Formazione

Perché smettere col multitasking

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Scritto da Angela

La parola “multitasking” compare più volte nelle mie lettere di presentazione e almeno una volta sul mio curriculum. Se questo è anche il vostro caso continuate a leggere: scoprirete che abbiamo sbagliato tutto e siamo nei guai. Non so voi, ma io avevo da un po’ il dubbio che questa faccenda del multitasking non fosse una grande idea. Ho cominciato a fare qualche ricerca in merito quando mi sono accorta che, in un pomeriggio di giugno, stavo scrivendo un SMS con la mano sinistra e una mail con la mano destra. Non è un’iperbole, è successo davvero e, miracolosamente, nessuno dei messaggi conteneva errori di grammatica né è stato inviato al destinatario sbagliato. Alla fine di una giornata del genere la sensazione era comunque sempre quella di aver corso un paio di maratone ma, tutto sommato, di non aver concluso gran che. Un altro fatto preoccupante che mi è capitato di notare è la difficoltà di smettere col multitasking fuori dall’orario di lavoro: guardando un film, sento la necessità di sbirciare le notifiche su Facebook, parlando al telefono con un amico mi ritrovo a giocare alla versione online di un gioco per DOS del ’90 (qualcuno faccia qualcosa per l’interfaccia online di Rick Dangerous: è pessima). Il mio timore che tutto questo multitasking non fosse sano è adesso confermato dall’Associazione degli Psicologi Americani e da svariate ricerche europee. Ecco il perché.

Il multitasking è un unicorno

Nel senso che non esiste. Quello che noi chiamiamo multitasking e del quale ci vantiamo ai colloqui di lavoro è, in realtà, il semplice atto di passare da un’attività all’altra, spesso senza portare a termine la prima. Le nostre giornate si articolano così in una stressante esecuzione di compiti spezzettati, abbandonati, ripresi e rincorsi, che ci danno la sensazione fallace di aver fatto molto, anche quando i risultati provano il contrario. Smettere di svolgere un compito e dedicarsi a un altro, spesso completamente diverso, comporta una perdita della concentrazione, con la conseguente difficoltà di riassestare la mente sul nuovo obiettivo. Tutto questo si traduce in fatica inutile e una notevole perdita di tempo, oltre che in un’esecuzione più approssimativa di qualsiasi attività. Ma se il multitasking è solo un continuo saltare da un’occupazione all’altra, senza mai svolgerne molte insieme, come diavolo ho fatto io a scrivere due messaggi contemporaneamente? Una ricerca francese ci viene incontro, spiegando che i due lobi del nostro cervello sono effettivamente in grado di svolgere due compiti complessi allo stesso tempo, ma che l’aggiunta di un terso rappresenta un sovraccarico ingestibile. E, in ogni caso, anche scrivere due messaggi simultaneamente vi farà venire il mal di testa. Don’t try this at home, kids.

Il piacere de multitasking

Ci sono vari aspetti che rendono allettante la prospettiva del multitasking, ma il piacere, nel vero senso della parola, nel corpo umano assume più o meno sempre la stessa forma, ovvero quella della dopamina. La dopamina è una sostanza che il nostro cervello rilascia quando ritiene che sia arrivato il momento di gratificarci (le fonti scientifiche ufficiali vi forniranno, se lo desiderate, spiegazioni più dettagliate in merito) ed è anche il neurotrasmettitore stimolato da sostanze come la cocaina. E, naturalmente, la dopamina è l’origine di quella piccola ondata di piacere che sentiamo quando possiamo dire di aver completato un compito e quindi possiamo sentirci soddisfatti di noi stessi. Dal momento che il nostro cervello non sa che passare da un compito all’altro senza averne completato nessuno non è esattamente un traguardo, l’atto stesso passaggio viene vissuto come un evento da accompagnare con un buon brindisi a base di dopamina. In questo modo il nostro cervello ci “premia” ogni volta che perdiamo la concentrazione, trasformandoci, di fatto, in insospettabili tossici assai poco produttivi. Ora, posto che ci sono infiniti modi scientificamente più articolati per esprimere questo concetto, non trovate anche voi che sia un’immagine orrenda?

Non state risparmiando tempo

Qui non siamo più nel campo delle sensazioni, ma dei meri dati scientifici, secondo la Stanford University: fare più cose insieme non fa risparmiare tempo, ma ne fa perdere e tendenzialmente fa svolgere entrambi i compiti in modo più approssimativo. La ricerca citata all’inizio dimostra che si impiega più tempo a svolgere lo stesso numero di compiti passando continuamente dall’uno all’altro, che non accostandosi a ognuno per non abbandonarlo fino al completamento. Questa tecnica si chiama OHIO (Only Handle It Once, ovvero “Fallo una volta sola”) ed è utilizzata nella gestione del cosiddetto ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder, ovvero “Sindrome da deficit di attenzione e iperattività”, in altre parole un disturbo vero che però va di moda tirare in ballo ogni volta che un bambino perfettamente sano si distrae mentre la maestra spiega). Di fatto l’abitudine al multitasking ci sta trasformando, da adulti, nel sogno segreto del sistema sanitario Americano: un esercito di scolaretti disturbati con la capacità di concentrazione di un pesce rosso drogato. Se appartenete alla generazione di secchioni che era in grado di non alzarsi dalla sedia per quattro ore solo per completare una versione di latino, capite anche voi che si tratta di una degenerazione inaccettabile.

La soluzione: il metodo Ikea

Come fare a gestire una giornata lavorativa che trabocca di impegni senza almeno cercare di fare due o tre cose contemporaneamente? L’espressione “metodo Ikea” non esiste, l’ho inventata io in questo momento, ma sentitevi liberi di usarla perché non credo di poter pretendere il copyright. Il principio è semplice: raggruppate le mansioni da svolgere in modo logico, esattamente come avviene per i settori dell’Ikea, in modo da sapere con certezza dove dirigervi per trovare un divano o un portafiori. Stabilite un momento della giornata nel quale risponderete a tutte le email, seguito da un altro momento della giornata nel quale farete, nei limiti del possibile, tutte le telefonate che dovete fare. Se dovete scrivere un report molto lungo oppure (un esempio a caso) un certo numero di articoli, dedicatevi solo a quel compito per tutto il tempo che vi serve. Concedetevi almeno un quarto d’ora di pausa ogni due ore di lavoro e, prima di passare da un “settore” all’altro, prendetevi un momento per staccare del tutto, liberare la mente, segnare una spunta reale o metaforica sulla lista delle cose da fare e godervi il vostro sorso di dopamina, questa volta meritata. Come esercizio extra provate a fare una cosa: andate a fare una passeggiata o un giro in macchina senza mai parlare al telefono, scrivere messaggi o ascoltare musica. Concentratevi solo su quello che vi circonda. Non ci crederete: è difficilissimo, ma stranamente piacevole. Una volta ogni tanto, sia chiaro, non sempre: non esageriamo.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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