Formazione

Freelancer viaggiatori: 4 falsi miti sul lavorare in remoto

lavorare in remoto
Scritto da Angela

L’estate volge al termine (mi rifiuto di iniziare un articolo con “l’estate sta finendo”) e io mi appresto a tornare in Germania, dopo un mese in Italia, con un’abbronzatura che mi guadagnerà l’odio feroce della maggior parte dei miei colleghi e conoscenti. Dopo tutto che cosa c’è di più fastidioso di qualcuno che si presenta a settembre ostentando i segni inequivocabili di un soggiorno balneare che tu non hai potuto fare? Semplice: qualcuno che si vanta del fatto di poter viaggiare spesso, mentre tu resti chiuso in ufficio. Il punto è che io non sono andata in ferie, non ho fatto neppure un giorno di vacanza. Ho lavorato tutti i giorni. Se siete liberi professionisti, ci sono ottime probabilità che anche voi possiate passare una parte consistente dell’anno in viaggio. Lavorare in remoto in giro per il mondo è più semplice di quanto non possa sembrare, ma richiede comunque impegno e organizzazione. Tanto per cominciare, sfatiamo quattro falsi miti sulla figura mitologica del freelancer-viaggiatore.

1. Viaggiare costa un sacco di soldi e io non li ho

Falso. O meglio, vero ma non è un buon motivo per non viaggiare. Viaggiare non è economico, ma non deve necessariamente costare un sacco di soldi. Amministrare le proprie finanze è indispensabile per potersi permettere di viaggiare anche senza essere miliardari: è tutta una questione di priorità. Tanto per cominciare, è opportuno pianificare a lungo termine quali spese incideranno di più sul bilancio e metterle in discussione una per una. L’ufficio, per esempio. Avete davvero bisogno di un ufficio? Io ci ho pensato, ho deciso di no, ho messo su un home office e ho considerato quel risparmio mensile un fondo da destinare ai viaggi. E se, quando sono in sede, ho bisogno di incontrare un cliente, ci sono svariate opzioni alternative che non mi faranno rimpiangere la targhetta sul citofono. Quando si tratta di scegliere come viaggiare, le opzioni sono tante e con un po’ di pazienza è possibile individuare le più economiche. Qualche trucco lo trovate qui, ma naturalmente nulla batte il soggiorno gratuito a casa di amici e conoscenti. Se non avete amici nella destinazione che vi interessa potete provare il coachsurfing, oppure ripagare il vostro soggiorno mettendo in affitto la vostra casa su Airbnb o siti affini, quando siete in viaggio.

2. Lavorare via internet dall’estero è troppo costoso, non ne vale la pena

Falso. Prima di tutto perché ne vale sempre la pena e in secondo luogo perché è possibile limitare i costi. Una buona pratica è scaricare in anticipo tutti i file che vi serviranno e tutte le informazioni delle quali potrete avere bisogno, così da mettervi in condizioni di fare la maggior parte del lavoro offline. Se vi spostate in Europa, informatevi sulle offerte dati della vostra compagnia telefonica: quasi tutti gli operatori hanno introdotto delle offerte flat o semi-flat, comprese nel normale piano telefonico. Per non sprecare giga preziosi, comunque, è bene lavorare offline il più possibile e programmare gli scambi di dati una o due volte al giorno, preferibilmente quando si ha a disposizione una rete wi-fi.

3. Viaggiare è inutile, se poi si deve passare tutto il tempo a lavorare

Falso. Basta organizzarsi e la cosa richiede impegno, soprattutto prima della partenza. La maggior parte dei lavori da freelancer prevede due tipi di attività: quelle che richiedono la vostra presenza in un certo luogo e in un certo momento (come presentazioni, eventi, incontri con i clienti o progetti che implichino l’utilizzo di apparecchiature, per esempio i photoshooting) e quelle che richiedono soltanto le vostre abilità, un computer e una connessione a internet. Per potervi permettere di partire spesso o a lungo è fondamentale ottimizzare il tempo che passate in sede. Prima di tutto occorre pianificare tutte le attività che richiedono la vostra presenza fisica, in modo da concentrarle nel tempo che avete a disposizione. Se necessario, comunicate ai clienti i vostri spostamenti con largo anticipo e rassicurateli sulla quantità e qualità del lavoro che continuerete a svolgere. Per quanto possibile, anticipate anche le parti del lavoro che potreste fare online, così da avere più tempo libero quando sarete in viaggio. Questo può voler dire sobbarcarsi un carico di lavoro extra nelle settimane precedenti alla partenza, sacrificando anche qualche notte e qualche weekend, ma posso garantirvi che ne vale la pena. Un’ottima abitudine è anche quella di sfruttare i tempi morti, come le attese in aeroporto o gli spostamenti. Perfino in volo, scaricando preventivamente le email, è possibile gestire la corrispondenza, preparare risposte e in generale occuparsi della parte offline del lavoro.

4. Se lavoro in un posto pubblico non riesco a concentrarmi

Falso. Se J. K. Rowling è riuscita a scrivere una saga di best seller da Starbucks, anche voi potete tradurre un manuale, scrivere un comunicato stampa, aggiornare un sito o postprodurre un photoshooting davanti a un frappuccino. Vi capisco: anche io ho esitato a lungo prima di provare, perché normalmente, quando non sono in viaggio, ho bisogno di lavorare in assoluto silenzio, senza neanche un accompagnamento musicale. Trovarsi da soli in un caffé non troppo affollato o in un parco, tuttavia, produce due effetti positivi inaspettati che aiutano la concentrazione. Prima di tutto i suoni circostanti si fondono, dopo un po’, in un piacevole rumore bianco che non attira l’attenzione, costituendo un sottofondo discreto (e se vi infastidisce potete sempre collegare gli auricolari al laptop, anche senza ascoltare nulla, solo per escludere i rumori circostanti). Inoltre il fatto di trovarvi in un posto pubblico, in una situazione precaria, magari con la necessità di consumare per giustificare la vostra prolungata presenza al tavolo, vi motiverà a evitare le distrazioni. Nel mio caso – ma può essere che voi non abbiate di questi problemi – gioca un ruolo importante anche una certa ossessione per la privacy. L’idea che uno sconosciuto possa sedere al tavolo dietro di me e sbirciare il mio profilo Facebook mi infastidisce non poco, quindi rinuncio a perdermi in chiacchiere sui social e mi dedico interamente al lavoro, con il risultato che i tempi si riducono in maniera consistente.

E detto questo, scusatemi, vado a godermi gli ultimi giorni di mare.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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