Formazione

Le 6 personalità che non mancano mai in un team di lavoro

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Scritto da Angela

Se vi è capitato di esaminare qualche curriculum nella vostra vita, avrete notato come sia assolutamente impossibile trovare un essere umano, in un qualunque angolo del mondo, che manchi della mitologica “capacità di lavorare in team”. Personalmente, se mai dovesse accadermi di leggere una lettera di presentazione in cui il candidato dicesse di sé “sono una persona prepotente, litigo con tutti, ho un pessimo carattere e mi interessa soprattutto il mio guadagno personale”, probabilmente lo assumerei per premiare l’onestà, ma magari non gli affiderei mansioni nel marketing o nelle vendite (quelli non sono settori adatti a chi è così completamente incapace di mentire). Questo non vuol dire che chi si dichiara “capace di lavorare in team” stia necessariamente mentendo: probabilmente tutti quelli che si autoattribuiscono questa capacità sono convinti di averla. Il problema è che nella maggior parte dei casi chi usa quest’espressione non sa cosa significhi. Un team non è composto da un numero variabile di elementi identici o di individui che passano il tempo a darsi ragione a vicenda. Un team funziona se gli elementi al suo interno sono diversi, bilanciati nelle loro differenze e consapevoli nelle stesse, così da poter ricoprire ruoli diversi in modo armonico. Inserire la persona sbagliata nel ruolo sbagliato non potrà che danneggiare il team, ma in quel caso la responsabilità è di chi ha assunto e messo insieme la squadra: è per questo che diamo tanta importanza alle risorse umane e al processo di selezione del personale. Ecco le personalità che più comunemente si trovano all’interno di un team.

1. Il leader

Senza qualcuno che stabilisca e mantenga una direzione non si arriva da nessuna parte. Ci sono diversi tipi di leadership e le caratteristiche di un buon leader possono variare molto a seconda delle caratteristiche specifiche del lavoro, ma la figura in sé rimane imprescindibile. Il leader ha una responsabilità maggiore rispetto agli altri membri del team e questa va di pari passo con la maggiore autorità. Al leader è richiesta una grande capacità di concentrazione e sicurezza nelle decisioni, ma anche la capacità di rispettare e prendere in considerazione i punti di vista altrui. Il leader ha anche il compito di appianare i contrasti interni al team, facilitare la comunicazione fra i membri e in generale predisporre una struttura che permetta a tutti gli altri di fare il proprio lavoro al meglio. Un buon leader si riconosce dalla capacità di avere una visione d’insieme e a lungo termine del progetto, di concentrarsi sul risultato finale e di motivare efficacemente gli altri grazie alle proprie doti comunicative. Fra i più comuni difetti della categoria c’è la tendenza a prevaricare: il leader che si fida troppo ed esclusivamente di se stesso diventa un tiranno e, alla fine, danneggia il team nel suo insieme. Solitamente questi difetti si mitigano con l’esperienza. Se il leader del vostro team ha accumulato una notevole esperienza, ma è ancora un tiranno, scappate: non ne vale la pena.

2. La mente creativa

Non si tratta necessariamente di una persona che svolga o aspiri a un lavoro creativo: la creatività viene espressa nel modo di pensare e di agire. La mente creativa è quella che è in grado, parafrasando Carroll, di concepire dieci idee impossibili prima di colazione, anche se ne svilupperà solo una. Questo membro del team è essenziale soprattutto all’inizio di un’attività, quando occorre guardare lontano, immaginare gli sviluppi futuri di un progetto, osare. Chi ha una mente creativa in questo senso è solitamente un ottimo problem solver (orrido anglismo che siamo costretti a usare perché ormai dire in Italiano che qualcuno “risolve problemi” ce lo fa immaginare come un numero verde o Harvey Keitel). Questo membro del team non ragiona come gli altri, ma segue le proprie linee di pensiero, assorbe informazioni in continuazione dal mondo che lo circonda – non solo dall’ambito lavorativo – e le rielabora, connettendole in modi che non vengono in mente a nessun altro. Questo tipo di personalità è particolarmente adatta a ruoli strategici e di sviluppo, per i quali la propensione all’innovazione è un requisito importante. Fino a quando non viene temperata dall’esperienza e da un congruo numero di “pali” presi a tutta velocità, la mente creativa rischia di essere confusionaria e incostante e di non riuscire ad approfondire un’idea davvero brillante semplicemente perché ne è sopraggiunta una nuova. Per questo motivo, chi ha questo tipo di attitudine lavora al meglio sotto una guida illuminata ma solida, che possa aiutare la mente creativa a incanalare al meglio la sua enorme riserva di energia.

3. Il comunicatore

Anche in questo caso, la definizione non va presa alla lettera: il comunicatore non è necessariamente chi lavora nella comunicazione. In questo caso stiamo parlando infatti non di vendite e marketing, ma di comunicazione all’interno del luogo di lavoro. L’attitudine del comunicatore non è necessariamente quella di parlare (anche se di solito si tratta di persone loquaci. Anche troppo.) ma quella di entrare in contatto con il resto del team e mantenere una connessione costante con gli altri. Il comunicatore condivide le informazioni e soprattutto è in grado di contagiare gli altri con il proprio entusiasmo. Se sperate di far approvare un progetto e il comunicatore supporta la vostra idea, siete a cavallo: non solo gli sarà facile coinvolgere il resto del team, ma probabilmente sa dove trovare le risorse e i collaboratori dei quali avete bisogno. Una volta radunato il team intorno al progetto, inoltre, il comunicatore continua a fornire un supporto attivo, agevolando le interazioni. Il principale rischio per il comunicatore è quello di non riuscire a calibrare le proprie energie e sprecarle, ritrovandosi fuori combattimento proprio quando il suo apporto sarebbe più prezioso.

4. L’esperto

L’esperto sa quello che sta facendo e lo fa con impegno e dedizione. Per definizione, questo membro del team è specializzato in un campo specifico e, se lasciato libero di gestire quel particolare settore del lavoro come meglio crede, riuscirà probabilmente a concentrarsi al meglio e a ottenere risultati eccellenti. L’esperto è la vostra garanzia di qualità, perché sa quello che sta facendo e la sua passione lo porta a voler dare il meglio. Solitamente l’esperto ha una personalità fortemente analitica e potrebbe non essere particolarmente espansivo. All’eccesso di perfezionismo di solito non si abbinano grandi doti sul piano della vita sociale, quindi non aspettatevi che l’esperto sia l’anima della festa. È addirittura possibile che si tratti di un tipo timido, che va in ansia se costretto a interagire troppo con l’esterno. Naturalmente non è detto che sia questo il caso, ma se così fosse, ricordatevi che essere timidi è una caratteristica, non un difetto: lasciatelo in pace.

5. L’organizzatore

Tutti ne abbiamo conosciuto almeno uno. L’organizzatore sa già ad agosto dove andrà a capodanno e viceversa, si ricorda le scadenze, i compleanni e i numeri di telefono ed è evidente che ha accesso a una parte del cervello che al resto di noi mortali è preclusa e che contiene un enorme database. L’organizzatore sa di essere al mondo per un motivo: mettere ordine nelle cose e nelle persone. Anche in questo caso non ci troviamo di fronte al membro più popolare del team, ma la sua funzione non è quella di essere particolarmente simpatico. L’organizzatore sa che, senza di lui, gli altri sarebbero perduti. Una delle sue funzioni collaterali è quella di tenere in riga la mente creativa a colpi di scadenze, recall, controlli sull’andamento dei progetti, definizione e verifica degli obiettivi a breve, medio e lungo termine. È il carburante della vostra efficienza e nessun team può farne a meno.

6. Il mediatore

Quale che sia la sua funzione professionale, il mediatore ha un solo desiderio: che tutti i membri del team vadano d’accordo. Il mediatore si mette sempre all’ultimo posto fra le priorità e se gli si menziona la parola “egoismo” ha bisogno di un dizionario. Se un minimo conflitto si accende nella sua orbita, il mediatore accorrerà per calmare le acque, spegnere incendi, placare gli animi e qualsiasi altra metafora vi venga in mente per uno che in un’altra vita faceva sicuramente il pompiere. Un mediatore “maturo” è una benedizione, perché di solito si configura come una personalità saggia e affidabile, che riuscirà a consigliare il team al meglio, dimostrando lungimiranza e portando le parti in conflitto a ragionare per il bene comune. Il mediatore immaturo può essere un po’ complesso da gestire, perché spesso il suo investimento personale nell’ambiente lavorativo è eccessivo e le sue aspettative umane troppo alte, il che, abbinato a una certa allergia al confronto diretto, potrebbe portarlo ad avere atteggiamenti passivo-aggressivi.

Il segreto per un team di lavoro perfetto… o quasi

Il team perfetto non esiste, ma è possibile almeno costruire la squadra ideale per le proprie necessità. Un ottimo inizio è il rendere chiaro il più possibile che non tutti i membri del team sono uguali, perché se lo fossero non esisterebbe il team. Valorizzare le differenze e utilizzarle per il reciproco arricchimento è il modo migliore per spingere ogni individuo a dare il meglio.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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