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Eventi Formazione

Internet of Things: 3 applicazioni per l’industria degli eventi

IoT
Scritto da Angela

Gli articoli sull’Internet of Things si dividono in due grandi categorie. Ci sono quelli pionieristici, di chi è emozionato come un cucciolo alla vista di una palla da tennis e ripete ossessivamente che il futuro sarà radioso, perché la radiosveglia sarà in grado di comunicare alla macchina del caffè quando sta per suonare, così da farci trovare una tazza di caffè fumante al risveglio – evidentemente queste persone hanno passato gli ultimi vent’anni in una grotta nel Borneo e quindi non hanno mai visto una caffettiera con timer incorporato. Poi ci sono i disfattisti, i misoneisti e i complottisti, quelli che, di fronte all’ipotesi che gli elettrodomestici parlino fra di loro, si preoccupano automaticamente che possano sparlare alle loro spalle e che lo smartphone possa confidare il pin del bancomat al tostapane, il quale a sua volta lo comunicherà al frigorifero, il quale lo spedirà a un hacker Taiwanese riducendoli in miseria nel tempo di uno spuntino. E poi ci sono gli articoli non sensazionalistici che nessuno legge, quelli che parlano delle applicazioni non-consumer dell’Internet of Things (anche note come IIoT o Industrial Internet of Things) e che prevedono progetti per misurare automaticamente le emissioni di CO2, il livello di radiazioni in determinate aree, l’inquinamento dei mari, l’impiego di risorse idriche nelle coltivazioni e una marea di altre cose noiosissime che hanno un impatto reale sulle nostre vite molto più di qualsiasi smartwatch. E poi ci sono i marketers e gli organizzatori di eventi, che – una volta superata la propria personale inclinazione a rientrare in una delle due categorie principali – farebbero bene a interessarsi alle applicazioni pratiche che l’IoT può avere all’interno dell’industria dell’intrattenimento. Ecco un piccolo compendio di cose carine che l’Internet of Things può fare per voi. Ma non ditelo al vostro tostapane.

Digital Wallets & Mobile Payment apps

Il pagamento del futuro è cashless. Non tutti sono entusiasti di questo cambiamento, ma chiunque sia solito frequentare fiere, convention e soprattutto festival sa che la possibilità di fare acquisti in loco senza dover portare con sé dei contanti è molto allettante, soprattutto se si ha intenzione di consumare grandi quantità di bevande fermentate. Le applicazioni per il pagamento cashless in situazioni temporanee (ovvero non nel classico punto vendita munito di POS) sono numerose e le più interessanti si legano all’uso di tecnologie wireless o addirittura wearable. Si va dalla possibilità di accostare un card reader al proprio smartphone fino alla fornitura di un braccialetto con QR code abbinato al proprio profilo cliente, così che ogni pagamento possa essere fatto in sicurezza senza transazione di denaro, riducendo anche il rischio di attività illecite. A sperimentare in questo settore sono grandi compagnie come Apple e Google (con le rispettive app Apple Pay e Google Wallet), ma anche startup che porpongono soluzioni alternative basate su tecnologie portatili o wearable come Pay Anywhere e Glownet, oltre ovviamente a Paypal, che già da tempo sperimenta con le soluzioni mobile dedicate al mercato degli eventi.

Beacons: l’Internet of Things pensato apposta per gli eventi

La tecnologia dei Beacon (primo fra tutti iBeacon della Apple) non è nulla di nuovo: si basa su un semplice protocollo bluetooth. La novità consiste nel fatto che a trasmettere siano postazioni fisse, i Beacon, collocate in diverse aree di una location, in grado di trasmettere informazioni agli smartphone dei presenti. Questa particolare soluzione è stata pensata espressamente per fiere, convention e trade show. Invece di essere appesantiti dalla solita montagna di carta contenente mappe, calendari e tomi con articoli che nessuno nella storia dell’industria ha mai letto – e la cui unica funzione è quella di fornire un supporto per la pubblicità cartacea con la quale gli organizzatori fingono di giustificare le sponsorizzazioni – i delegati potranno ricevere tutte le informazioni necessarie direttamente sullo smartphone. Che cosa differenzia questa scelta da una normalissima app? La personalizzazione: le diverse postazioni possono inviare a ogni apparecchio nelle vicinanze informazioni specifiche, per esempio l’elenco degli espositori presenti in quella particolare sezione, gli orari e le location esatte dei prossimi eventi e, naturalmente, anche i messaggi promozionali degli sponsor. Il risparmio in termini di costi di stampa per un evento di grandi dimensioni è potenzialmente nell’ordine delle svariate migliaia o decine di migliaia di Euro. Questo potrebbe spingere alcuni organizzatori a tornare a investirne una parte in gadget di benvenuto decenti, perché, diciamolo, una shopper con dentro una penna e un blocco (al netto della pubblicità) non è abbastanza per un evento serio. Questa particolare tecnologia ha anche un “lato oscuro”: è infatti possibile tenere traccia dei percorsi seguiti dai delegati all’interno della fiera, mappando così le aree più o meno frequentate, le correlazioni fra le diverse aree, i tempi di permanenza e molto altro, acquisendo un quadro chiaro dei comportamenti dei partecipanti, per poi creare percorsi sempre più coinvolgenti e interessanti per gli ospiti. Non tutti, probabilmente, sarebbero interamente a proprio agio con questo particolare utilizzo della tecnologia. Io, per esempio, probabilmente finirei per preferire una mappa cartacea alla vaga sensazione di “grande fratello” data dalla consapevolezza che qualcuno sta contando i minuti che passo davanti a ogni stand. Per questo motivo potrebbe essere il caso di cominciare a discutere, all’interno dell’industria, di come gestire questo tipo di problemi complessi.

Il magazzino intelligente.

Non so voi, ma io sono stata a molti più party in discoteca di quanto non mi faccia piacere ricordare. C’è un crimine che, sopra tutti gli altri, il pubblico non perdona a chi organizza una serata: l’approssimazione per difetto nello stoccaggio di bevande alcoliche. In poche occasioni ho visto una folla così prossima alla rivolta come in occasione di una serata destinata a un pubblico piuttosto trendy, nella quale la gestione sbagliata del magazzino aveva determinato un esaurimento precoce di tutti i superalcolici, lasciando solo una grande quanto inutile quantità di birra. Ok, questo è il più becero dei “first world problems”, ma se il vostro lavoro è fare contenti tremila amanti del mojito che sono andati in palestra per otto mesi di fila per potersi permettere di indossare una maglietta attillata, comunicare loro che da mezzanotte in poi dovranno rinunciare al loro cocktail sofisticato per accontentarsi di una volgarissima pinta non è il modo migliore di far carriera. L’Internet of Things vi viene incontro con la gestione intelligente del magazzino, in rapida espansione negli USA soprattutto per supermercati e rivendite di alimentari. Appositi sensori disposti sugli scaffali registrano quando un prodotto scarseggia e inviano automaticamente ordini ai fornitori, basandosi sui dati di consumo precedenti e quindi riuscendo progressivamente a ottimizzare la spesa, riducendo gli sprechi e al tempo stesso garantendo uno stock di prodotti sempre all’altezza delle necessità.

Il grande fratello ci guarda, è vero, ma dopo tutto non fa altro da anni. A meno di non volersi ritirare in un eremo sulle montagne – che è comunque una scelta rispettabile e con diversi lati positivi – l’opzione migliore per tutti noi è acquisire una conoscenza il più possibile completa dello stato delle nuove tecnologie e imparare a utilizzarle al meglio. L’alternativa è subirne passivamente l’avanzata ed essere surclassati in poco tempo da pionieri più coraggiosi.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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