Formazione

Le 4 caratteristiche di un pessimo freelancer

pessimo freelancer
Scritto da Angela

Ci vuole un’attitudine particolare per prendere scrupolosamente nota di tutti i difetti della propria categoria. Qualcuno potrebbe scambiare questa disposizione d’animo per pessimismo o per scarsa fiducia nell’umanità, ma in realtà si tratta di una conseguenza naturale del desiderio di migliorarsi. Imparare dai propri errori è fondamentale, ma imparare da quelli degli altri può essere altrettanto utile. Per questo motivo, dopo aver attinto alla mia personale esperienza nel settore degli eventi per raccontarvi tutto ciò che un organizzatore di eventi non dovrebbe essere, oggi vi propongo il ritratto del pessimo freelancer, quello che dovreste sforzarvi di non essere o, se vi trovate dall’altra parte della barricata, quello che non dovreste mai assumere.

1.Il freelancer in saldo

Essere un freelancer è la posizione migliore del mondo. Certo, ci vuole la giusta attitudine e non bisogna essere troppo affezionati all’idea dello stipendio fisso, ma la gratificazione diretta e l’autonomia lavorativa sono impagabili. Questo non vuol dire, tuttavia, che l’aspetto economico sia del tutto trascurabile. Il freelancer in saldo è quello che ha tariffe esageratamente più basse rispetto agli altri liberi professionisti del settore. Ha superato il concetto di competitivo, per avvicinarsi a quello di disperato, ha chiesto una cifra ridicola e per giunta ha specificato che è negoziabile. Il prezzo è talmente stracciato che, se questo freelancer fosse uno stereo, probabilmente vi verrebbe consegnato in forma di scatola di cartone piena di mattoni.

freelancer in saldo

Perché non assumere un freelancer in saldo

Perché un professionista che valuta così poco il proprio tempo molto probabilmente valuta assai poco anche la cura richiesta per svolgere il lavoro. Se le tariffe eccessivamente basse richiedono un numero spropositato di clienti per accumulare un introito mensile decente, potete stare certi che il lavoro sarà approssimativo e sciatto, perché il freelancer in saldo non ha il tempo di rivedere e correggere il materiale prima di consegnarvelo, occupato com’è a sobbarcarsi da solo i ritmi di produzione di una fabbrica cinese.

Perché non essere un freelancer in saldo

Perché attirereste solo il tipo di clienti che pensano più al risparmio che alla qualità del lavoro e che, di conseguenza, non lo rispettano. La qualità dei lavori che riuscirete a farvi assegnare sarà inversamente proporzionale alla quantità (se siete fortunati), il che vi porterà a impiegare una gran parte del vostro tempo a svolgere lavori poco gratificanti e mal pagati, raggiungendo in breve tempo livelli di frustrazione che vi faranno invidiare gli operatori dei call center che vi chiamano la domenica mattina alle nove per proporvi un nuovo contratto telefonico.

2. L’onnivoro: accetta qualsiasi lavoro senza fare domande

L’onnivoro è un parente stretto del freelancer in saldo e non è raro trovare singoli professionisti appartenenti a entrambe le categorie. Un freelancer che non vi fa alcuna domanda prima di accettare un briefing probabilmente ha già deciso come svolgere il lavoro e lo ha deciso prima di incontrarvi, perché affronta tutti gli incarichi esattamente nello stesso modo. Che si tratti di uno scrittore, di un web designer o di un social media manager, è probabile che tutti i suoi lavori siano fatti in serie e indistinguibili l’uno dall’altro – il che, solitamente, non è sinonimo di qualità.

onnivoro

Perché non assumere un onnivoro

Perché non gli interessano le vostre esigenze e tenderà a ignorarle. Fare domande e chiedere chiarimenti è segno di interesse e attenzione e di un autentico desiderio di raggiungere un risultato pienamente soddisfacente, che risponda davvero alle necessità del cliente. Chi accetta qualsiasi lavoro prima di aver approfondito i dettagli difficilmente sarà in grado di mantenere un livello di qualità costante.

Perché non essere un onnivoro

Perché non siete onniscienti: nessuno è esperto di tutto. Spesso, soprattutto all’inizio della propria carriera da freelancer, si teme che fare troppe domande o chiedere chiarimenti sia considerato sintomo di pedanteria o di scarsa competenza. Se un cliente si infastidisce perché gli avete chiesto di approfondire un punto del briefing prima di accettare il lavoro, probabilmente non è il cliente che fa per voi. È meglio spendere qualche email in più per farsi un quadro chiaro di ciò che vi viene richiesto, piuttosto che accorgersi a metà strada, magari dopo avere già ricevuto una parte del pagamento, che non siete in grado di portare a termine il lavoro. Ed è meglio avere la reputazione del puntiglioso perfezionista, piuttosto che quella dell’inaffidabile dilettante.

3. L’Informale: ha paura dei contratti, degli impegni e delle firme

Non ha una posizione fiscale definita o forse sì, non è dato saperlo, comunque il commercialista gli ha detto di non fatturare troppo o di farsi fatturare qualcosa da un amico. In ogni caso l’Informale non ha bisogno di una lettera di incarico o di un contratto: siamo fra persone civili, vuoi che non basti una stretta di mano? No, non basta. Chi non è in grado o non ha intenzione di garantire una prestazione lavorativa regolare non è un freelancer, è uno con un hobby che cerca di farsi pagare senza neanche troppo impegno.

informale

Perché non assumere un Informale

Perché se non si preoccupa di prendere seriamente la garanzia di essere pagato, non prenderà seriamente neppure il lavoro. Un contratto, per definizione, tutela entrambe le parti e in assenza di questa tutela l’informale può lasciarvi a piedi perché ha deciso che aveva bisogno di andare a ritrovare se stesso a Ibiza. Certo, in questo caso gli rovinerete la reputazione sconsigliando a tutti i vostri colleghi e conoscenti di ingaggiarlo, ma se non si preoccupa del ritorno economico, pensate forse che possa preoccuparsi della buona reputazione?

Perché non essere un Informale

Perché è il modo migliore per lavorare gratis. Forse non siete il tipo di persona che abbandona il cliente per andare a coltivare la spiritualità alle Baleari, ma non potete avere la certezza che il cliente non sia intenzionato a farsi consegnare il lavoro per poi dimenticarsi improvvisamente come si risponde al telefono. Soprattutto in Italia, da diversi anni a questa parte, si è diffuso il timore che chiedere di essere tutelati, di avere impegni scritti e di fatturare regolarmente le proprie prestazioni equivalga a essere considerati “difficili”, ma l’alternativa è essere considerati “facili” da sfruttare.

4. Il compagnone: vuole essere il vostro nuovo migliore amico

Già dopo la prima riunione vi rendete conto di sapere troppo di lui o di lei. Usa il vostro nome di battesimo a ogni occasione perché lo ha letto su un qualche manuale americano di costruzione del successo personale. Vi ha raccontato la sua giornata, menzionando impegni familiari, relazioni, figli, animali domestici, hobby e sport. Soprattutto, ha cercato di individuare punti e interessi comuni completamente estranei all’attività professionale. Se la collaborazione prosegue, il tempo dedicato a parlare di questi argomenti aumenterà progressivamente, fino a relegare la discussione del lavoro vero e proprio agli ultimi cinque minuti della riunione.

compagnone

Perché non assumere un compagnone

Perché la simulazione di un rapporto umano, che evidentemente non può essere germogliato in cinque minuti, finirà inevitabilmente per inquinare il rapporto professionale. Se inizialmente potrete ricavare una sensazione di rilassante familiarità da questo tipo di rapporto, ne constaterete gli effetti negativi quando avrete la necessità di esprimere una rimostranza o dichiararvi non interamente soddisfatti del lavoro svolto, chiedere di apportare una modifica al materiale già consegnato o negoziare un compenso. Tutti questi aspetti della relazione professionale risulteranno come minimo imbarazzanti, se avrete permesso al compagnone di mettervi a parte dei dettagli della sua vita privata o, peggio, se siete stati al gioco condividendo elementi della vostra.

Perché non essere un compagnone

Perché, semplicemente, è un’opzione poco dignitosa e, soprattutto, è un’arma a doppio taglio. Non dico che si debba seguire un’etichetta da diciannovesimo secolo e darsi del voi, ma è bene ricordarsi che il cliente e l’amico sono due figure assai diverse. Sentirsi liberi di muovere una critica è fondamentale tanto per il freelancer quanto per il cliente e lamentarsi per un pagamento in ritardo può risultare molto difficile se si è creato un rapporto di (finta) confidenza.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

2 Commenti

  • Buonasera Angela,
    finalmente qualcuno che ragiona in termini di qualità!!
    Peccato che in pratica tutti privilegino il “basso costo”.
    Personalmente ho sempre evitato di “svendere” la mia esperienza e le mie competenze!!!
    Risultato: sto cambiando lavoro!!!!
    Jaydee Show

    • Caro Gianluigi, può essere frustrante cercare di affermarsi puntando sulla qualità in un contesto nel quale spesso si gioca al ribasso e credo che tutti, in momenti diversi, abbiamo avuto la tentazione di gettare la spugna. Però è un peccato, nonché una perdita per tutto il settore, quando chi pensava di fare la differenza sceglie di farsi da parte a favore di chi si svende. Sulla lunga distanza la differenza si vede, ma bisogna anche avere a che fare con interlocutori che hanno voglia di cercarla! In bocca al lupo.
      Angela

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