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Formazione

Che cosa fare se la tua campagna di crowdfunding fallisce

crowdfunding fail
Scritto da Angela

Sorpresa: la maggioranza delle campagne di crowdfunding, come la maggior parte delle startup, fallisce. Questo vuol dire che il crowdfunding, le startup e tutti i modelli di business alternativo sono una fregatura? No, vuol dire semplicemente che “alternativo” non è sinonimo di “ti daremo un sacco di soldi anche se non sei particolarmente preparato, non eccelli in nulla e non hai idea di quello che stai facendo perché non hai fatto alcuna ricerca prima di iniziare a farlo, però ci sei simpatico”. E dopo questo incipit gioioso e carico di comprensione, cerchiamo di capire che cosa fare se si appartiene a quella silenziosa maggioranza che non raggiunge il milione di dollari su Kickstarter. Per comodità, suggerisco di dare per acquisita la parte in cui vi disperate, maledite il mondo, sopportate l’umiliazione di quelli che vi hanno accusati di “scollettare” sui social e di passare direttamente al momento in cui decidete di passare dall’autocompatimento all’azione. Sì, lo so, ho un certo talento come coach motivazionale.

Il post-mortem, parte prima

Il termine è inquietante, ma non l’ho inventato io. È in voga fra gli startupper della Silicon Valley e indica l’analisi che si fa, di solito in una riunione privata e poi in un documento pubblico, per determinare le cause del fallimento di una startup. Fare lo stesso con una campagna di crowdfunding non andata a buon fine è un ottimo modo per limitare le possibilità di fallire nuovamente in futuro. Nonostante il nome macabro, la prima parte di questa analisi è fatta per restituirvi l’ottimismo. Si tratta infatti di concentrarvi su quanto di buono avete fatto dall’inizio della campagna e prenderne nota scrupolosamente. La prima cosa da passare al vaglio attento di tutto il team è, ovviamente, la bontà stessa dell’idea. Il vostro progetto o prototipo risponde a un’esigenza reale? Esiste un mercato? O c’è già qualcuno che sta facendo la stessa cosa molto meglio di voi? Una volta chiarito questo punto fondamentale, concentratevi su tutto ciò che ha funzionato, partendo dalle donazioni che avete effettivamente ricevuto. Chi ha contribuito? Quali caratteristiche accomunano i vostri finanziatori? Quali canali di comunicazione hanno portato i risultati migliori? Quali messaggi e strategie si sono dimostrati più efficaci. Lo scopo di questo esercizio è, ovviamente, di fornirvi una base di comportamenti virtuosi da ripetere e integrare, ma anche quello di sollevarvi l’umore e restituirvi un po’ di fiducia in voi stessi, prima di passare allo step successivo, che è assai meno piacevole.

Il post-mortem, parte seconda

Questo è il momento dell’onestà assoluta e abrasiva. Non limitatevi al team, ma chiedetelo anche a riferimenti fidati all’esterno, ad amici e colleghi: dove avete sbagliato? Tenendo a mente che un progetto andato male non è sinonimo di fallimento su tutta la linea, cercate di prestare la massima attenzione agli errori commessi e di comprenderne le cause: è l’unico modo per non ripeterli. Avete sbagliato la promozione? Siete stati lenti nella gestione del feedback? Il vostro video introduttivo era poco interessante? Avete sprecato tempo prezioso sulle minuzie e perso di vista il quadro generale delle cose? I problemi potrebbero essere anche assai più specifici, come l’aver scelto la piattaforma di crowdfunding sbagliata e lanciato il progetto per un nuovo elettrodomestico su un sito che ospita esclusivamente campagne di crowdfunding musicale o viceversa o aver scelto le ricompense sbagliate o un limite di investimento minimo troppo alto (o un limite massimo troppo basso).

Non sparite nel nulla

Per quanto il desiderio di andare a nascondervi e cancellare tutti i vostri account social possa essere forte, non fatelo. In questa fase è importante mantenere i contatti con il proprio network di riferimento e soprattutto con chi ha investito nel vostro progetto. Questo è il più grande capitale che avete a disposizione: un certo numero di persone che – lo sapete con certezza – sono disposte a investire nella vostra idea. Mantenete con questi utenti un contatto quanto più possibile diretto, creando una comunità, anche se piccola, intorno al vostro progetto. In questo modo, nel momento in cui deciderete di riprovarci, non sarete costretti a partire da zero.

Pianificare la prossima campagna di crowdfunding

Quasi tutte le piattaforme offrono una serie di opzioni per gestire il fallimento di una campagna. Indiegogo, per esempio, vi permette di non perdere gli investimenti ricevuti, a fronte di un costo aggiuntivo. Kickstarter, invece, nonostante vi obblighi a restituire le offerte in caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo, vi permette di tenere aperta la pagina della campagna e di continuare ad aggiornarla. Utilizzatela per comunicare con chi vi ha supportato e per lanciare la nuova campagna, ma anche per dare informazioni sul modo in cui state riprogrammando la vostra attività per ottenere risultati migliori.

Sopravvivere alle critiche

Per questo c’è un trucco. Proprio un trucco vero, niente duro lavoro e preparazione, è davvero solo un giochino psicologico dal funzionamento praticamente garantito. Avete presente quegli utenti di Facebook (perché sono soprattutto utenti di Facebook, dal momento che hanno bisogno di ben più di 140 caratteri per molestare il prossimo) che si dilungano in status, post, note e commenti nei quali infieriscono su chi ha avviato una campagna di crowdfunding e non ha avuto successo, ponendo raffinati argomenti come “trovati un lavoro invece di fare la colletta” e “la prossima volta se non hai i soldi per fare qualcosa stai a casa”? Ecco, quel tipo di personaggi non fanno assolutamente nulla. È scientificamente provato che chi impiega tempo ed energia a elaborare un attacco feroce ai tentativi del prossimo di portare a termine qualcosa non tenta mai niente di nuovo, non mette mai un piede fuori dal sentiero tracciato da altri mille prima di lui, non ha mai cercato una soluzione alternativa a nessun problema ed è mortalmente spaventato all’idea che il mondo cambi in una direzione che non capisce. E quel che è peggio è che tutte le sue paure sono destinate a diventare realtà, perché se c’è una cosa che il mondo, le tecnologie, la società e l’economia hanno sempre fatto e continueranno a fare è cambiare. Guardate i vostri critici da social sotto questa prospettiva e vi garantisco che la gestione dei loro attacchi vi risulterà molto più semplice. Sarete ancora depressi perché la vostra campagna è fallita, ma almeno non sarete depressi per colpa di qualcun altro e riuscirete comunque a riprovarci. Ve l’avevo detto che sono un ottimo coach motivazionale.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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