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Intervista Maneesh Sethi, l’inventore di Pavlok: una scossa per cambiare vita

pavlok
Scritto da Angela

Che cosa sareste disposti a fare per migliorare la vostra produttività? Quanti metodi avete provato per togliervi il vizio di procrastinare e di diluire ogni mansione lavorativa in una serie di intervalli nei quali controllate Facebook, Twitter, Instagram e quel messaggio del 2012 al quale non avete ancora risposto? Io ho una leggera ossessione per la produttività e gli ad targettizzati di Facebook lo sanno benissimo. Dopo aver effettuato delle ricerche in merito, ho cominciato infatti a visualizzare regolarmente post promozionali per un prodotto chiamato Pavlok (attenzione: questo non è un post sponsorizzato, è un’intervista vera, frutto di una curiosità autentica). Dopo una settimana di annunci insistenti ho visualizzato il contenuto (visto che la promozione su Facebook funziona?) e ho scoperto un prodotto che mi ha incuriosito e inquietato al tempo stesso. In breve, Pavlok è un dispositivo progettato per condizionare l’utilizzatore, spingendolo ad adottare certi comportamenti e abbandonarne altri. Nelle descrizioni ufficiali, è presentato come un supporto in grado di aiutare chi lo acquista a raggiungere diversi traguardi, dallo smetter di fumare al lavorare regolarmente a determinati progetti, scrivere o fare esercizio fisico. Come? Semplice: Pavlok è un braccialetto che somministra una scossa elettrica tutte le volte che chi lo indossa adotta un comportamento “sbagliato”. Spoiler: il crowdfunding del progetto è stato un successo sensazionale. Nel leggere questa descrizione, ho fatto esattamente la faccia che state facendo voi in questo momento ed è per questo che ho deciso di intervistare l’inventore di Pavlok, l’imprenditore americano Maneesh Sethi, la cui startup ha prodotto da zero sia l’hardware che il software del dispositivo.

Devo ammettere che la mia prima reazione, quando ho scoperto Pavlok, è stata – neanche a farlo apposta – di shock. Il mio primo pensiero è stato “questa cosa non può avere successo! Chi pagherebbe per provare del dolore fisico?” Poi ho visto il successo ottenuto dal crowdfunding e ne sono rimasta affascinata. Dal momento che ci sono pochissime informazioni in Italiano in merito, ti va di raccontare ai nostri lettori come è nata l’idea di Pavlok?

maneesh sethi pavlokPavlok è nato quando mi sono ritrovato ad assumere una persona per prendermi a schiaffi. L’ho fatto un po’ per gioco e un po’ come un esperimento e con mia grande sorpresa, ogni volta che mettevo in pratica questa soluzione, la mia produttività aumentava , facendomi lavorare con grande concentrazione. Io soffro di una grave forma di ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività). Non voglio fare la vittima, mi limito a prendere atto del fatto che il mio cervello perde facilmente la concentrazione dopo pochi minuti, qualsiasi cosa io stia cercando di fare, non importa quanto un compito sia importante. Il problema, quando si decide di assumere una persona per farsi prendere a schiaffi, è che non si tratta di una soluzione praticabile a lungo termine ed è anche piuttosto imbarazzante fare una cosa del genere in pubblico. Pavlok è nato per sostituire il rinforzo negativo dato dalla ragazza che mi prendeva a schiaffi.

In una precedente intervista hai parlato di come la tua incapacità di concentrarti ti abbia portato a sviluppare diversi progetti, molti dei quali hanno avuto successo. Hai detto, testualmente, che “l’essenza della creatività viene dall’assenza di concentrazione”. Se la mancanza di concentrazione è una forza positiva all’interno del processo creativo, perché costruire un dispositivo che aiuta gli utenti a concentrarsi?

La creatività è una cosa meravigliosa. Mi ha permesso di andare avanti nel corso dei quattro anni in cui ho girato il mondo mantenendomi solo grazie al mio blog. Tuttavia non è altrettanto utile quando si tratta di mettere in piedi un’azienda. Questo non è un obiettivo raggiungibile in una sessione, in una settimana e neppure in un anno. Chi vuole costruire qualcosa di grande o impegnarsi in un progetto a lungo termine ha bisogno di concentrarsi.

Approfondiamo le dinamiche dell’utilizzo di Pavlok: immagino sia relativamente facile programmare un hardware basato su Arduino per riconoscere, per esempio quando l’utilizzatore fa esercizio fisico, ma come si fa a impostarlo per capire che chi lo utilizza sta scrivendo un capitolo del proprio romanzo o sta accendendo una sigaretta? E se deve essere l’utente stesso a scegliere quando somministrare uno shock, non si rischia che la mancanza di forza di volontà (che dovrebbe essere un problema diffuso fra gli utilizzatori di Pavlok) lo spinga a lasciar perdere?

Pavlok di per sé non “sa” quando l’utente sta mettendo in atto una cattiva abitudine. È progettato per essere usato come uno strumento per abbandonare i comportamenti dannosi o negativi, è così che funziona. Prendiamo l’esempio di qualcuno che abbia il vizio di mangiarsi le unghie.
Step 1- ci si mangia le unghie o si sente il bisogno di farlo. Si attiva il modulo di Pavlok, il quale si accende, indicando che si sta per ricevere una scossa blanda.
Step 2 – il cervello associa immediatamente la cattiva abitudine alla scossa. Più si usa Pavlok e meno è probabile che si mantenga la cattiva abitudine
Step 3 – una volta che ci si è autosomministrata una scossa OPPURE si è rinunciato alla propria cattiva abitudine, ci si concede una piccola ricompensa, che può essere qualsiasi azone positiva! Se prendiamo l’esempio di mangiarsi le unghie, si può sostituire quell’azione con l’uso di una limetta, così da rimpiazzare la cattiva abitudine con una più sana. Se si beve troppa birra, si può rimpiazzare quell’atto con l’assunzione di una bevanda sana. Tutto dipende dall’abitudine in questione e dal rinforzo che funziona meglio per ognuno.
Con il tempo è facile perdere una cattiva abitudine e rimpiazzarla con una più sana, che contribuisca al proprio benessere. Quando si prende il controllo delle proprie abitudini rompendole, è dimostrato che si riduce il rischio di ricadere in tentazione. Abbiamo ricevuto tantissimi feedback positivi da utenti che grazie a Pavlok sono riusciti a modificare in meglio il proprio stile di vita in tempi brevi. Abbiamo anche un’app per la sveglia, corsi audio per mantenersi concentrati e un controllo, tramite l’applicazione, per regolare il livello della scossa. Ci vuole molta meno forza di volontà per premere un bottone e avviare uno stimolo elettrico, che non per reprimere il desiderio di accendersi una sigaretta, mangiare uno snack, controllare Facebook, etc.

Parliamo degli acquirenti di Pavlok: esiste un profilo medio? Chi sono le persone che acquistano e usano Pavlok? Che cosa hanno in comune?

Sono il tipo di persone che premono Snooze sulla sveglia, oppure fumatori compulsivi, persone sovrappeso, gente che si mangia le unghie o si tormenta i capelli – in quest’ordine.

Torniamo al processo produttivo: è stato più difficile mettere a punto il software o l’hardware?

Ci siamo resi conto che fare entrambe le cose contemporaneamente crea problemi su entrambi i fronti. L’hardware è molto costoso. Trovare gli investimenti necessari per passare dalla fase del prototipo a quella dei test e poi alla produzione è la cosa che ci ha fatto passare più notti insonni, certamente più che non risolvere un bug nel software.

La vostra campagna di crowdfunding è stata un successo devastante, al punto che in più occasioni ti è stato chiesto di dispensare consigli sulle strategie di crowdfunding. Quali sono, secondo te, i tre consigli più efficaci che si possono dare a chi voglia pianificare un crowdfunding di successo?

1. Siate diversi dagli altri. Se la vostra campagna è unica e ha una qualità naturalmente virale, la stampa non tarderà ad arrivare. Noi siamo fortunati perché Pavlok si avvale del principio della terapia di avversione che è una scienza quasi dimenticata. Per questo giornalisti, blogger e creatori di contenuti erano ansiosi di parlarne, perché non è il tipo di storia che si racconta tutti i giorni parlando di tecnologia.
2. Fatevi aiutare. Ci sono professionisti e aziende che si occupano in modo specialistico di marketing e promozione per il crowdfunding. Possono essere costose e di solito si fanno pagare con una percentuale della cifra raccolta, ma ne vale la pena, purché ci siano prove sufficienti di precedenti campagne andate a buon fine.
3. Fate molto chiasso nel giorno del lancio della campagna. Noi siamo riusciti a lavorare con podcast, blog e siti molto popolari, facendo in modo che tutte le storie su Pavlok fossero pubblicate pochi giorni prima o il giorno stesso del lancio della campagna. Questo ha massimizzato l’esposizione del lancio stesso. Inoltre ci sono siti, come Indiegogo, che, se si raggiungono un certo numero di vendite, mette i prodotti in homepage, creando un cricolo virtuoso che porta ulteriore esposizione e ancora più vendite.

Che cosa rende unico un prodotto? In un mondo in cui possiamo dire con sicurezza che ben poco è rimasto da inventare, è ancora possibile, secondo te, attirare tanta attenzione anche senza proporre un dispositivo fisicamente “scioccante”?

Prima di tutto bisogna essere davvero sicuri che il proprio prodotto risolva un problema reale e che esiste da tempo . Bisogna sapere tutto di quel problema, esserne esperti e avere sperimentato diverse soluzioni per risolverlo. Dopo numerosi tentativi, si troverà finalmente una soluzione, si creerà un prodotto capace di entusiasmarci anche quando lo conosciamo ormai da un po’.

Online è possibile trovare molte definizioni associate al tuo nome: autore, imprenditore del web, imprenditore seriale e startupper. Qual è la definizione che preferisci?

Amo definirmi un lifehacker, per adesso.

pavlok team

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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