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Periscope vs Meerkat: la rivalità inesistente

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Scritto da Angela

periscope meerkat videosharingNell’ultimo mese, il mondo dei social media è stato scosso da una rivalità che non si vedeva dai tempi in cui Google+ prometteva di soppiantare Facebook. Infatti, proprio come nel caso della scalata di Google alle piattaforme social, anche la rivalità fra Meerkat e Periscope in realtà non esiste. Lo scontro non solo si è già concluso, ma non ha mai di fatto avuto luogo e non – come molti pensano – perché Twitter abbia revocato a Meerkat la possibilità di importare automaticamente i follower da una piattaforma all’altra, di fatto “portandosi via il pallone”.

Il motivo per cui l’esplosione di Meerkat non ha mai realmente rappresentato una novità rivoluzionaria nel mondo del video-sharing è che Meerkat non è mai realmente esploso. Al picco della sua popolarità, a ridosso del lancio alla convention interattiva del SXSW, il simpatico suricato giallo ha raggiunto un poco brillante 140° posto nella classifica dei download dall’app-store americano di Apple: risultato anche notevole, per un’applicazione sviluppata in pochi mesi, ma decisamente non una rivoluzione. Periscope, invece, esisteva e veniva sviluppato e migliorato da oltre un anno e, quando è stato acquistato da Twitter e lanciato ufficialmente sul mercato, ha superato il “concorrente” più o meno come l’Air Force 1 potrebbe superare un piccione.

Il motivo di questa disparità è terribilmente banale: a parità di funzione principale (trasmettere video-streaming live) Periscope è un’applicazione migliore, più intuitiva e più accuratamente progettata.

Periscope vs Meerkat: le caratteristiche tecniche

L’interfaccia di Periscope è essenziale, estremamente facile da usare e basata su un setting familiare a chiunque utilizzi le principali applicazioni social per dispositivi mobili. Meerkat risulta più farraginoso e meno immediato e si distingue per la bizzarra scelta di assegnare a ogni utente un punteggio (simile a quello che Klout assegna agli utenti di Twitter) in base al loro uso dell’applicazione e al feedback dei follower. La vera pecca di Meerkat, tuttavia, è l’impossibilità di salvare il broadcast una volta terminato il live streaming. Per quanto la logica sia condivisibile (il fulcro dell’applicazione è la possibilità di trasmettere live), questo implica automaticamente che molti contenuti ai quali un utente potrebbe essere interessato vengono persi se l’utente non ha la possibilità di connettersi durante l’orario esatto della trasmissione. In un’epoca di contenuti interamente on demand, è difficile chiedere a una popolazione sempre più viziata dai broadcaster di tornare indietro a prima dell’invenzione dei videoregistratori.

Periscope ha risolto questo problema in modo brillante, conservando i broadcast online per 24 ore. In questo modo non si crea un cimitero di contenuti obsoleti, ma allo stesso tempo ogni utente sa che gli basterà connettersi più o meno una volta al giorno per recuperare i video che desidera guardare.

Un prodotto di successo, senza il prodotto

Ma come è stato possibile per Meerkat, in mancanza di una base solida, generare un hype così colossale da attrarre svariati milioni di dollari di finanziamenti e acquisire supporter entusiasti del calibro di Jared Leto e Madonna? Con ogni probabilità si è trattato di una campagna promozionale talmente ben riuscita da essere risultata controproducente. Se è ormai pratica comune anche per i giornalisti “veri” non controllare troppo attentamente le proprie fonti, per i tech-blogger non è neanche un comportamento richiesto dall’etica professionale. Se improvvisamente tutti i blog più cool della west-coast decidono di cantare le lodi di una nuova applicazione e di annunciarla come the next big thing, non è da escludere che la notizia arrivi a diverse testate mainstream e che quindi si generi, intorno alla passione momentanea di una manciata di persone, una moda della quale si parla in tutto il mondo. Per quanto effimera, però, un’applicazione non è come un taglio di capelli o un modello di occhiali, che si selezionano solo in base al gusto personale: messa a confronto con un prodotto concorrente, a fare la differenza saranno l’efficacia e la funzionalità.

Morale della favola: avere un ottimo lancio pubblicitario è fondamentale, ma se la qualità della promozione è troppo superiore a quella del prodotto, ci si ritroverà a dover restituire qualche milione di dollari a Jared Leto. E a Madonna.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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