Interviste

Mostra Real Bodies a Milano: intervista al direttore Mauro Rigoni

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Scritto da Angela

Il primo ottobre è stata inaugurata a Milano la mostra Real Bodies, un evento unico, che è approdato in Italia dopo una serie ininterrotta di successi internazionali Smart Eventi ha collaborato con l’organizzazione di Real bodies, identificando la location ideale per un’esposizione unica e insolita come questa. Lo Spazio Ventura XV di Lambrate si è rivelato perfetto per un evento come questo, grazie alla sua estrema versatilità. Come abbiamo detto più volte, la location è essenziale nella creazione di un evento: da questa dipende l’atmosfera generale e il significato stesso dell’intero progetto. Per questo siamo così soddisfatti di questo progetto: l’armonia nella collaborazione è un elemento essenziale del nostro lavoro e quando la si raggiunge i risultati sono sempre soddisfacenti. Di questo e di altri aspetti abbiamo parlato con il direttore della mostra Mauro Rigoni.

Da chi è nato l’impulso che ha portato all’organizzazione di Real Bodies?

L’impulso è nato 5 anni fa, quando ho conosciuto un produttore di mostre americano, un nonnetto sui 70 anni, il classico zio d’America. Lui è stato l’iniziatore del progetto e ci siamo subito intesi, così che ho gestito per suo conto alcune tappe della mostra Real Bodies , l’ultima della quale è stato proprio l’evento di Milano. Il nostro rapporto si è consolidato nel tempo, con i vari successi che Real Bodies ha mietuto in tutta Europa.

Chi ha curato la parte di location scouting sul territorio milanese?

La location è stata trovata daSmart Eventi. Il primo contatto che ho avuto, dopo avere considerato altre agenzie, è stato subito chiaro: hanno capito le mie esigenze, ed individuato la location ideale, in particolare modo una collaboratrice dell’agenzia, Stefania, ragazza molto sveglia e rapida nel risolvere ogni situazione, da subito ho capito che potevano assistermi in questo progetto, con molta serietà e professionalità . In un primo momento ero scettico sulla location, ma dopo che mi sono state illustrate approfonditamente le caratteristiche di tutta la zona ho voluto credere nell’idea e così ì nata Real Bodies Lambrate. Premetto che nessuno inizialmente avrebbe scommesso un euro sul successo di Real Bodies, in questa location e zona di Milano.

Quali peculiarità organizzative presenta un evento come questo, che prevede la collocazione in uno spazio aperto al pubblico di veri corpi umani?

Un evento come questo presenta più o meno le stesse necessità organizzative di qualsiasi mostra. Il valore aggiunto qui è il tema, i contenuti: il corpo umano è una cosa che unisce tutti, interessa tutti. Quello che più conta è fare attenzione a non banalizzare il tema . Oltre a questo serve una grande preparazione in termini di marketing, per far capire l’importanza della mostra, ma anche per trattare adeguatamente l’aspetto scientifico, unire le due cose, coinvolgere le famiglie. Una mostra come Real Bodies, nell’immaginario collettivo, si associa a immagini molto forti di cadaveri nudi e crudi, invece i corpi esposti nella mostra Real Bodies sono trattati e presentati in modo scientifico e sereno, non impressionano, non spaventano . È da qui che nasce la curiosità che ha determinato il grande successo di questo evento.

Presumo che in chi vede una esposizione di questo genere si alterni la fascinazione della scoperta con l’inquietudine di trovarsi di fronte a dei resti umani veri e non a delle riproduzioni. Che feedback avete avuto, fino a questo momento, dai visitatori della mostra?

I visitatori quando entrano sono titubanti, un po’ in tensione, ma all’uscita li ritroviamo molto soddisfatti. Molti, quando escono, chiedono se i corpi e gli organi che hanno visto fossero proprio veri. I bambini sono i più curiosi ed entusiasti, ma anche i laureandi in medicina escono assolutamente soddisfatti: per loro è un’occasione di studio incredibile. C’è poi la gente comune, gente che ha subito interventi o ha altri motivi per interessarsi al funzionamento del corpo umano.
Diciamo che Real Bodies ha un indice di gradimento del 95%, e questo succede in tutti i paesi dove è stata esposta.

Quali testimonial avete coinvolto?

Abbiamo scelto vari testimonial, il più famoso è il dott. Alessandro Cecchi Paone , grande divulgatore scientifico, oltre che la Fondazione Veronesi. In tutte le mostre della serie è stata molto importante l’immagine dei medici e delle fondazioni Fondazioni che credono nel progetto Real Bodies.

A chi è diretta la mostra?

La mostra è diretta a tutti, perché il corpo umano interessa tutti , è l’unica cosa che accomuna tutti, persone di ogni etnia, credo politico o religione. È per questo che le mostre Real Bodies hanno un grande successo in tutto il mondo.

Che cosa vorreste che rimanesse impresso a chi visita Real Bodies?

Di Real Bodies vorremmo che il visitatore rimanesse in mente la fragilità e la complessità del corpo : quando ci ammaliamo ci preoccupiamo, appena guariti si ritorna a trattarsi male, mentre il corpo deve essere salvaguardato tutti i giorni. Purtroppo i ritmi di vita, gli stili di alimentazione, etc non permettono di dedicare molta attenzione a questi aspetti. Real Bodies può far vedere i danni causati dal fumo e dall’alcol, ma poi serve rispetto e la volontà di mettere in pratica i buoni propositi. In qualunque caso, Real Bodies lascia sempre un ricordo indelebile a tutti . La cosa che più mi affascina del presentare questa mostra è il fatto che il visitatore ci ringrazia quando esce . una mostra che da molte soddisfazioni, una mostra che lascia un segno non solo nel visitatore, anche nella città che viene ospitata.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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