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Come convincere un angel investor a finanziare la tua startup

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Scritto da Angela

Come riconoscere gli angel investor a un trade show? È facile: hanno il badge girato al contrario per non far vedere il nome e il ruolo e, nonostante questa precauzione, si portano dietro una coda di ammiratori da rockstar. Per definizione, l’angel investor è quello che tutti gli startupper vogliono incontrare. Alla sua presenza, tutti sono ansiosi di dimostrare la validità del proprio progetto. Il compito di un angel investor, d’altra parte è complesso: all’interno di un sovraccarico continuo di informazioni, deve individuare i progetti più solidi e decidere chi finanziare, spesso con un tempo limitato per raccogliere tutte le informazioni, i metrics più o meno ufficiali, i ranking delle fonti pubbliche e i dati forniti dalle startup stesse. Nella maggior parte dei casi, gli incontri diretti fra fondatori e angel investor non durano più di un’ora ed è proprio in quell’ora che coloro che aspirano a un finanziamento devono riuscire a giocare al meglio le proprie carte. Che cosa vuole sentirsi dire un angel investor, durante un meeting con il fondatore di una startup? L’obiettivo è schematizzare il proprio progetto in poche parole, puntando l’attenzione sugli elementi che lo renderanno un successo. Se non sai come fare, puoi provare a partire da questi semplici principi.

Come convincere un angel investor a finanziare la tua startup

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1. Vendi te stesso

Nell’ora che avrai a disposizione per parlare con un angel investor, stai vendendo te stesso. Attenzione, questo non vuol dire che le core metrics del tuo progetto, la solidità del tuo business plan e il tuo ritmo di crescita non siano importanti. Tutt’altro: stiamo dando per scontato che tutti i dati che possono essere letti, confrontati e verificati siano solidi come il granito e indichino una qualità assoluta. Se il tuo progetto non è autenticamente valido e superiore alla media, è assai probabile che l’incontro con il potenziale investitore non arrivi mai. Il punto è che a volte avere alle spalle il progetto più solido del mondo non basta, perché la concorrenza è agguerrita e la qualità media spesso altissima. A parità di valore del progetto, quindi, la differenza la fa la persona e il modo in cui si condurrà il fatidico meeting.

2. Trova la giusta motivazione (ed evita quelle sbagliate)

Non si tratta di trovare un motivo per alzarti dal letto la mattina, ma di qualcosa di assai più specifico. Che cosa ti ha spinto a imbarcarti in questo progetto? Questa è una domanda che puoi aspettarti e, mentre non è detto che ci siano delle risposte universalmente giuste, è importante di sapere che ce ne sono di sbagliate. Non cercare di sembrare spregiudicato dicendo che lo fai solo per guadagnare: un investitore navigato sa che aprire una startup non è affatto un modo sicuro per guadagnare e che richiede grandissimo impegno e presenta alte probabilità di fallimento. Chi desidera solo guadagnare e anche in fretta, di solito abbandona il progetto a metà, perché si accorge che ci sono modi migliori, più rapidi e più sicuri per fare soldi.

3. Non paragonarti a chi ha molto più successo di te

Negli ultimi anni si sono registrati innumerevoli tentativi di copiare idee di successo applicandole a una nicchia. Ben pochi sono riusciti. Prendere quella che potrebbe essere una funzione mancante da un servizio di successo e costruirci un intero business non è una buona idea. Se ti presenti come “Airbnb per le palestre”, “Uber per gli strumenti musicali” o “Facebook per gli animali domestici”, hai perso in partenza. E non perché non ci possano essere buone idee che vengono sviluppate sulla scia di progetti già famosi, ma perché di solito questo tipo di startup vengono acquisite dai giganti dai quali vogliono attingere e non stiamo parlando di acquisizioni multimilionarie. In ogni caso, presentarsi come una nicchia di qualcosa di già esistente non rende un progetto particolarmente appetibile per un potenziale investitore.

4. Trova il tuo asso nella manica

Qualsiasi idea tu abbia, dai pure per scontato che qualcuno l’ha già avuta uguale o migliore, con un business plan più solido, un investimento iniziale maggiore, programmatori più esperti e così via. Non è detto che sia vero: magari sei un autentico pioniere, magari sei un genio e il tuo progetto è davvero il migliore di tutti. Quando ti prepari a incontrare un investitore, tuttavia, ti conviene pianificare il tuo pitch come se non lo fossi. Concentrati su una caratteristica specifica, il tuo asso nella manica o, come viene definito in inglese, il tuo unfair advantage. Questo è il momento di tirare fuori i tuoi contatti più illustri, quelli che possono aiutarti ad acquisire grossi clienti o notorietà nel settore che ti interessa, per tenere testa alla concorrenza già esistente e agli emuli che inevitabilmente seguiranno se il tuo progetto è valido. A rendere unico un progetto, infatti, non è solo la qualità del lavoro, ma anche il network di persone che lo circonda: mentori del passato in posizioni di potere, connessioni familiari, rapporti professionali pregressi che possano aiutarti ad aprire qualche porta in anticipo sui tempi. Tutti questi asset sono importanti e vanno comunicati a chi può fornirti il carburante per partire. Dopo, naturalmente, inizia il vero lavoro.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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