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Foodporn: il catering perfetto in 5 punti

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Scritto da Angela

foodpornAvete presente quelli che dicono “il catering non è la parte principale del mio evento/ party/ matrimonio/ festa di laurea”? Mentono. In un momento storico in cui Instagram presenta più tag per il foodporn che per i profili fake di ragazze in bikini che vogliono conoscervi su snapchat, è irragionevole aspettarsi che il tavolo del catering non sia fra i più fotografati dell’evento. Negli ultimi anni, inoltre, si è diffusa una forte coscienza delle implicazioni sociali del cibo e della necessità di garantire a tutti un’alimentazione che sia allo stesso tempo sana, etica, sostenibile e gustosa. A coronamento di questo crescente interesse per ogni aspetto dell’industria alimentare, naturalmente, c’è l’esperienza di EXPO2015, che si concentrerà sul cibo sotto ogni punto di vista. Come conciliare tutte queste esigenze con un budget limitato, prima che un esercito di foodies armati di smartphone si precipitino a mettere filtri rosa sulle vostre tartine? Come sempre, niente panico: assecondate la vostra compulsiva attrazione per le liste con questi cinque segreti del mestiere.

Openers & Closers: il segreto del buon catering

Tutti lo sanno, ma nessuno lo dice: la maggior parte dei partecipanti a un evento con catering ricorderà solo gli antipasti e il dolce, anche perché spesso, per il desiderio di non abbuffarsi o appesantirsi, saranno proprio queste le due portate più largamente consumate. Se il vostro budget è ridotto, meglio investire su hors d’oeuvre e dessert assolutamente indimenticabili, scegliendo opzioni più leggere ed economiche per le portate intermedie.

Tutti amano le liste

Anche voi, che avete aperto questo articolo perché vi prometteva dei contenuti ben organizzati e facili da scorrere. Anche i vostri ospiti apprezzeranno un colpo d’occhio che offra immediatamente tutte le informazioni rilevanti sul tavolo del catering. Nello specifico, queste informazioni dovranno essere relative alla tipologia di alimento, così che chi segue una dieta particolare (vegetariana, vegana, senza glutine, senza latticini, kosher) possa accostarsi subito e senza rischi alle portate giuste. Un modo semplice ed esteticamente gradevole è contrassegnare ogni scelta alimentare con un simbolo e un colore, magari da esporre in forma di “legenda” sopra il tavolo del catering, curandone il design e la presentazione. Basterà quindi assegnare a ogni piatto tutti i simboli che lo contraddistinguono (per esempio: “vegano e sicuro per i celiaci”).

Bruschette interattive

Tutto può diventare interattivo, perché non la bruschetta? Questo trend viene, come molti altri, dagli USA, dove la moda del DIY bar spopola ormai anche negli eventi corporate. Il principio è in realtà lo stesso del furgoncino dei panini all’angolo, ma se lo realizzate con ingredienti selezionati e ci mettete un addetto bar in uniforme siete autorizzati a chiamarlo catering. L’idea originale pare essere stata il build-your-own-taco, riciclabile anche da noi nel caso di party a tema esotico, ma altrettanto facilmente declinabile in salsa nostrana con piadine, bruschette e focacce. Qualunque piatto si basi sull’abbinamento di ingredienti pronti su una base fissa può essere “assemblato” direttamente dall’ospite. Un bonus inatteso di questa soluzione sta nel fatto che un tavolo ben allestito, con una vasta scelta di ingredienti ben presentati per comporre il proprio piatto ideale, è inevitabilmente destinato a spopolare su Instagram. È una perversione, ma anche un dato di fatto.

La sottile differenza fra un catering e una mostra d’arte

Siete stanchi di sentir parlare di impiattamento e presentazione? Avete il sospetto che tutti gli chef che disegnano geometrie su piatti esagonali con l’aceto balsamico, a telecamere spente si avventino su un piatto di bucatini all’amatriciana mangiandoli con le mani? Molto probabilmente avete ragione, ma questo non vi esime dalla necessità di presentare adeguatamente il vostro catering. Il cibo deve essere invitante e suggerire tutta l’attenzione che avete dedicato al prendervi cura dei vostri ospiti. Nutrire qualcuno è, prima di tutto, un gesto di cura e attenzione e deve essere fonte di piacere per tutti i sensi. Per tutti, appunto, non solo per la vista: investire somme considerevoli in un catering con il miglior design in fatto di stoviglie e origami fatti con le foglie di lattuga, a spese della qualità o della sostanza del cibo servito, si rivelerà inevitabilmente una soluzione infelice e lascerà insoddisfatti gli ospiti, esponendovi alla tremenda Vendetta su Instagram.

Un piatto o un boccone?

Due tendenze si danno battaglia da qualche tempo nel mondo del catering. Da una parte le mini-porzioni, ideali per soddisfare gli amanti delle presentazioni sofisticate e per permettere anche a chi si sottopone alle diete più ferree di assaggiare il dessert senza eccessivi sensi di colpa. Dall’altra il ritorno del comfort food in porzioni generose, grande favorito di coloro che, durante un pasto, si aspettano di mangiare con soddisfazione. Non esiste un’opzione in assoluto migliore: entrambe hanno i loro vantaggi e possono essere sfruttate nelle occasioni giuste. Se, per esempio, il catering si concentra sull’offerta di poche specialità, magari cucinate secondo ricette particolari, è bene offrire opzioni ridotte e distribuirle in porzioni abbondanti. Se invece si punta sulla varietà, non c’è niente di meglio di una vasta scelta di mini-porzioni, che permettano a ognuno di provare numerose alternative.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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