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Milano Moda Uomo, dal 18 al 21 giugno 2016

moda uomo milano
Scritto da Angela

L’edizione invernale della settimana milanese della moda si è chiusa il 19 gennaio e quasi istantaneamente è iniziato il conto alla rovescia per quella estiva, che si terrà fra il 18 e il 21 giugno 2016. Per l’industria Italiana della moda in generale e per Milano in particolare, questi appuntamenti semestrali rivestono un’importanza particolare, poiché questo è uno dei pochi settori produttivi ancora in crescita. Anche in tempi di crisi, questo comparto è rimasto fra i punti di riferimento della nostra economia e l’emblema del nostro stile nel mondo. Il fatto che la moda non conosca crisi naturalmente non vuol dire che l’industria non cambi, tutt’altro: forse è proprio l’evoluzione continua a mantenerla vitale. A giugno, dunque, Milano sarà nuovamente pronta a ospitare il terzo fra i quattro grandi eventi della moda stagionale (preceduto da quelli di Londra e New York e seguito da quello di Parigi), per rivelare lo sviluppo nella stagione estiva delle tendenze che abbiamo visto fiorire in quella invernale.

Milano Moda Uomo: l’evento

Una manifestazione della portata di Milano Moda Uomo è lungi dal coinvolgere solo una ristretta cerchia di addetti ai lavori. Ogni edizione richiama decine di migliaia solo fra giornalisti, e buyer provenienti da tutto il mondo, che si muovono freneticamente per la città distribuendosi su oltre cento sfilate per ogni stagione e una miriade di eventi collaterali. Se si aggiungono i fashion blogger e le celebrità di vario calibro, si può avere un’idea ragionevole delle vere dimensioni di questo evento. A giugno a ben oliata macchina dell’ospitalità milanese si rimetterà in moto e sulle passerelle del capoluogo Lombardo saranno presentate le novità prèt-à-porter delle collezioni primavera/estate 2017. Già nell’edizione invernale sono state sperimentate misure di sicurezza supplementari, soprattutto in occasione delle sfilate di alcuni dei marchi più noti, come Dolce & Gabbana, Gucci e Prada. Anche per la manifestazione di giugno si prevede un incremento dei controlli, particolarmente in vista degli eventi per i quali è prevista una maggiore affluenza.

La fine del norm-core e la reinvenzione dell’unisex

Le sfilate della stagione autunno/inverno, sia nelle principali fashion week che in occasione di Pitti Uomo a Firenze, hanno indicato le principali nuove tendenze nel menswear. In particolare sembra essere scomparso il cosiddetto normcore, ovvero la predilezione, diffusasi negli ultimi anni, per linee di abbigliamento poco appariscenti e generalmente lontane dagli eccessi sfacciati dell’alta moda. Di questo stile, tuttavia, si è conservata in molte collezioni la tendenza “no gender” (quello che un tempo si chiamava “unisex”), che tende a proporre gli stessi capi sulle passerelle maschili e su quelle femminili. Viene spontaneo pensare che sia leggermente più facile applicare questo criterio in un universo di modelli diafani e tendenzialmente androgini, capaci di scambiarsi i vestiti come Tilda Swinton e David Bowie. Sarebbe interessante vedere la stessa intercambiabilità di jeans e camice fra Woody Allen e Adele o fra Dwayne Johnson e Charlotte Gainsbourg – tanto per fare due esempi improbabili a caso. Fra le altre tendenze avviate nella stagione appena conclusa, inoltre, c’è quella di molti marchi, fra i quali Cavalli e Dolce & Gabbana, a indicare come riferimento per la moda maschile modelli vintage, di epoche comprese fra gli anni ’50 e ’70, con connotazioni dandy ispirate talora all’ambito western e talora al rock’n’roll.

La moda, l’etica e l’industria

L’industria della moda è spesso nell’occhio del ciclone per le implicazioni etiche dei suoi standard di produzione e dei modelli che propone. Il dinamismo e la ricerca compulsiva di nuove tendenze che caratterizzano l’intero settore sono in aspro contrasto con la forte resistenza al cambiamento che questo presenta nei suoi aspetti sostanziali. Tuttavia si sono registrati, negli anni, alcuni segnali di cambiamento. Se non c’è stato molto da fare per gli standard disumani delle taglie zero – nonostante la bufera scatenatasi qualche anno fa per le discutibili dichiarazioni di Karl Lagerfeld – alcuni fra i maggiori brand stanno dimostrando un’inclinazione ad assumersi la responsabilità dei propri processi produttivi. Forse a causa dell’incremento del consumo consapevole, ormai diffuso anche fra i potenziali acquirenti dei più noti marchi del settore, la Maison Armani ha annunciato, per esempio, che sospenderà a partire da quest’anno l’utilizzo di capi contenenti pellicce di animali. Il comunicato ufficiale afferma che, dal momento che la tecnologia ci permette oggi di disporre di materiali alternativi di eccellente qualità, non ha alcun senso ricorrere a pellicce vere ottenute con metodi crudeli e disumani.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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