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Marketing non convenzionale: 3 esempi di successo

marketing alternativo trump
Scritto da Angela

Quando ci capita di rivedere le campagne pubblicitarie con le quali siamo cresciuti, o addirittura quelle degli anni d’oro della pubblicità, fra gli anni ‘50 e gli anni ’70, ne siamo affascinati e al tempo stesso le troviamo ingenue. La semplicità di un messaggio che abbina un’immagine gradevole (spesso quella di una figura femminile) al nome di un prodotto e invita a comprarlo ci appare un tentativo quasi maldestro di catturare l’attenzione del pubblico. Questo dipende dal fatto che, in quanto “nativi della persuasione”, siamo certamente più abituati dei nostri nonni a riconoscere i tentativi di condizionamento e diamo grande valore alla nostra capacità di esercitare scelte libere e autonome. Per chi si occupa di marketing, tutto questo si traduce in una necessità di aggiornare costantemente le strategie, per tenere il passo con l’evoluzione del pubblico a cui sono rivolte. Questa ricerca ha stimolato, negli anni, lo sviluppo di strategie di marketing non convenzionale, che consentono di veicolare i propri messaggi al di fuori delle piattaforme e dei linguaggi tradizionali. Esaminiamo le più note

Guerrilla Marketing

Il guerrilla marketing non è esattamente una novità: esiste ormai da decenni e, se non fosse per il fatto che rinnovarsi fa parte della sua natura intrinseca, potrebbe ormai quasi essere considerato una tradizione. Il principale appeal del guerrilla marketing ai suoi inizi consisteva nei costi molto accessibili, a fronte di un impatto emotivo e comunicativo molto più forte di quello del marketing mainstream. Naturalmente nulla che sia davvero efficace resta economico a lungo, quindi possiamo dire con relativa sicurezza che, a meno di non avere un colpo di genio davvero rivoluzionario e un team disposto a sostenervi, una buona campagna di Guerrilla Marketing oggi può arrivare a costare quanto e più di una strategia convenzionale. È tuttavia ancora vantaggioso affidarsi a questa tecnica, poiché i risultati che porta, se messa in atto con intelligenza, sono ancora fra i più alti del settore. L’idea principale del guerrilla marketing è quella di evitare le piattaforme standard (come cartelloni, volantini e spot multimediali), per far comparire la promozione del brand in spazi insoliti, che il pubblico sperimenta nella propria quotidianità. Naturalmente questo non vuol dire che mettere un adesivo col vostro brand dentro un vagone della metropolitana o sul palo di un semaforo serva a qualcosa: per funzionare il guerrilla marketing deve essere creativo e incidere sugli spazi in modo pertinente, efficace e insolito. Una buona campagna di guerrilla marketing tiene conto dei riferimenti della cultura popolare e delle nicchie di pubblico a cui si rivolge, e soprattutto mira a coinvolgere le comunità che accedono normalmente a un certo spazio. In questi video, si vedono due diverse idee di guerrilla marketing ed è facile notare come in nessun caso si tratti di scelte propriamente economiche. Nel primo caso, un brand attiva un’intera crew di persone, con tanto di camion dei pompieri e cavallo bianco, per sorprendere una cliente che ha eseguito un test per strada e realizzare un video emozionale.

Nel secondo caso, i brand coinvolti hanno semplicemente speso cifre considerevoli per essere autorizzati a espandere lo spazio occupato dai propri poster, loghi o elementi brandizzati.

Flash mob

Del flash mob abbiamo parlato più volte: si tratta di un tipo di marketing basato su singoli eventi in cui un gruppo di persone si ritrovano in un luogo pubblico e intraprendono all’unisono una certa attività, allo scopo di sorprendere o scioccare gli astanti. Come molte strategie di marketing, il flash mob non è nato con scopi promozionali, ma come forma di protesta sociale o come satira di costume. Alcuni flash mob sono passati alla storia, come le “guerre dei cuscini” note anche come “pillow fight club”, generalmente connesse a iniziative sociali, oppure gli “street dancers” che hanno ballato sulle note della musica trasmessa nella metropolitana di Londra, per la promozione del marchio T-Mobile.

Anche in questo caso, l’impatto emotivo è alla base dell’efficacia della strategia: il fatto che i partecipanti siano vestiti come passanti qualunque e quindi siano “sorprendenti” nel loro iniziare a danzare, dà agli astanti l’idea di essere parte di qualcosa di speciale, di essere al centro dell’azione. Certo, il pubblico che può assistere a un flash mob è limitato, ma un impatto simile può essere trasmesso a chi guarda il video. In questo caso, ovviamente, il messaggio sarà meno forte, ma raggiungerà un target molto più vasto.

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Satira, sarcasmo, ironia e… parzialità. Il caso Cards Against Humanity

cards against humanity marketing alternativoSe cercate qualcuno da cui prendere esempio nella ricerca di strategie di marketing non convenzionali, sintonizzatevi sui canali social di Cards Against Humanity e prendete appunti. Per chi non lo conoscesse, Cards Aganst Humanity è un popolare gioco di carte il cui scopo è, semplicemente, “essere cattivi”. Dare il peggio di sé, dire cose sconvenienti e non vergognarsi di niente, per questo brand, sono veri e propri pilastri dell’identità. Coerentemente, il team promozionale del brand non ha paura di fare scelte oltraggiose e controcorrente. Fra gli investimenti più recenti, l’acquisto di un grosso pezzo di terra al confine fra Stati Uniti e Messico, nella zona sulla quale dovrebbe sorgere il discusso muro promesso da Donald Trump. Acquistando la speciale edizione del gioco “Cards Against Humanity Saves America Pack”, gli acquirenti diventano titolari di una parte di quella terra, diventando così parte attiva del boicottaggio. In questo modo Card Against Humanity ha ottenuto due cose: ha fatto parlare di sé in tutto il mondo e si è confermato come un brand coerente presso il proprio pubblico di riferimento, composto soprattutto da giovani che non apprezzano il governo in carica. Il brand si è presentato come un alleato, collocandosi molto in alto in un universo di riferimento che una certa fascia della popolazione usa per identificarsi. Un’altra iniziativa apparentemente controcorrente è stata quella di alzare il prezzo del prodotto di cinque dollari durante il Black Friday del 2013. L’assurdità di questa mossa, proprio nel giorno in cui tutti i brand offrono prezzi stracciati, con conseguenti file e risse davanti ai negozi, ha divertito e infiammato il pubblico, creando un livello di engagement social senza precedenti e, ancora una volta, ottenendo che tutti i più importanti media parlassero del marchio, senza la necessità di investire in una campagna stampa.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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