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Lezioni di content marketing da Douglas Adams e Kung Fu Panda

content marketing
Scritto da Angela

Parliamo di content marketing all’interno di un “pezzo” di content marketing, ovvero facciamo del meta-content marketing. Esaltante, vero? Di tutti i carri vincenti passati negli ultimi anni, questo è forse il più affollato e non è difficile capirne i motivi. Mezzo secolo abbondante di bombardamento basato sugli imperativi – “Compra!”, “Mangia!”, “Guarda!”, “Ascolta!” – ci hanno resi finalmente insensibili ai comandi e immuni al fascino del punto esclamativo e abbiamo imparato a ricercare contenuti rilevanti in base ai nostri interessi e a costruirci le nostre opinioni personali. Ne consegue che, dal satanico punto di vista del marketer, è fra quei contenuti rilevanti che si nascondono le migliori opportunità di guadagno e tutti vogliamo tuffarci su questa torta apparentemente inesauribile e assicurarcene una fetta. Qui, tuttavia, iniziano i problemi. Solo su WordPress vengono pubblicati ogni giorno circa due milioni di post. Anche dividendo i contenuti per categorie e per lingua, il livello di “rumore” medio intorno a ogni argomento è altissimo e il fatto di pubblicare contenuti non garantisce affatto la diffusione e tantomeno l’impatto positivo di questi ultimi. Naturalmente esistono infiniti tool per misurare l’efficacia di ogni singolo post (e qualcuno di questi meriterebbe una recensione, più avanti), ma prima ancora di chiedersi quali articoli hanno generato vendite o sottoscrizioni alla vostra mailing list, è il caso di interrogarci su come assembliamo i nostri contenuti e chiederci se ciò che scriviamo merita di essere letto. Io lo faccio costantemente: un’ansia da non averne idea.

Moderare l’autostima rileggendo Douglas Adams

douglas adamsCominciamo col toglierci un peso dalla coscienza: non stiamo fornendo informazioni vitali per nessuno. Possiamo forse dire qualcosa di utile, dare un parere interessante, comunicare ai nostri lettori su qualcosa che non conoscevano, ma nella maggior parte dei casi il web non cambierebbe volto in modo drammatico se qualcuno ci caricasse in blocco su un’arca e ci spedisse nello spazio come “il terzo inutile della popolazione” di Golgafrincham in Ristorante al Termine dell’Universo di Douglas Adams. Perché, dunque, si legge un blog? Ci sono due possibilità: o quel blog contiene informazioni che non si potrebbero reperire altrove, oppure, semplicemente, è piacevole da leggere. Appartengono alla prima categoria i blog i cui gestori hanno eseguito o commissionato ricerche di mercato o riportano testimonianze dirette su eventi o situazioni e, in misura minore, i blog che forniscono tutorial e indicazioni di utilità pratica. Se non appartenete a questa categoria non c’è assolutamente niente di male, non vergognatevene e cercate, almeno, di essere di buona compagnia. Un parere può essere interessante tanto quanto un’informazione, a patto che si presenti per quello che è, ovvero un’opinione e non un fatto, e che sia espresso in modo gradevole e con proprietà di linguaggio (sembra ovvio, lo so, ma vi giuro che di recente ho letto l’espressione “essere presi male” nella prima riga di un articolo di una nota testata online).

Video content marketing: la qualità conta. Davvero.

I video sono uno strumento di marketing splendido, di efficacia ineguagliabile, rappresentano il futuro e presto saremo tutti vlogger. No. E non solo perché ci sono momenti nei quali si guarda più volentieri un video e altri nei quali si legge più volentieri un blog, ma semplicemente perché la quantità di video di scarsissima qualità che vengono prodotti rischia di generare ancora più “rumore” e di rendere più difficile farsi notare con un video di quanto non lo sia farlo con un blog. Produrre un video richiede competenze che vanno oltre la capacità di reperire un keygen per Premiere. Non mi riferisco solo alle competenze tecniche necessarie per il montaggio, ma soprattutto alla capacità di strutturare i contenuti in modo interessante, di costruire le immagini in modo gradevole e di adattare il linguaggio al medium che si è scelto. Vi faccio un esempio pratico: poco tempo fa ho visto un video-test dell’Apple Watch sul canale youtube del Wall Street Journal: questo.


Presa dal desiderio di condividere un contenuto rilevante con i miei colleghi italiani feticisti della Apple (non entriamo in questa discussione, è come una fede calcistica, si accetta e basta) ho cercato un equivalente italiano sui canali social delle più note testate tecnologiche. L’ho trovato. Ma non ve lo posto, perché non mi piace dir male dei colleghi. Il video in questione, invece di essere girato con una go-pro, era ripreso da un’altra persona, rendendo il punto di vista molto più scontato e meno emozionante. Le luci non erano minimamente curate, l’effetto era quello del video in cameretta fatto da un adolescente con la videocamera del telefono. La persona che indossava l’Apple Watch non era a proprio agio nel parlare alla telecamera, il tono era finto e forzato e il risultato, inevitabilmente, noioso. Se siete in grado di produrre un video come quello del Wall Street Journal (e non ci vuole nemmeno un gran budget), fatelo senza remore. Se non lo siete, per favore, lasciate perdere: concentratevi sullo scrivere cose interessanti.

L’importanza della regolarità

calendarioNon fate promesse che non potete rispettare. Questa massima vale nella vita, ma in molti faticano a mantenerla nella gestione del proprio blog. La regolarità e l’affidabilità sono essenziali per chi desidera costruire una base di lettori solida. Lanciare una rubrica mensile o settimanale e interromperla dopo pochi numeri perché non si è in grado di mantenere il ritmo nel calendario dei propri impegni, per esempio, non è una mossa intelligente. Piuttosto stabilite degli obiettivi di difficoltà crescente per voi stessi, senza comunicarli ai vostri lettori, e testate il livello di impegno necessario per raggiungerli. Solo quando sarete certi di poter mantenere un certo ritmo sbilanciatevi nell’annunciare che pubblicherete un post al mese, tre alla settimana, che terrete una rubrica bimestrale di interviste e così via. L’affidabilità funziona anche se non viene esplicitamente comunicata: se postate in modo regolare, chi ha piacere di leggervi sarà soddisfatto nello scoprire il vostro ritmo e controllare i vostri canali di conseguenza. Gli effetti positivi di una gestione regolare e affidabile si riverberano positivamente su tutti gli aspetti del web marketing. L’incostanza, invece, è un peccato quasi imperdonabile: deludete i vostri lettori una volta e altri cento blogger e content marketer saranno già pronti a contendersi la loro attenzione.

Scrivere un blog ispirandosi a Kung Fu Panda

Come farsi notare, con un piccolo blog di recensioni a budget ridotto, quando il Wall Street Journal straccia il vostro post sull’Apple Watch con un video blog irresistibile? Se c’è qualcosa che abbiamo imparato da vent’anni di film sul Kung Fu è che per vincere una competizione ognuno di noi, anche il più improbabile degli atleti, deve scoprire i propri inimitabili punti di forza e sfruttarli.

Una grande testata ha necessità editoriali molto più complesse e responsabilità molto più di un piccolo blog, quindi ogni contenuto deve essere pianificato con largo anticipo. Un blog ha la possibilità di essere più dinamico, perché ogni autore può commentare i fatti più rilevanti del proprio settore in tempo reale, spesso senza bisogno di ottenere l’approvazione del caporedattore. Se la testata è piccola, inoltre, sarà senz’altro più facile ottenere un feedback diretto dai lettori, instaurare interazioni autentiche e scoprire che cosa i vostri lettori vorrebbero o si aspettano dal vostro blog.

Se c’è una seconda cosa che abbiamo imparato da Kung Fu Panda è che i ravioli sono un buon motivo per fare qualsiasi cosa e che il caso non esiste.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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