Banner sito
Formazione Temporary Shop Web Markerting

Marketing Instore: perché compriamo ancora di persona

instore
Scritto da Angela

Non si vive di solo e-commerce, esiste anche il marketing InStore. Nonostante la crescita esponenziale nel volume complessivo degli acquisti online, oltre l’80% delle transazioni avviene ancora di persona. Negozi, supermercati, centri commerciali, distributori specializzati: su questi canali si basa ancora la fetta più consistente degli introiti di molti brand. C’è un che di confortante nell’idea di continuare a fare acquisti esattamente nello stesso modo in cui li facevano i nostri genitori e i nostri nonni, tuttavia le cose non stanno esattamente così. Il fatto che il contesto della vendita sia ancora quello tradizionale, non vuol dire che tutto ciò che avviene in questo contesto sia cristallizzato negli anni ’60. La diffusione capillare della comunicazione e del marketing online ha dimostrato in modo incontrovertibile l’importanza di raccogliere e organizzare tutte le informazioni possibili in occasione di ogni acquisto. Sappiamo anche che, specialmente quando si sta valutando l’acquisto di beni di lusso ed elettronica, è sempre più frequente l’uso di smartphone all’interno del punto vendita, al fine di comparare prezzi, modelli e offerte. Il marketing omnichannel ha sicuramente fornito soluzioni molto interessanti da questo punto di vista, ma i risultati migliori si possono ottenere integrando l’interazione diretta e le nuove tecnologie.

InStore promotion: oltre il cartellone del “3×2”


Per molti il concetto di promozione “InStore” non si estende molto oltre la stampa di poster e cartonati destinati a pubblicizzare le offerte in corso con scritte dai colori vivaci e dai font chiassosi. Limitarsi a questi strumenti equivale a precludersi moltissime possibilità di interazione con i propri clienti e altrettante occasioni di raccogliere dati preziosi, che potrebbero incrementare le vendite. Una soluzione intermedia è il passaggio dal coupon tradizionale a quello inviato via mail, magari munito di QR code, che può essere utilizzato tramite smartphone. Il classico cartellone si è evoluto, in alcuni casi, in piccoli video display che propongono brevi video promozionali direttamente sugli scaffali, così da mostrare i prodotti nel loro concreto utilizzo. Questa soluzione è particolarmente utile per i prodotti dalle funzioni complesse, come elettrodomestici o apparati elettronici, assai meno per quelli il cui uso è ovvio. Uno schermo con un video promozionale accanto a una confezione di fagioli in scatola, per esempio, potrebbe essere un investimento inutile.

iBeacons e video: il contributo delle nuove tecnologie


Mutuata dall’industria degli eventi e in particolare dai trade show, la tecnologia degli iBeacons consiste in postazioni fisse che hanno la possibilità di inviare comunicazioni agli smartphone che si trovano entro un certo raggio. In questo modo è possibile informare i clienti in tempo reale sulle nuove offerte, promozioni e sconti, offrire coupon e stimolare interazioni di vario genere. Una tecnologia simile, se non proprio assimilabile agli iBeacons è quella dei video attivati da piccoli chip inseriti nei prodotti, al momento adottata da alcuni marchi di lusso soprattutto nell’ambito della moda. Anche in questo caso si tratta di video promozionali relativi ai prodotti, solo che, invece di essere trasmessi continuamente, tali video si attivano esclusivamente quando il cliente prende in mano o sposta il prodotto. In questo modo si ha la certezza di fornire informazioni esattamente quando il cliente le vuole, ovvero quando si è predisposto a esaminare quello specifico prodotto.

Privacy, etica e considerazioni di marketing:


Tutti siamo infastiditi dalle notifiche sui cookies nei siti e la maggior parte di noi sceglie di ignorare il vero significato di quei messaggi onnipresenti: “Ciao, sto raccogliendo dei dati su di te, sul tuo computer, sul tuo modo di navigare. Non ho intenzione di dirti quali siano questi dati, ho iniziato a raccoglierli non appena hai aperto la pagina e ho il diritto di farlo perché questo è il mio sito e tu non puoi farci nulla, però per legge sono tenuto a dirtelo”. Il fatto che tutti siamo ormai abituati a cedere terreno sulla difesa della nostra privacy online non vuol dire, tuttavia, che un atteggiamento invadente in un contesto di interazione diretta sia destinato a essere tollerato senza problemi. Se vogliamo costruire un rapporto di fiducia con i nostri clienti, è una buona idea lasciare che siano loro a fare la prima mossa, scegliendo di comunicarci qualcosa di importante o di iniziare un’interazione. Un buon modo per ottenere questo risultato può essere la creazione di un’app specifica: scegliendo di installarla sul proprio smartphone, il cliente prende la decisione consapevole di scambiare informazioni con il brand. Questo fa sì che le future comunicazioni, se condotte attraverso l’applicazione di riferimento, non verranno vissute come intrusioni nella privacy. Bombardare il cliente di notifiche non richieste avrà invece effetti negativi sulla reputazione del brand e finirà inevitabilmente per danneggiare anche le vendite, soprattutto a lungo termine.

Iscriviti alla newsletter

Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

2 Commenti

Lascia un Commento