Web Markerting

Facebook: con il nuovo feed pagine aziendali a rischio?

facebook
Scritto da Angela

Che cosa sta succedendo su Facebook? I cambiamenti che l’azienda ha testato negli ultimi mesi potrebbero, a detta di molti, danneggiare gravemente i gestori di pagine che non abbiano a disposizione budget promozionali a cinque o sei cifre. Se le modifiche all’interfaccia e all’algoritmo del social di Zuckerberg sono sempre accolte con sospetto e una buona dose di fastidio, questa scelta ha provocato grande insoddisfazione e proteste nei paesi in cui è stata testata, al punto che molti hanno identificato questo momento come “l’inizio della fine di Facebook”. Per molti utenti, infatti, questo potrebbe essere lo stimolo definitivo per i piccoli gestori di pagine (che sono la maggioranza) per spostarsi definitivamente su altre piattaforme. Vediamo nel dettaglio che cosa sta accadendo.

Le novità dell’interfaccia

Non stiamo parlando di un cambiamento dell’algoritmo, ma di una vera e propria rivoluzione dell’interfaccia. La nuova versione, che è stata testata in sei paesi (Cambogia, Sri Lanka, Bolivia, Slovacchia, Serbia e Guatemala), aggiunge una tabella, denominata “Esplora” al newsfeed di ogni utente. Nel normale newsfeed compariranno ancora i post degli amici e i post promossi dalle pagine, mentre nella nuova tabella (che l’utente deve scegliere attivamente di esplorare) ci sono tutti i post delle pagine che non sono stati promossi con un ad a pagamento. Questo vuol dire che i gestori delle pagine hanno due opzioni: promuovere ogni singolo post (e quindi spendere molto di più o postare molto di meno), oppure attivare profili personali per sollecitare la condivisione dei post non promossi, perché questi siano comunque visibili fra i “post degli amici”.

I risultati della fase di prova

Il cambiamento rilevato nei paesi nei quali queste nuove impostazioni sono state provate non è incoraggiante. L’engagement medio delle pagine Facebook è calato fra il 60% e l’80%, con un impatto disastroso per gli operatori commerciali più piccoli. In termini di analytics, sia l’organic reach che l’engagement hanno subito cali che molti non esitano a definire drammatici. Le notizie non sono buone neppure per gli operatori più grandi, che comunque promuovono una parte dei propri contenuti, contando poi sulla popolarità del proprio brand e sull’algoritmo che Facebook ha sempre usato, che collega le visualizzazioni dei contenuti non sponsorizzati alle visualizzazioni medie della pagina. Il risultato è che i siti che non acquisiscono visitatori da una molteplicità di fonti rischiano di subire un contraccolpo preoccupante, se – come sembra – questo schema verrà adottato su scala mondiale.
Migliora la tua strategia social! Contattaci subito per una consulenza gratuita

Le ragioni di Facebook

Le ragioni espresse dalle fonti ufficiali sono le stesse che vengono utilizzate per spiegare letteralmente qualsiasi cambiamento della piattaforma. “Il nostro scopo è connettere le persone e i nostri utenti desiderano avere accesso più facilmente ai post di amici e familiari”. In molti, tuttavia, ravvisano in questa mossa strategica un pattern tutt’altro che nuovo: prima Facebook si è presentato come uno strumento di enorme visibilità per moltissimi contenuti commerciali e si è reso indispensabile, poi ha cominciato a creare una distinzione, privilegiando i contenuti pagati su quelli gratuiti, per finire a rendere praticamente invisibile qualsiasi contenuto che non sia a pagamento.

Le reazioni degli utenti

Fra gli operatori più colpiti dallo schema pilota appena testato da Facebook ci sono, ovviamente, le testate di news, soprattutto quelle che si appoggiano esclusivamente sui social per l’acquisizione del traffico. Alcuni piccoli editori in Guatemala hanno addirittura accusato Facebook di mettere in pericolo la democrazia, togliendo visibilità alle poche voci di opposizione in un clima politico già molto teso, in cui solo le fonti filo-governative possono permettersi di investire in una promozione costante dei post. Fra gli analisti del settore si ipotizza che siti come Buzzfeed, Huffington Post e Business Insider potrebbero addirittura crollare a seguito del cambiamento, se questo fosse reso permanente in tutto il mondo. D’altra parte anche gli utenti non sembrano particolarmente entusiasti. Lungi dall’aver accolto con favore il nuovo newsfeed, in molti si lamentano del numero limitato di “news” che questo contiene, soprattutto perché sono sempre più numerosi gli utenti che si informano quasi esclusivamente, se non unicamente, tramite Facebook. Al momento non è chiaro se l’esperimento sia stato considerato un successo dalla direzione di Facebook e se il piano sia quello di modificare permanentemente l’interfaccia o meno.

Iscriviti alla newsletter

Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

Lascia un Commento