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Cena di Natale: guida in 4 punti per evitare il disastro

cena di natale
Scritto da Angela

Nel caso l’esplosione di decorazioni natalizie a partire dal primo Novembre non fosse un segnale abbastanza chiaro, il web in tutte le sue forme vi manda un messaggio univoco: è ora di pensare alla cena di Natale. E alle feste, ai regali, alle decorazioni e a tutte quelle altre cose alle quali vorreste che si occupasse qualcun altro. Pensate che la cena di Natale con i parenti sia potenzialmente disastrosa? Forse non vi siete mai trovati alla presenza di un autentico disastro natalizio aziendale. Le celebrazioni aziendali non sono per tutti, è vero: c’è chi non gestisce al meglio la commistione fra socialità e ambiente professionale, eppure sempre più aziende scelgono di organizzare eventi di questo tipo, per favorire l’incontro fra colleghi e il rapporto fra management e dipendenti. Sapete qual è il problema del Natale, come di tutte le feste comandate? Il fatto che il buonumore e l’armonia si trasformino da simpatiche aspirazioni in obblighi morali, rendendo ogni contrattempo mille volte più sgradevole di quanto non sarebbe in un altro periodo dell’anno. Per aiutarvi a non cadere nelle più comuni trappole della cena di Natale, eccovi una guida ragionata per evitare disastri e assicurarvi che il compito di organizzare questa ricorrenza sia affidato a voi anche l’anno prossimo. Io vi ho avvertiti.

1. La data giusta per una cena di Natale e la corsa alle ferie

cena di natale estateQual è il periodo migliore per organizzare una cena di Natale? Se pensate che la risposta sia ovvia, date un’occhiata al calendario delle vostre ferie. L’obiettivo di questo evento è la condivisione dello spirito di armonia proprio della stagione (o almeno così dice il manuale della perfetta cena di Natale aziendale) e non è facile conservare il buon umore se la lista degli assenti alla cena serve a ricordare ai presenti che loro sono ancora al lavoro, mentre i colleghi sono già in ferie. Per questo motivo la cena di Natale ufficiale dovrebbe essere programmata con largo anticipo, evitando per quanto possibile le ferie dei potenziali invitati. Oltretutto una partecipazione ridotta vanificherebbe il nobile tentativo di trasformare un pasto in un’occasione di team building festivo. Se la vostra azienda è piccola e con un numero di dipendenti ridotto, il compito sarà relativamente facile: individuate il primo giorno di ferie utile e programmate la cena per due giorni prima. Se invece lavorate per una grande multinazionale non fatevi illusioni: non sarà la compresenza a un tavolo ad annullare un intero anno di invidie e rivalità. In questo caso concentratevi su altre priorità, come rispettare il budget e riuscire a prenotare una location adatta in una data che vi permetta di aggirare le ferie di almeno due terzi dei dipendenti: sarà già un ottimo risultato.

2. Il menu: alimentarsi è difficilissimo, l’ha detto l’OMS.

“Anche il colesterolo è pericolosissimo. Posa quella fetta di pandoro farcito e allontanati dalla tavola con le mani bene in vista.”
Certe volte bisogna ripetersi ad alta voce, davanti allo specchio, che la cultura del cibo sano e il rispetto per le diverse scelte alimentari sono segni di civiltà e non dobbiamo odiarli, nonostante abbiano reso l’organizzazione di un pasto collettivo una delle attività più stressanti del pianeta. Sono finiti i tempi in cui era possibile optare per un menu fisso con una o due opzioni, per soddisfare un gran numero di convitati. Se avete il compito di organizzare una cena di Natale per un numero elevato di persone, è statisticamente molto probabile che fra i vostri ospiti siano presenti persone con esigenze alimentari particolari, come allergie e intolleranze, ma anche persone che hanno fatto scelte specifiche, che è vostro dovere rispettare, come vegetariani e vegani. E poi naturalmente c’è il dilemma della carne rossa, che qualcuno potrebbe considerare un attentato in base alle recenti dichiarazioni dell’OMS. Nel caso specifico della cena di Natale vi propongo le seguenti risposte alle obiezioni salutiste:

  1. “Hai ragione, la salute prima di tutto, per questo motivo abbiamo previsto per te un’opzione di menu senza carne rossa. E naturalmente anche senza bevande alcoliche, che sono ugualmente pericolose. D’altronde brindare col succo d’arancia è un’alternativa più che rispettabile.”
  2. “Hai ragione e permettimi di complimentarmi con te per aver smesso di fumare… ah, come sarebbe non hai smesso?”
  3. “Anche il colesterolo è pericolosissimo. Posa quella fetta di pandoro farcito e allontanati dalla tavola con le mani bene in vista.

Nota a margine: in realtà tutte le variazioni alimentari sono gestibili, ma può essere una buona idea far circolare un questionario fra i potenziali invitati, onde evitare di farsi trovare impreparati. Se fra i vostri colleghi e dipendenti ci sono dei fruttariani, fondamentalmente siete fregati.

3. Alcol: bere meglio, non meno.

drinkÈ scientificamente provato che non è possibile impedire a un adulto di ubriacarsi, se ne ha voglia, quindi non provateci e sperate per il meglio. Per il bene dei vostri commensali e per la riuscita complessiva della vostra cena di Natale, però, sappiate che risparmiare sugli alcolici, scegliendo marche scadenti, è un’idea pessima e potenzialmente pericolosa. Quando l’atmosfera si rilassa, tutti saranno più inclini a lasciarsi andare e a concedersi un bicchiere in più, specialmente se dopo la cena è previsto un intrattenimento. Per questo motivo, concordare con il ristoratore o il catering una selezione di vini di qualità e la sicurezza di un bar ben fornito di superalcolici di marca ridurrà le conseguenze spiacevoli per coloro che tendono ad alzare un po’ troppo il gomito e anche il rischio che le foto dell’evento, se scattate dopo una certa ora, si trasformino in fonte di imbarazzo perpetuo per i soggetti ritratti e in arma di ricatto per coloro che le hanno scattate. Se avete scelto una location fuori mano, investite in soluzioni di trasporto alternative all’auto, come navette o NCC, per garantire la sicurezza di tutti gli ospiti.

Meglio avere un tema o avere un senso?

beneficenzaLe feste a tema, se ben riuscite, possono essere coinvolgenti e divertenti, ma non è detto che a tutti piaccia l’idea di indossare il proprio maglione più brutto per incontrare i colleghi. Se volete rendere speciale la vostra cena di Natale, ma non siete convinti che stabilire un tema o un dress-code sia la soluzione migliore per entusiasmare i vostri colleghi, considerate l’ipotesi di puntare sulla sostanza piuttosto che sulla forma e scegliete, magari tramite un sondaggio aziendale, una causa benefica per la quale raccogliere donazioni. I tempi in cui viviamo, purtroppo, ci lasciano l’imbarazzo della scelta quando si tratta di venire incontro a chi ha bisogno di aiuto. Se non sapete da dove iniziare, fate una ricerca fra le associazioni benefiche della vostra città e informatevi sui progetti in corso. Potete limitarvi a chiedere ai vostri colleghi un contributo, oppure sbizzarrirvi nell’organizzazione di una lotteria, con premi che possono andare da gadget tecnologici a giornate di ferie pagate supplementari. Per dimostrare la bontà e affidabilità dell’organizzazione benefica che avete scelto, procuratevi abbondante materiale informativo da distribuire alla cena di Natale e, nei mesi successivi, non mancate di seguirne le attività e informare i vostri colleghi.

Qualsiasi stile decidiate di adottare, è bene ricordare che l’organizzazione una cena di Natale aziendale è molto diversa – per quanto non meno faticosa – da quella del cenone in famiglia. Una differenza significativa sta nel fatto che lo stress delle riunioni familiari è inevitabile in questo periodo dell’anno, mentre l’equivalente aziendale si può – e si dovrebbe – delegare a dei professionisti. Dopo tutto, perché affannarsi a gestire la disposizione dei tavoli e la decorazione della sala, quando potreste concentrarvi sul ruolo di assaggiatore ufficiale di cocktail e sommelier di panettoni?

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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