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Perchè Youtube Red è come La Corazzata Potemkin

youtube red
Scritto da Angela

Perché non ho letto neanche un’opinione onesta su Youtube Red in Italiano? È una domanda autentica: se avete prodotto o visto video o articoli su questo tema che non siano primi cugini del comunicato stampa ufficiale, vi invito a segnalarmeli nei commenti, per riscattare la mia fiducia nella capacità critica dei miei connazionali. È vero che Youtube Red non ci riguarderà direttamente fino al 2016, ma siamo a Novembre e chi lavora nel settore dei new media dovrebbe già avere almeno un’opinione. L’espressione più ardita usata in un recente articolo su Youtube Red è che “non piace a tutti” (laddove per “tutti” si intendono i produttori di contenuti, senza prendere in considerazione gli utenti) e che verrà lanciato “fra mille dubbi”. Per il resto leggiamo un po’ ovunque che il nuovo youtube “permetterà finalmente di vedere video senza pubblicità” con un abbonamento di soli 9,99 $” (che diventano 12,99 per gli utenti iOS), che “Youtube sfida Netflix e Spotify” e che “sarà possibile scaricare i video e guardarli offline”. Wow! Davvero? Non ci posso credere! Sono emozionata come il giorno in cui ho scoperto che i tonni si potevano tagliare con i grissini. Con questo non voglio dire che la strategia commerciale di Google non sia supportata da una ragionevole analisi delle statistiche, ma trovo singolare che le obiezioni più ovvie non siano state sollevate. Google, è davvero tutto qui quello che sai fare in termini di marketing? Capisco che non si possa basare una campagna sul messaggio “abbiamo fatto due conti e abbiamo previsto che questa cosa ci porterà a guadagnare poco meno di 3 miliardi di dollari in più all’anno”, ma potevate almeno provarci.

Youtube Red permetterà di vedere video senza Ad, a soli 9,99$ al mese

Il che è indubbiamente allettante, specialmente se confrontato con la prospettiva di vedere gli stessi video senza Ad, gratis. Voci di corridoio – che ai nostri tempi significa prevalentemente thread anonimi su Reddit – profetizzano aggiornamenti del sistema che impediranno, dopo l’arrivo di Youtube Red, il funzionamento degli adblock sulla piattaforma gratuita, ma nessun annuncio ufficiale è stato fatto in merito. La cosa più vicina a una comunicazione ufficiale è un video in cui il videoblogger, esperto di Youtube e poster-boy non ufficiale del brand Darrel Eves si sbilancia dicendo che “ha parlato con un ingegnere di Youtube” e suggerisce a chi usa adblock di “cercare soluzioni alternative”. Considerando la difficoltà, anche per un bullo cybernetico delle dimensioni di Youtube, di rendere questo tipo di software effettivamente illegale, si può ipotizzare quanto segue: Youtube trova un modo di rendere inefficaci tutti gli adblock, passano un paio di mesi, un dodicenne coreano che parla in linguaggio macchina dall’età di sei anni scrive un nuovo software che aggira il sistema anti-adblock di Youtube, Youtube se ne accorge e ricomincia tutto da capo fino all’estinzione della razza umana. E anche se gli adblock smettessero per sempre di funzionare, quanti utenti sono disposti ad accettare una spesa mensile per garantirsi una fruizione libera dalla pubblicità? Gli stessi che oggi scelgono di pagare Spotify, invece di accontentarsi del servizio gratuito? Spotify, però, non offre alternative: o si paga o si ascoltano gli annunci pubblicitari. Possiamo davvero considerare un valido incentivo all’acquisto la possibilità di risolvere a pagamento un problema che viene già risolto gratuitamente da coloro ai quali interessa risolverlo e ignorato da tutti gli altri?

Nope

Youtube Red permetterà scaricare i video per guardarli offline, a soli 9,99$ al mese

Sul serio? Come KeepVid, ClipConverter, VideoGrabby, OnlineVideoConverter e altre dozzine di siti affini? Beh, no, non proprio così: tutti questi siti sono gratuiti. Certo, solo pochi scaricano i video in HD, alcuni hanno un limite di video giornalieri per IP e tutti sono infestati di Ad di dubbio gusto per siti di scommesse online e altre cinquanta sfumature di spazzatura, ma basta chiudere il pop-up e avere un antivirus decente per non essere infastiditi. Anche in questo caso, Youtube Red scimmiotta drammaticamente Spotify, non tenendo conto del fatto che gli utenti di Spotify non hanno alternative, quelli di Youtube ne hanno a migliaia. Se la strategia è contare sul buon cuore degli utenti, torniamo al primo paragrafo: mi aspettavo di più dal team di Google. Ma c’è anche un’altra considerazione da fare: perché mai si dovrebbe desiderare di scaricare un video da Youtube? Passi per gli Mp3 da ascoltare sul lettore quando si è in giro, che infatti sono inclusi nel pacchetto di Youtube Red, che include anche Google Play e il nuovo Youtube Music, ma per quale bizzarro motivo dovremmo desiderare di occupare spazio prezioso sui nostri hard disk per contenuti dei quali possiamo fruire tranquillamente in streaming? La seconda funzione più promossa del nuovissimo Youtube Red, quindi, offre più o meno gli stessi incentivi all’acquisto della prima: una soluzione a pagamento di un problema che la maggior parte degli utenti non ritengono di avere ma che, qualora ritenessero di averlo, potrebbero risolvere gratuitamente in cinque minuti.

Youtube Red permetterà l’accesso a esclusivi contenuti originali

… perché oltre a cercare di scimmiottare le peggiori idee di Spotify sulla distribuzione musicale, desidera anche cercare di competere con i migliori prodotti di Netflix, senza aver dimostrato nulla sul campo delle capacità di produzione. L’idea, a quanto pare, è quella di cominciare a produrre, insieme agli Youtuber di maggior successo, contenuti destinati esclusivamente al pubblico pagante. Per il momento ci sono una decina di produzioni confermate, tutte basate sullo sfruttamento della popolarità di alcuni canali di Youtuber popolari, come PewDiePie e CollegeHumor. La falla in questo ragionamento, però, è da ricercarsi nel fatto che Netflix ha costruito la propria popolarità su produzioni multimilionarie del calibro di House Of Cards , che coniugano una qualità indiscussa alla presenza di nomi di grandissimo richiamo. Con tutto il rispetto per i divertentissimi video di CollegeHumor, perché dovrei spendere più di quanto spendo per Netflix per vedere qualche video di parodia sociale in più, per quanto girato un budget maggiore? E quindi siamo al terzo incentivo alla sottoscrizione di Youtube Red: pagare un abbonamento più alto di quello di Netflix per contenuti che ancora non si sa bene quali siano e che, per il momento, sono certamente inferiori a quelli di Netflix.

taylor swift laugh

Un po’ di numeri

Dobbiamo quindi concludere che la strategia di Google sia stata elaborata da un esercito di scimmie impazzite? Naturalmente no, i numeri sono dalla parte di Youtube Red, che, se la statistica non è un’opinione, sarà comunque un’impresa redditizia. Eccovi un po’ di numeri. Spotify ha raggiunto nel 2015 un totale di circa 20 milioni di abbonati a pagamento su 75 milioni di utenti. Poco meno di un terzo di coloro che ascoltano musica in streaming sono disposti a pagare per un servizio privo di pubblicità e per la possibilità di scaricare i brani preferiti (fonte: Spotify). Il ricavato totale è di 747 milioni di dollari (678 dei quali derivanti dagli abbonati. Fonte: Statista), che, se ridistribuiti su quasi tutti i produttori di musica del pianeta, non sono un gran che e spiegano le recenti proteste di molti musicisti a proposito dei magri guadagni ottenuti tramite lo streaming. Youtube ha oltre un miliardo di utenti e, nello scorso anno, ha incassato oltre quattro miliardi di dollari di sola pubblicità (fonti: Youtube e The Wall Street Journal) . Pur essendo fra le voci di vendita principali di Google, tuttavia, Youtube non è in attivo. Se si applicano a Youtube le percentuali di Spotify, anche arrotondandole per difetto, ovvero supponendo che almeno trecento milioni di utenti (poco meno di un terzo) scelgano di sottoscrivere il servizio, si può stimare una cifra di poco inferiore ai tre miliardi di dollari, ovvero un aumento degli introiti di oltre il 70%. Il punto interrogativo resta l’utile vero e proprio: le fonti ufficiali di Youtube affermano con convinzione che “la maggior parte” degli introiti derivanti dalle sottoscrizioni di Youtube Red sarà destinata ai creatori di contenuti (che sono stati obbligati ad accettare le nuove condizioni). Se così fosse, sarebbe già un passo avanti, considerando che Youtube al momento riconosce ai proprietari dei canali il 55% degli introiti derivanti dagli Ad, contro la media del 70% delle altre piattaforme di streaming.

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Questi numeri negano l’incipit dell’articolo? Fino a un certo punto. Nessuno mette in dubbio che, quando un colosso come Google lancia un nuovo prodotto, ci siano schiere di analisti finanziari e project manager che hanno fatto i compiti a dovere. Il punto è che da qui ad accogliere unanimemente come una rivoluzione un prodotto che non ha niente di rivoluzionario ce ne corre. Il vero mistero è perché Youtube abbia l’improvvisa ossessione di andare a giocare fuori casa contro Spotify e Netflix, invece di preoccuparsi di Facebook, che sta lentamente scalando la montagna del consumo di video online e ha annunciato un programma di retribuzione dei creatori di contenuti simile a quello attuale di Youtube.

E con questo non voglio dire che Youtube Red non sia una buona idea. Più che altro, mi viene il sospetto che…

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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