Formazione

Quando ti tocca fare il lavoro di un altro – strategie di sopravvivenza per startupper

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Scritto da Angela

Lavorare in una piccola azienda o addirittura aprirne una propria può essere entusiasmante, ma può essere anche fonte di grande frustrazione. E si tratterà di un tipo di frustrazione che chi lavora in una grande azienda difficilmente conoscerà: quella derivata dall’impossibilità di specializzare il lavoro. Quando un’azienda è in fase di crescita non è detto che sia sempre possibile suddividere il lavoro in modo ottimale: può essere che non ci sia abbastanza personale per assegnare un singolo dipendente a ogni mansione che lo richiederebbe oppure che non ci si possa permettere di assumere qualcuno con il grado di specializzazione che occorrerebbe per un certo settore. In questa fase l’imprenditore o lo startupper costruirà un delicato equilibrio che potrebbe essere riassunto in un manuale dal titolo “lo zen e l’arte di capire quando togliersi dai piedi”. Se non si hanno abbastanza dipendenti per fare ciò che occorre, è bene impegnarsi in prima persona a coprire le lacune o limitarsi a non intralciare il lavoro già in corso? Se non siete ancora cresciuti abbastanza da permettervi nuove assunzioni, potreste dover alternare queste due opzioni, ma per farlo dovete avere un quadro molto chiaro delle necessità e del ruolo dei vostri dipendenti e collaboratori.

La differenza fra team building e necessità

Chiariamo un punto fondamentale: non vi sto consigliando di trasformare la vostra quotidianità lavorativa in un gigantesco (e potenzialmente fastidioso) esercizio di team building e di ridistribuire a caso i ruoli all’interno del vostro gruppo di lavoro: sarebbe una inutile follia. Quello che vi sto suggerendo è piuttosto una strategia per le emergenze, volta a trarre qualche piccolo vantaggio da quella che altrimenti sarebbe solo una situazione sgradevole, come il trovarsi una posizione scoperta e lavoro che si accumula perché non avete la possibilità di sostituire un membro del team. Questo tipo di esperienza, se affrontata nel modo giusto, può rivelarsi benefica sia per chi coordina e guida un team sia per i singoli membri che ne fanno parte. Confrontarsi con le difficoltà e responsabilità degli altri membri del team aiuta ad assumere una prospettiva più ampia sul lavoro e sugli obiettivi comuni.

Migliorarsi a vicenda

Un noto attore ha raccontato, nella sua biografia, un episodio frustrante della sua carriera teatrale. Lo spettacolo in questione prevedeva che il protagonista battesse il pugno su un tavolo e, dal momento che si trattava di una produzione con moltissime repliche, questo gesto veniva ripetuto più volte al giorno per settimane. Dopo un paio di mesi, l’attore si accorse di avere colpito il tavolo sempre nello stesso identico punto, fino a consumare la vernice creando una macchia. Irritato da questo fatto, si ripromise, nelle repliche successive, di fare attenzione a colpire il tavolo in un punto diverso: non ci riuscì mai. L’automatismo era talmente solido che, una volta iniziata la “routine” di quella scena, il movimento si dirigeva automaticamente sempre nello stesso punto. Ecco, il nostro lavoro spesso ci porta nella stessa situazione: quando acquisiamo degli automatismi, non siamo più in grado di cambiarli e a volte neppure di notarli. Trovarsi a svolgere il lavoro di qualcun altro, tuttavia, ci pone in un contesto nel quale non abbiamo acquisito nessun automatismo. Questo ci permetterà di ragionare in modo logico sul lavoro da svolgere e, spesso, di identificare possibili miglioramenti da apportare alle procedure, e di notare cose che spesso sfuggono a chi ricopre quella posizione quotidianamente. Allo stesso modo, se un collega o un dipendente svolge il nostro lavoro per un po’, potrà illuminarci sui piccoli automatismi dannosi che spesso non ci rendiamo conto di avere.

L’importanza dell’empatia nel lavoro di squadra

Questo è probabilmente l’elemento che rende questa esperienza più simile a un team building che a una riorganizzazione del lavoro aziendale. Vestire i panni di qualcun altro ci renderà più sensibili ai suoi problemi, alle difficoltà che incontra quotidianamente e ad aspetti del suo lavoro che prima tendevamo a ignorare. Questa consapevolezza ci sarà molto utile nei momenti di difficoltà. Quando qualcosa non va per il verso giusto, infatti, non c’è niente di peggio che addossarsi la responsabilità a vicenda. Conoscere ed essere in grado di identificarsi con il punto di vista di un altro membro del team ci aiuterà a essere più orientati alla soluzione del problema, piuttosto che all’identificazione di un responsabile da biasimare. Il risultato ultimo, ovviamente, non potrà che essere un aumento dell’efficienza e della produttività dell’intera squadra.

Conclusioni

Vi sto consigliando di dedicare un giorno al mese a scambiarvi i ruoli in azienda? Neanche per idea. Come specificato all’inizio, questo non è un esercizio di team building, ma una strategia utile da adottare per trasformare un’emergenza – un’improvvisa assenza, una posizione che si libera prima del previsto – in un’opportunità di crescita e miglioramento sia personale che aziendale. Oppure potete fare come fanno tutti e tappare il buco con uno stagista pagato il meno possibile che rimanderete a fare le fotocopie non appena l’emergenza sarà rientrata, chiedendogli anche di ringraziarvi per l’opportunità. Poi, quando una startup di ventenni motivati vi supererà nella corsa al vostro cliente migliore, non dite che non vi avevo avvertito.
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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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