo, ma che rappresenta una delle difficoltà maggiori sul piano psicologico per chi sceglie questa strada. Per definizione, non è possibile fare pratica. Si può conoscere il lavoro nei suoi aspetti tecnici, ma la responsabilità della totale autodeterminazione non si può sperimentare a rate, non se ne può avere un’anticipazione, non la si può imparare in modalità “training” come in un videogioco: fino a quando non è reale, di fatto non esiste. Quando è reale diventa il motivo principale per il quale si fatica a dormire la notte. Non vorrei, con questo, darvi un’idea troppo angosciante del mettersi in proprio: essere indipendenti è un’esperienza splendida che consiglio… ad alcuni. No, decisamente non a tutti. Vi spiego perché, sfatando quattro falsi miti.

1. Mettersi in proprio vuol dire non dipendere da nessuno.

Sbagliato. Mettersi in proprio vuol dire semplicemente che non ci sarà più un intermediario (il vostro capo) fra voi e l’entità dalla quale dipendevate anche prima: il cliente, chiunque esso sia. Ritenere che il lavoro in proprio vi garantisca maggiore libertà rispetto a quello dipendente è l’equivalente in età adulta del pensare che all’università si avrà più tempo libero che al liceo. Se anche vi capiterà di passare dall’altra parte della scrivania e di essere voi ad assumere dei dipendenti, più in alto di voi nella catena alimentare ci sarà sempre chi paga per il vostro lavoro. Se la vostra impresa ha successo, di conseguenza, passerete dall’avere un solo capo ad averne un gran numero, dal momento che ogni cliente può esigere qualcosa da voi e dal vostro tempo, in cambio del contributo che dà alla vostra sussistenza.
Non fa per voi se: non avete chiara la differenza fra indipendenza e responsabilità e se perseguite la prima di queste due condizioni. Vi troverete catapultati, vostro malgrado, nella seconda e probabilmente non vi piacerà.
Fa per voi se: la vostra passione è lavorare metodicamente per obiettivi e se, nella vostra vita da dipendenti, avete sempre guardato al quadro generale del lavoro svolto, magari ideando percorsi e procedure alternative per migliorare il servizio.

2. Mettersi in proprio vuol dire essere padroni del proprio tempo


Sbagliato. Fino a quando non ci si mette in proprio non si apprezza il lusso di avere qualcuno al quale rendere conto del proprio tempo. Idealmente non ci dovrebbero essere differenze fra il lavoro dipendente e quello in proprio: le deadline sono una costante di ogni contesto professionale e si potrebbe pensare che essere bravi a rispettarle sia una caratteristica che, una volta acquisita, ci accompagna per tutta la vita. Una grande verità che in pochi ammettono, tuttavia, è che rispettare le deadline che ci si è imposti da soli e farlo senza alcun controllo esterno è assai più difficile che essere puntuali quando si ricevono istruzioni e limiti di tempo da qualcun altro. Essere il proprio solo controllore e imporsi di resistere alle multiformi tentazioni del mondo esterno per finire un lavoro in tempo richiede una notevole forza di volontà. L’arte di gestire il tempo, inoltre, non consiste solo nell’impegnarsi con dedizione per rispettare le scadenze, ma anche nell’organizzarsi e nel non accettare più lavori di quanti non se ne possano effettivamente svolgere, tenendo da conto anche la necessità di conservare una minima parte di tempo libero, per salvaguardare la salute mentale.
Non fa per voi se: vi fiondate su Facebook appena il vostro capo non guarda, siete ritardatari cronici e vi riconoscete nell’abusato aforisma wildiano sul non resistere alle tentazioni.
Fa per voi se: la parola “procrastinare” non fa parte del vostro vocabolario, anche perché pronunciarla vi fa perdere dei secondi preziosi. Fa per voi anche se ottimizzare i tempi e riorganizzare set di compiti in modo razionale ed efficace è uno dei vostri hobby segreti. In questo caso, lasciatevelo dire, avete degli hobby veramente strani.

3. La qualità, alla fine, premia sempre.


Sbagliato. Non che con questo voglia spingervi a essere approssimativi. Sarebbe tuttavia sbagliato pensare che a non avere successo nella giungla della libera impresa o delle libere professioni siano solo coloro che non fanno bene il proprio lavoro. Ci sono ottimi professionisti e imprenditori con ottime idee ed eccellenti capacità, eppure le loro iniziative non hanno successo. Quello che probabilmente hanno sottovalutato è la necessità di attrarre i clienti giusti. A meno che il vostro ruolo da dipendenti non fosse legato al settore delle vendite, potreste non avere il polso del mercato nel vostro settore e di conseguenza sottovalutare l’importanza di una buona strategia commerciale. A seconda dell’ambito nel quale avete scelto di operare si potrà trattare di contattare pochi, selezionati referenti dai quali ottenere commissioni, oppure di acquistare spazi pubblicitari sui canali più appropriati per far arrivare il messaggio giusto al maggior numero possibile di persone.
Non fa per voi se: non avete studiato a fondo il funzionamento del vostro mercato di riferimento e se siete restii a ricercare clienti in modo attivo.
Fa per voi se: avete acquisito una conoscenza approfondita del vostro settore e delle tendenze commerciali che lo caratterizzano e se non avete problemi a promuovervi senza vergogna. Questo non vuol dire che un imprenditore non possa essere timido o non portato per la vendita, ma in questo caso è bene che si circondi di un team commerciale e promozionale valido.

4. Per mettersi in proprio bisogna lavorare bene da soli


Sbagliato. Mai come nel caso dell’imprenditore o del freelancer la capacità di lavorare in team è essenziale. Non si tratta semplicemente di mettere in gioco un solido e autentico spirito di squadra: si tratta di riconoscere che siete voi il perno di tutto il gruppo di lavoro e che è compito vostro motivare, infondere entusiasmo, dirigere e mantenere compatto il team in vista degli obiettivi. Se i vostri dipendenti possono permettersi di tornare a casa e dimenticarsi completamente di voi e della vostra azienda e svolgere comunque un buon lavoro il giorno successivo, a voi questo lusso non è concesso. C’è di più: non solo dovete essere capaci di coltivare lo spirito di gruppo, ma dovete anche svilupparlo più in fretta del normale, soprattutto se siete liberi professionisti o avete un rapporto diretto con i clienti. La capacità di sentirvi immediatamente coinvolti e motivati da un progetto potrà fare la differenza fra un’attività in crescita e una che stagna e infine chiude.
Non fa per voi se: la parte della giornata che preferite è quella in cui tornate a casa e vi dimenticate del lavoro. D’accordo, è comprensibile se il vostro attuale lavoro è molto insoddisfacente, ma è inutile girarci intorno: se volete mettervi in proprio non dovete tenerci troppo ad avere anche una vita.
Fa per voi se: siete sempre l’anima della festa, eravate rappresentanti di classe a scuola e se, in un film americano, il vostro ruolo sarebbe quello dell’allenatore sportivo che fa il discorso motivazionale alla squadra prima della partita decisiva.

La verità

La verità è che lavorare per se stessi, perseguendo i propri obiettivi, autodeterminandosi e vedendo crescere il proprio progetto è una sensazione bellissima e impagabile. E infatti spesso non paga. Per questo motivo, prima di decidere di lasciare il lavoro e mettervi in proprio, assicuratevi di avere una piccola o grande rete di protezione economica sulla quale cadere quando l’inizio della vostra nuova attività prosciugherà le vostre sostanze. Il coraggio e un pizzico incoscienza sono fondamentali per intraprendere una carriera autonoma, ma questo non vuol dire che si debba essere completamente sconsiderati. Preparate un business plan e munitevi di almeno un paio di valide alternative, nel caso il vostro progetto non avesse il successo che sperate.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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