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I 6 motivi per cui organizzare eventi è il peggior lavoro del mondo (e il migliore)

organizzare eventi
Scritto da Angela

Organizzare eventi è uno di quei lavori che dall’esterno non si capiscono. Se fate questo lavoro, a qualsiasi livello, ci sono ottime probabilità che vi sentiate piuttosto incompresi tutte le volte che parlate con qualcuno che fa un lavoro normale, di quelli che gli adulti hanno nei libri per bambini. Se qualcuno vi dice che fa l’avvocato, il cuoco, l’architetto o il poliziotto, voi vi fate un’idea più o meno chiara e più o meno vicina alla realtà di come passi le sue giornate. Quando invece siete voi a dire che lavoro fate, sul volto dell’interlocutore compare spesso quella tipica espressione stolida della mucca che guarda passare il treno. Qualcuno vi immagina intenti a sorseggiare cocktail da un bicchiere triangolare a un festino di dubbio gusto, altri a gonfiare palloncini alla festa di compleanno di un bambino o a organizzare i tavoli di un pranzo di nozze. L’alternativa ancora più fastidiosa sono quelli che immediatamente vi fanno sapere che “vi invidiano” e poi dimostrano di non avere idea del perché dovrebbero invidiarvi e ne individuano il motivo nel fatto che siete “sempre in mezzo alla gente”. Il che, a pensarci, vale anche per i pendolari sul treno, ma loro non sono mai oggetto di invidia, chissà perché. Scherzi a parte, è vero che organizzare eventi è un lavoro bellissimo, che mette alla prova la creatività e ci porta a conoscere contesti sempre diversi. È un lavoro che non conosce noia né routine e chi lo sceglie di solito non si pente della propria decisione. Come in ogni professione, tuttavia, non mancano i lati negativi, quelli che vi fanno periodicamente rimpiangere quei sei mesi della vostra vita nei quali avete avuto un posto dietro a una scrivania fantozziana. Perché per fare questo lavoro ci vuole la stoffa giusta e chi non ce l’ha tende a non durare a lungo. I motivi sono molteplici e questa selezione è decisamente ottimistica: sentitevi liberi di aggiungere i vostri personali motivi di frustrazione.

1. A che ora stacchi?

Mai. Non stacchi mai. Il lavoro è finito quando è finito e non un secondo prima. Gli orari notturni e i giorni festivi non sono da considerarsi “straordinario” e nessuno verrà a darvi una pacca sulla spalla se avete timbrato il cartellino in orario. La mancanza di una linea di demarcazione chiara fra orario di lavoro e “orario di tutto il resto” fa sì che il vostro cervello resti in modalità lavorativa virtualmente per 24 ore – a meno che non siate una di quelle creature mitologiche che dopo il lavoro meditano, fanno yoga, scalano una cima degli Appennini a caso e millantano di riuscire davvero a lasciarsi le preoccupazioni professionali alle spalle. Se siete a cena con l’amore della vostra vita e lui/lei si alza per andare a incipriarsi il naso, la vostra mano correrà sullo smartphone perché “alla fine controllare un attimo l’email per vedere se è arrivata quella conferma” non conta proprio come lavoro e certamente non vi rovinerà l’atmosfera della cena quando vedrete che la conferma non è arrivata. Se il vostro lavoro è quello dell’organizzatore di eventi, ci sono ampie probabilità che apparteniate all’esercito di quelli che si addormentano con il telefono non sul comodino, ma sul cuscino, per aver “controllato solo un’ultima cosa” prima di dormire. Tutte le sere. Per due ore.

2. Stai sempre in mezzo alla gente!

Tutti stanno sempre in mezzo alla gente, tranne quelli che di professione fanno il guardiano del faro o il ricercatore in una palude dell’Amazzonia. La maggior parte dei lavori “normali” prevede che si stia a contatto con i propri colleghi, che stanno lavorando anche loro, oppure con il pubblico, che di solito capisce che il commesso, il cameriere, il tassista e il pilota d’aereo stanno svolgendo una professione. L’organizzatore di eventi passa un sacco di tempo circondato da gente che non solo non sta lavorando, ma si sta divertendo e che, per la natura stessa del contesto, non ha chiarissimo il fatto che l’organizzatore non è lì per divertirsi. Proprio perché una parte importante del lavoro di event planner è essere presente all’evento stesso e garantirne il successo, essere sorridenti e rassicuranti è un requisito importante della professione, un po’ come per le hostess e gli anestesisti. Forse berrete un bicchiere di vino, forse scambierete una chiacchiera informale, ma mentre gli ospiti chiudono la serata con l’intrattenimento musicale che voi avete organizzato, il vostro compito sarà quello di attraversare la sala sorridendo e sottraendovi alle conversazioni altrui per andare a chiudervi in ufficio a fare i conti, a verificare che tutto lo staff abbia fatto quello che doveva fare, a preparare la fase successiva o a spiegare al committente perché il dj si è presentato con un’ora di ritardo e si sta progressivamente togliendo i vestiti (è un esempio a caso e giuro che non mi è mai successo. Mai.)

3. Anche io vorrei un lavoro in cui si viaggia tanto!

E io qualche volta ne vorrei uno in cui si vede qualcosa. Viaggiare tanto è bellissimo, sia chiaro, ma c’è sempre un senso di leggero spreco nel trovarsi in un posto nuovo e potenzialmente bellissimo e non poterlo esplorare perché si è lì per portare a termine un compito preciso. Ok, noi ogni tanto questo problema lo aggiriamo organizzando eventi nei quali esplorare le bellezze locali è una parte del lavoro e in quel caso, davvero, non abbiamo motivo di lamentarci. Viaggiare spesso ha anche un altro inconveniente, che sembra impossibile a chiunque non l’abbia vissuto, ovvero il semplice fatto che a volte non si ha alcuna voglia di mettersi in viaggio. A volte l’emozione della novità non basta a far superare la voglia di restarsene, per una sera, a casa in pantofole a guardare Netflix con un secchio di popcorn, invece di salire sull’ennesimo treno/aereo/autoveicolo di dimensioni variabili e sperimentare i mille modi nei quali è possibile dormire scomodi stando seduti. E poi, diciamolo, il cibo dell’autogrill e quello sull’aereo sono un’esperienza divertente solo se rappresentano decisamente un’eccezione nel proprio regime alimentare.

4. Il cliente ha sempre…

… ragione? No. Il cliente ha sempre un problema che solo voi, in tutto il pianeta, potete e dovete risolvere. E ce l’ha a un orario in cui nessuno può venirvi in aiuto, possibilmente di domenica, meglio ancora se a ferragosto o a Natale. Il cliente scontento non è una prerogativa di questo settore, beninteso, ma il cliente che ha commissionato un evento, quando non è soddisfatto, ve lo fa sapere con una ferocia ignota anche ai più bistrattati operatori di call center. Un particolare fuori posto a un evento importante verrà sempre percepito come una macchia irreparabile, la rovina dell’intera esperienza, il male assoluto, un affronto personale. E sapete qual è la cosa peggiore? Che il cliente, se non ha comunque ragione, spesso non ha neanche torto. Fatti salvi alcuni casi di manifesta irragionevolezza, il vostro dovere è sul serio quello di risolvere un problema irrisolvibile, a un orario impossibile, in un giorno ridicolo, con mezzi inadatti.

5. Non potrai mai più goderti un evento da spettatore

Gli altri stanno ascoltando il concerto? Tu ti perderai a pensare che l’illuminazione è tutta sbagliata. I tuoi amici stanno ascoltando il discorso del testimone dello sposo? Tu stai contando i tavoli e cercando di capire quale sia stato il budget complessivo. Tutti gli eventi organizzati nei quali verrai invitato o sceglierai di andare per divertirti li passerai a guardarti intorno trovando difetti o appuntandoti idee, speculando su costi e ricavi, annotando mentalmente le possibili modifiche da apportare alla logistica dell’organizzazione e facendo commenti tremendamente specifici che i tuoi amici non capiranno e troveranno mortalmente noiosi. Questa particolare controindicazione della professione può essere evitata cominciando a bere molto presto e imponendovi a tutti i costi di non dire a nessuno che lavoro fate.

6. Organizzare eventi è il miglior lavoro del mondo

… Perché altrimenti lasceremmo perdere. E anche un po’ perché organizzare eventi rende possibile essere creativi in modi che altre professioni non consentono, sperimentando con tutto quello che stuzzica la nostra fantasia, dalle nuove tecnologie agli stili estetici più diversi. E anche perché creare esperienze e ricordi nelle vite altrui è un privilegio e perché trovarsi davanti al risultato finito, quando tutti i pezzi si compongono insieme in modo armonico e quasi magico è una sensazione che non ha prezzo e che vale infiniti panini dell’autogrill.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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