Formazione

Obiettivi: come scegliere quelli giusti

obiettivi
Scritto da Angela

“Dove ti immagini da qui a dieci anni?” tutti abbiamo risposto a questa domanda almeno una volta nella vita e tutti abbiamo mentito. Il motivo per cui abbiamo mentito (ok, il motivo per cui io ho mentito) è che rispondere a questa domanda equivale a darsi degli obiettivi precisi, che è una cosa che non siamo abituati a fare. Siamo abituati ad avere dei compiti, delle scadenze, delle generiche aspirazioni, ma non degli obiettivi, soprattutto nel lavoro. Non aiuta il fatto che quasi tutti i testi e gli articoli disponibili sull’argomento siano orridi motivazionali d’oltreoceano con titoli come “Avevo un carretto degli hot dog e dopo solo sei settimane la mia azienda è quotata in borsa, scopri come ho fatto”. Senza voler rischiare eccessivi spoiler, di solito l’articolo mira a vendere un manuale di auto-realizzazione o un workshop per startupper. Questo non vuol dire che darsi degli obiettivi sia una perdita di tempo, tutt’altro. Avere obiettivi precisi da raggiungere è il solo modo di sapere se il lavoro che state svolgendo è utile e se vi porta nella direzione giusta, altrimenti il rischio è quello di perdervi in una miriade di impegni che riescono nel doppio intento di non essere né soddisfacenti né remunerativi e da lì a perdere completamente la motivazione che avete costruito con tanta fatica è un attimo. Disclaimer: in questo contesto stiamo parlando esclusivamente di obiettivi professionali, non di crescita umana, illuminazione, elevazione spirituale e altre meraviglie che ci sentiamo di rimandare all’oroscopo di Rob Breszny.

Gli obiettivi e i desideri

Provate a chiedere a qualcuno (voi stessi, per esempio), quali sono i suoi obiettivi. Non siate specifici, non chiarite se state parlando di obiettivi da raggiungere nella vita o nel lavoro e non menzionate il fatto che avere obiettivi diversi nella vita e nel lavoro può essere veramente frustrante. Nella maggior parte dei casi riceverete risposte che vanno dal “vorrei una casa più grande” o “vorrei rimettermi in forma” a “vorrei mettermi in proprio” o “vorrei andare in vacanza alle Barbados per un minimo di sei mesi”. Che cosa c’è che non va in queste risposte? Semplicemente che questi non sono obiettivi, ma desideri. Questa è una differenza che non coglie quasi nessuno. La principale differenza fra un obiettivo e un desiderio sta nel livello di specificità. I desideri sono generici, per natura variabili e incostanti e si collegano a un altrettanto generico senso di appagamento. Gli obiettivi sono specifici e in linea di massima misurabili. Altra caratteristica degli obiettivi è quella di avere una deadline, che permette di tracciare il progresso che si sta compiendo verso il loro raggiungimento.

Gli obiettivi giusti e quelli sbagliati

Ci sono talmente tante scuole di pensiero su questo punto che viene da trarre la conclusione che “fate un po’ come vi pare” sia l’unico consiglio razionale. In realtà, a ben guardare, si tratta di trovare la soluzione più adatta per la propria personalità. C’è la scuola di pensiero – molto in voga in un paese a caso che vi lascio indovinare – che sostiene che gli obiettivi debbano essere “SMART”, ovvero specific, measurable, achievable, relevant, time-bound (specifici, misurabili, raggiungibili, rilevanti e con un limite di tempo). Ha senso: se ci si pone un obiettivo certamente irraggiungibile, come vincere una medaglia alle prossime olimpiadi se non si fanno neanche le scale da 25 anni, ci si sta essenzialmente garantendo una delusione. Il rischio di questo tipo di pensiero, tuttavia, è di darsi obiettivi talmente ovvi che non vale la pena di averli come “vorrei aver finito di pagare le rate della macchina entro il termine in cui le rate della macchina saranno finite”. La seconda scuola di pensiero è quella che consiglia di puntare molto in alto, in base al caro vecchio principio dell’arco e della freccia. Uno dei bimbi prodigio dell’imprenditoria americana, per esempio, sosteneva in un articolo che il modo migliore per guadagnare il primo milione di dollari fosse darsi l’obiettivo di guadagnare i primi 20 milioni. Il ragionamento è semplice: se si fallisce in un obiettivo molto ambizioso, come guadagnare 20 milioni di dollari, è probabile che nel frattempo si sia raggiunto comunque un risultato interessante, come guadagnarne un milione. Questo, tuttavia, equivale a darsi degli obiettivi con il chiaro intento di mancarli il che, visto che non siamo in un libro sui successi personali, potrebbe comunque farvi ritrovare alla fermata del tram con in tasca 2 euro e 50. La strada migliore? Quella in cui vi ricordate che non siete Zio Paperone con il suo primo centesimo e ragionate seriamente su quello che volete fare della vostra carriera.

La guida pratica, quella vera

L’idea che chi si pone degli obiettivi riesca meglio di chi non lo fa, al di là di tutto, non è un trucco per vendere manuali: è la verità. Ogni categoria e ogni individuo applica questo concetto diversamente: gli obiettivi dell’imprenditore non sono quelli del professionista, gli obiettivi del freelancer non sono quelli del ricercatore che fa parte di un team e così via. Molto spesso, inoltre, obiettivi personali e professionali si legano strettamente. Ecco quindi alcuni consigli brevi, pratici e coi piedi per terra per rispondere in modo sensato la prossima volta che a un colloquio vi chiederanno “dove ti vedi tra dieci anni?”.

Datevi obiettivi che dipendono da voi

Non potete decidere degli altri, della loro determinazione, dei loro desideri e tantomeno delle loro capacità. Se vi ponete obiettivi che dipendono in tutto o in parte da fattori che non potete controllare, il rischio di rimanere estremamente delusi è molto alto.

Ricordatevi che c’è il rischio di ottenere quello che desiderate

Come nelle favole, è bene stare attenti quando si desidera qualcosa, perché si rischia di ottenerlo. Se, per esempio, il vostro obiettivo è di trasformare il vostro lavoro di freelancer in un’agenzia di servizi, tenete presente che questo implicherà avere dei dipendenti, pagare degli stipendi ed essere soggetti a tasse più alte. Assicuratevi che questo sia ciò che volete, prima di partire alla conquista del mercato.

Il traguardo non è il viaggio

Questo non è un corso di filosofia zen. Il viaggio verso un obiettivo professionale non assomiglia per niente a quello di un monaco che percorre sentieri di montagna parlando con i fiori. Che aspetto ha il vostro percorso? Prevede di svegliarsi all’alba tutte le mattine, di lavorare nei weekend o di fare trasferte lunghissime? Prevede di interagire con clienti o colleghi che non vi piacciono, di svolgere compiti che vi annoiano o di correre rischi finanziari che vi spaventano? Concentrarsi troppo sull’obiettivo e immaginarsi già sul podio fa perdere di vista il percorso. Se si vogliono raggiungere obiettivi importanti, la fatica e il sacrificio sono tappe quasi obbligate e, siccome non siamo in un film americano, non ci sarà un allenatore di baseball burbero ma buono a ricordarvi di tenere duro per arrivare in cima. Dovrete fare tutto da soli. Ve la sentite?

L’unico consiglio utile

Quando il responsabile delle risorse umane, al colloquio, vi chiederà dove vi vedete da lì a dieci anni, dategli la risposta che vuole sentire in base al tipo di azienda e alla posizione per cui vi state candidando, di solito è una risposta ovvia. Se il vostro obiettivo è ottenere quel lavoro, non c’è strada più breve.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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