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Le 4 startup Italiane da tenere d’occhio nel 2017

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Scritto da Angela

Il 2016 è stato un buon anno. Scommetto che questa frase non l’avete sentita spesso, ultimamente, ma lasciatemi spiegare. Il 2016 è stato un buon anno – ottimo, addirittura – per le startup Italiane , la crescita degli investimenti è stata massiccia e il trend sembra destinato a continuare nel prossimo futuro a addirittura, secondo alcune analisi, non sarebbe ancora arrivato al culmine. Nel 2016 gli investimenti in startup in Italia sono stati pari a 217 milioni di Euro, se si contano tutte le forme di finanziamento, dall’equity funding al venture capital ai finanziamenti istituzionali. La crescita non è stata uniforme per tutti i tipi di investimento, ma è comunque notevole se comparata a quella dell’anno scorso (il solo settore equity ha registrato una crescita del 24%). La maggior parte delle startup italiane che hanno beneficiato di questi investimenti e che hanno prosperato nell’ultimo anno operano nel settore delle tecnologie digitali, ma anche le startup che si occupano di biotecnologie e energie alternative sono in crescita. Fra le startup Italiane che si sono distinte nel 2016, ne abbiamo identificate 5 da tenere d’occhio nel 2016.

1. Employerland: la gamification delle risorse umane

startup 2016 employerlandQuesta startup Romana ha un’ambizione: applicare principio della gamification ai processi di assunzione. Si tratta di un social game a tutti gli effetti, pensato per mettere in contatto le aziende che cercano personale con giovani e capaci professionisti. Come si fa a farsi notare da un’azienda? Si partecipa a sfide e si superano test per provare le proprie capacità e la propria conoscenza del brand con cui si vorrebbe lavorare. Molti grandi marchi hanno già iniziato a usare l’app per le assunzioni di nuovo personale. Fra i primi utilizzatori si contano Unilever, Microsoft, Bosch, Whirlpool, Tiger, Leroy Merlin, Bata e addirittura la RAI. La piattaforma, al momento, è disponibile solo in Italiano, ma è lecito aspettarsi un’espansione internazionale nel prossimo futuro.
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2. Buzzoole: un modo semplice per crescere sui social

startup 2016 buzzooleL’idea di Buzzoole, che si autodefinisce “la prima app IEO (Influence Engine Optimization)”, è tanto semplice quanto geniale: i brand hanno bisogno di influencer per le loro campagne promozionali e per creare il tanto agognato hype, il quale può essere ottenuto offrendo incentivi come sconti o buoni. Buzzole ha lo scopo di mettere in contatto i brand e gli influencer nel modo più semplice e diretto possibile, permettendo ai brand di stabilire degli obiettivi per ogni campagna e agli influencer, tramite i social media, di partecipare postando contenuti su un determinato argomento entro un certo limite di tempo, creando l’hype richiesto e permettendo ai brand di raggiungere un buon livello di popolarità sui social media entrando nei trend. Gli influencer ottengono in questo modo vantaggi, regali e sconti. Naturalmente gli sviluppatori hanno anche messo in azione alcuni meccanismi per evitare gli abusi. Gli influencer vengono classificati per aree di specializzazione, dal momento che un articolo su un certo tema, se condiviso da un esperto in quel campo, ha naturalmente un valore maggiore rispetto al commento di un utente qualsiasi che non è particolarmente ferrato in materia. questa startup è un esempio perfetto di come si crea un servizio per venire incontro a una necessità esistente: l’influencer marketing è in crescita da oltre dieci anni e fino a questo momento era ancora decisamente poco organizzato e privo di infrastrutture, se confrontato con altri tipi di marketing ugualmente o anche meno popolari.

3. Sardex: il cambiamento cha parte dal basso (il Bitcoin delle startup Italiane

startup 2016 sardexSardex è un esperimento senza precedenti, la cui natura intrinseca rende assai difficile la sua applicazione al di fuori della Sardegna, ma il cui principio è così interessante che ci aspettiamo di vedere startup simili nascere e prosperare in futuro. Il Sardex è una valuta virtuale che, per dirla parafrasando Douglas Adams, è quasi, ma non proprio, esattamente uguale a Bitcoin. La differenza principale, naturalmente, sta nel fatto che Bitcoin è potenzialmente una moneta globale, mentre il Sardex può essere utilizzato solo nella sua regione di origine, dal momento che è stato creato come strumento di supporto all’economia e di localizzazione del potere d’acquisto, per aiutare i commercianti e le imprese locali. Il Sardex ha creato un mercato parallelo e per lo più autosufficiente, con l’obiettivo di alleviare la pressione fiscale sulle PMI locali e promuovere la solidarietà e lo spirito comunitario sul territorio. Si basa su un sistema di crediti, che possono essere usati per acquistare beni o servizi esclusivamente all’interno del network degli affiliati Sardex, in base al principio per cui, se si possono affrontare almeno alcune delle spese aziendali usando una moneta virtuale, sarà possibile avere a disposizione una maggiore quantità di capitale reale per resistere alla crisi economica in corso. Per permettere al sistema di sostenersi, ogni affiliato deve mantenere un bilancio in Sardex pari a zero e può accettare crediti solo nella misura in cui intende spenderli.

4. 4Gifters, l’evoluzione dello shopping

startup 2016 4giftersAvete mai sentito parlare di social e-gifting? Probabilmente sì, da quando una startup simile ha iniziato a fare pubblicità sulle tv nazionali, ma questo articolo è stato scritto prima e quindi la risposta era “certamente no”. 4Gifter è stata la prima app nel suo genere e l’idea sembra già aver preso piede. Non si tratta di una semplice piattaforma di e-commerce. Prima di tutto perché il concept del progetto ruota esclusivamente intorno all’idea di regalo e in secondo perché al momento è prevalentemente applicato ai settori del lusso, con un occhio alla beneficenza. Comprare un regalo a qualcuno su 4Gifters può voler dire che il destinatario andrà a prelevare il proprio regalo direttamente in negozio, con l’opzione di accettarlo o prendere qualcos’altro di uguale valore. In alternativa, il dono può essere spedito, esattamente come avviene per qualsiasi altro e-commerce. Gli utenti possono anche mettere online la propria wishlist e condividerla con gli amici per suggerire regali futuri. A ogni pagamento, all’utente è offerta la possibilità di donare a un’associazione o istituzione benefica. Per i commercianti, ovviamente, il vantaggio maggiore si ha nell’esperienza “in-shop”, dal momento che un cliente che entra fisicamente in negozio, anche se il suo acquisto è stato pagato in anticipo, rappresenta comunque una possibilità fi fidelizzazione e di ulteriori vendite rispetto a un cliente che acquista online. L’app, al momento, funziona con brand internazionali, con spedizioni in diversi paesi e negozi a Milano, Roma, New York e Londra.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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