Formazione

Ferie senza limiti? Migliorano i risultati sul lavoro

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Scritto da Angela

Domanda-trabocchetto: che cosa succederebbe a un’impresa che scegliesse di offrire ai propri dipendenti ferie pagate illimitate? Se la risposta che vi viene spontaneo offrire è “fallirebbe dopo tre mesi”, allora siete caduti nel trabocchetto, perché l’esperimento è stato già fatto e le cose non stanno andando così. A scegliere di offrire ferie pagate ad libitum sono state alcune grandi aziende, soprattutto nei settori dell’innovazione. Fra i nomi più noti ci sono Netflix e Virgin e molte imprese minori stanno seguendo questo esempio. Contemporaneamente si sta diffondendo la politica di concedere permessi illimitati per maternità e paternità e anche quella di offrire alle impiegate che lo desiderano la possibilità di stare a casa durante i giorni del ciclo. Se nella vostra testa si è formato un gigantesco “Ma dove andremo a finire”, vi invito a continuare a leggere: potreste rimanere sorpresi dalle vere motivazioni e dalle applicazioni di queste nuove politiche del lavoro.

Perché paghiamo il tempo?

Siccome la suspense non è il mio forte, ve lo dico subito: è ovvio che queste politiche non si possono applicare a tutti i lavori. Se a prendersi ferie illimitate fosse il commesso di un negozio o un autista di ambulanze, il calcolo dei costi/benefici sarebbe probabilmente insostenibile. Per le posizioni che sono meno legate alla presenza fisica in un certo posto, all’uso di strumenti o macchinari e il cui lavoro si misura in progetti e prestazioni, piuttosto che in ore di servizio, queste politiche hanno senso. Nel caso di Netflix sono stati gli impiegati a porre una domanda specifica: se non si calcola mai il tempo che passiamo a lavorare fuori dall’ufficio (come rispondere alle email o completare progetti da casa, di notte o nel weekend), perché calcolare il tempo che passiamo a NON lavorare fuori dall’ufficio? In un’azienda come Netflix il lavoro procede in blocchi, viene svolto laddove è necessario, da qualunque postazione e a qualsiasi ora, eliminando completamente il concetto di “straordinario”, dal momento che rispondere a una telefonata di lavoro da casa a tarda sera è perfettamente ordinario. Il sistema economico che si è creato negli ultimi decenni prevede che si paghi il lavoro per ciò che effettivamente viene prodotto, non per l’azione formale di svolgere un determinato compito in ufficio entro un certo orario. Che ruolo può avere, in un ambiente come questo, il vecchio sistema delle due o tre settimane di ferie pagate all’anno?

Ferie illimitate: per molti, ma non per tutti

La domanda più ovvia non può che essere: come fare per evitare che un impiegato se ne approfitti? Sorpresa delle sorprese: quando si sceglie di responsabilizzare qualcuno, bisogna prima di tutto dimostrare di essere responsabili. Se è stato in fatti ampiamente dimostrato che le aziende che adottano queste politiche registrano un aumento nella produttività, questo non implica automaticamente che qualsiasi azienda che decidesse di punto in bianco di accodarsi al trend otterrebbe lo stesso risultato. La domanda più importante, quindi, non è quella più ovvia. Bisogna chiedersi piuttosto: perché queste aziende hanno tratto un vantaggio dal concedere ferie illimitate, giorni di malattia mensili alle impiegate e permessi “aperti” per i neogenitori? La parola chiave è “responsabilità”. Quando si chiede a qualcuno di comportarsi responsabilmente, bisogna aver iniziato da tempo a fare lo stesso. Nel caso delle aziende, la responsabilità comincia al momento dell’assunzione. Imprese come Netflix e Virgin hanno da sempre interesse ad assumere i migliori professionisti nel loro settore, i quali tendono a essere fortemente orientati alla carriera e a fare il proprio lavoro con passione. Chi ama il proprio lavoro difficilmente troverà appagante starsene per mesi senza fare niente: al contrario, l’inattività è spesso una tortura per questo genere di professionista, che mira all’avanzamento lavorativo e gioisce dei risultati che ottiene. Se si ha la cura e la pazienza di selezionare i candidati adatti in fase di assunzione, quindi, ci si ritroverà a lavorare con dei compagni di viaggio affidabili, che certamente coglieranno l’occasione di trascorrere una settimana in più in viaggio con la famiglia, ma poi si affretteranno a tornare al lavoro più motivati e produttivi di prima.

Le considerazioni economiche

Non fatevi l’idea che dei colossi multinazionali si siano improvvisamente interessati al potenziale umano perché sotto sotto hanno un’anima. Non è così. È invece altamente probabile che, nella decisione finale di introdurre queste politiche, abbiano pesato due fattori strettamente legati al tornaconto delle aziende. Prima di tutto è stato riscontrato come i professionisti impiegati nelle posizioni coinvolte da queste nuove politiche fossero estremamente legati alla propria carriera, al punto da non godere mai tutte le ferie previste dai loro contratti. Per le aziende questo fatto aveva un peso economico non indifferente nel momento di un eventuale TFR, dal momento che tutte le ferie non godute dovevano essere pagate insieme alla liquidazione. Introdurre nei contratti un approccio flessibile alle ferie ha eliminato completamente questa regolare voce di spesa. In secondo luogo, le aziende lungimiranti hanno capito che la scelta migliore che un’impresa possa fare è assumere i migliori fra i migliori. I talenti più contesi, i professionisti con il maggior indice di progetti di successo nel curriculum, i creativi più prolifici, i project manager più efficienti sono la risorsa più importante che un’azienda possa avere. Offrire un vantaggio contrattuale così clamoroso permette ai brand che fanno questa scelta di rendersi desiderabili, attraendo così i migliori talenti nei rispettivi settori e aumentando le possibilità di primeggiare rispetto alla concorrenza.

Conclusioni

E in Italia? Probabilmente la maggior parte dei manager considererà questo approccio fantascientifico e ingenuo al tempo stesso o, nella migliore delle ipotesi, qualcosa che “va bene per altri, ma non per noi”. È normale, ce lo aspettiamo, ma quando si è divisi fra un approccio troppo ottimista e uno più cinico, è sempre bene richiamare alla mente la previsione che Alexander Graham Bell fece nel 1880 a proposito dell’invenzione che aveva rubato al nostro Meucci: “Sono sinceramente convinto del fatto che un giorno ci sarà un telefono in ogni principale città degli Stati Uniti”.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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