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Cinemagraph: le immagini che non puoi smettere di guardare

cinemagraph
Scritto da Angela

Vi ricordate quando le gif erano il modo migliore per attirare l’attenzione sulla vostra campagna di marketing? Bei tempi. Le usiamo ancora, naturalmente, ma le usiamo troppo e, come tutte le cose, hanno perso la patina di novità che le rendeva speciali. Il nuovo formato che affascina e catalizza l’attenzione degli utenti online sono i Cinemagraph. Il termine è ancora poco diffuso in Italia, ma questo tipo di contenuti è già molto popolare. Si tratta di immagini ferme con piccoli particolari che si muovono in loop, solitamente molto brevi. Tecnicamente non si tratta di un nuovo formato, poiché, per essere condivisi, i cinemagraph devono comunque essere convertiti in gif, ma la particolarità del contenuto è sufficiente a farli inserire in una categoria a sé quando si parla di utilizzo nelle campagne di marketing. Che cos’hanno di speciale i cinemagraph? Perché attirano la nostra attenzione e perché ha senso inserirli in una strategia comunicativa? Scopriamolo insieme.

Perché non possiamo fare a meno di guardare i cinemagraph

In un’epoca che ci ha abituati ai più incredibili effetti speciali, è quasi confortante vedere come gli esseri umani si lascino affascinare dai trucchi più semplici. I cinemagraph giocano su questo: ci presentano qualcosa per poi dirci, quasi subito, che si tratta di qualcos’altro. Quando scorriamo velocemente i contenuti su uno schermo, siamo abituati a operare una distinzione automatica fra ciò che è immagine e ciò che è video in movimento. Fa parte di una serie di automatismi che gli esseri umani utilizzano per sopravvivere da millenni: categorizzare velocemente le informazioni ci aiuta a reagire con prontezza in situazioni di pericolo. Con l’evoluzione della civiltà, si è evoluto anche il tipo di informazioni che inseriamo automaticamente in categorie. Se un tempo usavamo questa abilità per capire al volo se la cosa che ci trovavamo davanti fosse un umano o un animale, un potenziale partner o un potenziale nemico, una preda o un predatore, adesso la usiamo per capire se abbiamo davanti un file jpe o una gif. I cinemagraph fanno finta di essere qualcosa, e poi si rivelano qualcos’altro, obbligando il nostro cervello a chiederci di guardare più a lungo, per raccogliere più informazioni. Se la prima cosa che notiamo è l’immagine fissa, saremo “stupiti” dal movimento, se invece notiamo subito il movimento, troveremo “innaturale” la fissità del resto dell’immagine. Esattamente da questo deriva l’utilità in termini di marketing dei cinemagraph: garantiscono un tempo di esposizione di gran lunga maggiore ai propri contenuti.

Semplicità a effetto

Con la diffusione del formato, ovviamente si stanno diffondendo anche strumenti specifici per realizzarlo. Se il vostro feed Facebook è quello di un utente mediamente concentrato sul marketing, è assai probabile che abbiate già ricevuto qualche ad targettizzato che propone strumenti fai-da-te per la creazione di cinemagraph. Per il piccolo utente che desideri fare tutto da sé, probabilmente si tratta anche di una buona idea. Per chiunque abbia una minima familiarità con il video editing, ovviamente, è un concetto che fa un po’ sorridere. Un cinemagraph non è altro che un video, mandato in loop, in cui la maggior parte dello schermo è occupata da una foto fissa, ovvero un livello che si muove e uno che resta fermo. È possibile farlo isolando una parte dell’immagine relativamente statica in un girato preesistente, come in questa iconica immagine di Ursula Andres nel film Dr. No

Oppure semplicemente sovrapponendo una foto a un filmato (o viceversa) e giocando con le trasparenze, come per i numerosi e bellissimi cinemagraph che sono stati prodotti per promuovere la seconda e terza stagione di House of Cards su Netflix.

La morale della favola è: certo che potete fare da soli, ma scegliendo di farvi aiutare da un professionista otterrete risultati migliori. La seconda morale della favola è: se siete voi il professionista, cominciate a preparare un portfolio di cinemagraph da far vedere ai vostri clienti.

Pensare in grande

Quello che non potete fare dal computer di casa è applicare cinemagraph a supporti di grandi dimensioni, eppure è proprio in questi contesti che otterrete il massimo effetto. In molte grandi città, soprattutto in contesti come aeroporti o grandi centri commerciali, i tradizionali video e cartelloni hanno cominciato a essere sostituiti da cinemagraph. Per chi usa questo tipo di supporti di marketing, la mancanza di attenzione da parte dal pubblico è il problema più pressante. L’utilizzo di cinemagraph trasforma una consistente fetta di passanti disattenti in osservatori che dedicano alcuni preziosi secondi del loro tempo al messaggio proposto sul display, incrementando il ROI come non accadeva da molto tempo. Il caso più celebre è stato quello dell’immagine di Marilyn Monroe, utilizzata nel 2014 a New York, per il sessantesimo anniversario dello storico film “Quando la moglie è in vacanza”, promosso in collaborazione con Sexy Hair e Flixel.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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