Cene natalizie

Cena di Natale aziendale, come gestire gli imprevisti

cena di natale
Scritto da Angela

Ho una confessione da fare: tutte le volte che penso a una festa o cena di Natale aziendale, la prima (e la seconda e la terza) immagine che mi viene in mente è quella della Nakatomi Corporation in Die Hard e, di conseguenza, il mio subconscio pensa che una cena di Natale con i colleghi non sia completa se non arriva Hans Gruber a rapire il CEO e l’ex moglie di Bruce Willis. Ora, dando per scontato che questo a voi non capiterà – e non solo perché questo mostruoso 2016 si è portato via anche Alan Rickman – fareste comunque bene a essere preparati agli imprevisti. Perché non è necessario un commando di terroristi finto-tedeschi per far andare male una cena di Natale: basta molto meno. Come dimenticarsi di avere in tavola dei vegani o scoprire all’ultimo momento che l’intrattenitore principale della serata non si presenterà. Prima di tutto sappiate che, in questo caso, avete il diritto di andare nel panico per almeno cinque minuti, di imprecare contro il Natale, di vestirvi da Grinch e rovinare la festa a tutti di proposito o di chiudervi in bagno e rifiutarvi di uscire per tutta la sera. Se invece preferite comportarvi da adulti responsabili, ecco un paio di consigli per gestire i disastri dell’ultimo momento.

Il segreto per una cena di Natale perfetta? Ormai è troppo tardi

Ci sarà un motivo se ho cominciato ad assillarvi con la cena di Natale fin da agosto, pensavate forse che lo facessi per divertimento? Un minimo di preparazione è necessaria. Se non avete già disposto un budget. prenotato una location, inviato gli inviti, stabilito un catering e scelto una qualche forma di intrattenimento, potete tranquillamente fischiettare fino a gennaio facendo finta che le cene di Natale non esistano. C’è tuttavia un’altra categoria di imprevisti dai quali potreste riuscire a difendervi se uno di questi elementi, pur essendo stato adeguatamente predisposto, dovesse tardare o venire a mancare all’ultimo momento. Questo è un problema che si scongiura con la pianificazione, come molti altri del resto. Quando ci si accorda con un musicista, dj o performer per l’evento, infatti, è bene esaminare insieme anche gli spostamenti necessari e i relativi tempi. Pianificare tutta la giornata con tempi più lunghi del necessario (per esempio chiedendo all’intrattenitore di arrivare con svariate ore di anticipo sull’inizio della performance) può aiutare a evitare che un ritardo si trasformi in una tragedia. Se la stella del vostro show dovesse decidere di non presentarsi, perché ha pensato bene di andare a sciare la settimana prima e di rompersi un arto, il problema è più serio. Se potete, stipulate sempre un contratto che vi tuteli in caso di defezione, così da non sforare sul budget. Dopo di che passate in rassegna tutte le opzioni che avete scartato in precedenza: se siete fortunati, qualcuno degli artisti che avevate considerato sarà ancora libero. Inoltre molti intrattenitori, soprattutto dj, si esibiscono in diverse venue nella stessa serata durante le feste, programmando slot di due o tre ore. Se siete fortunati, nessuno noterà l’assenza dell’headliner che avevate promesso.

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Il menu sbagliato

Anche in questo caso, se siete stati previdenti, i problemi dell’ultimo momento si risolveranno quasi da sè. Siamo nel 2016, metà della popolazione occidentale non mangia in base alle regole che ci insegnavano le nostre nonne, ovvero “finisci quello che hai nel piatto perché là fuori è pieno di bimbi affamati”. Questa situazione non è destinata a cambiare per il prossimo futuro e va accettata. Per questo motivo, anche se non avete ricevuto indicazioni particolari in merito, assicuratevi che il servizio di catering che avete scelto preveda sempre almeno un’opzione vegetariana, una vegana, una priva di derivati del latte e una senza glutine. A dirlo così può sembrare incredibilmente complicato, ma è più semplice di quanto non crediate. Per esempio, la maggior parte dei condimenti di base per la pasta ai quali siamo abituati in Italia vanno benissimo sia per chi è vegano che per chi è intollerante ai latticini (basta rinunciare al parmigiano grattugiato), mentre i piatti a base di riso sono un’ottima alternativa per chi non può mangiare alimenti che contengono glutine. Abbondare con frutta e contorni permetterà anche a chi non ha espresso in tempo le proprie necessità alimentari di non passare la serata a digiuno. Se optate per una cascata di frutta secca, per tenere contenti i colleghi vegani e non mettere in pericolo i celiaci, e scoprite all’ultimo momento che in sala c’è qualcuno con una grave allergia alle nocciole, siete autorizzati a dare fuoco all’edificio. È scritto nel codice etico degli organizzatori di eventi, potete fidarvi.

L’incidente diplomatico

Programmare una cena di Natale, soprattutto se si tratta di una “cena seduta”, prevede un certo livello di strategia da scacchisti nella composizione dei tavoli. È un po’ come ai matrimoni: come fare in modo che tutti passino una bella serata e che nessuno debba sedere accanto a qualcuno che detesta? Per sicurezza, di solito, si cerca di collocare ogni ospite vicino ad almeno un collega con il quale i rapporti siano buoni. Che cosa succede se, a piani fatti, magari pochi giorni prima dell’evento, qualcuno degli abbinamenti che avevate previsto viene messo a rischio da liti e malintesi imprevisti? Probabilmente non potrete permettervi di ricombinare interamente la sala e minare gli equilibri che avete faticosamente creato. In questo caso un trucco efficace è quello di chiedere al ristoratore di avvicinare i tavoli fra loro il più possibile, così da favorire la naturale tendenza ad alzarsi e socializzare fra una portata e l’altra. Oppure potreste scommettere sul vino e farne portare più del necessario ai tavoli che vi preoccupano. Avete il 50% di probabilità che il mood festoso si traduca in un riavvicinamento a base di lacrime, abbracci e karaoke, e il 50% di possibilità che finisca in rissa. Guardatela da questo punto di vista: sarà una cena di Natale indimenticabile in entrambi i casi.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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