Formazione

L’importanza del personal branding

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Scritto da Angela

Chiunque abbia lavorato nel settore delle vendite ha sentito almeno una volta la frase “la prima e l’unica cosa che vendi è te stesso”. Nonostante spesso questo concetto sia frainteso, c’è un elemento di profonda verità nel principio di base. Ciò che vale per un brand, infatti, vale per un professionista: avere un’identità chiara, definita e associata a determinati valori, aiuta a costruire relazioni durature basate sulla fiducia. Benvenuti nel mondo del personal branding. Ovvero, perché non dovreste desiderare di essere Steve Jobs, ma dovreste desiderare di essere Apple.

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Che cos’è il personal branding?

Essere Apple”, naturalmente, non vuol dire produrre copie di voi stessi in massa alzando i prezzi ed eliminando gli accessori. Quello che ci interessa di un marchio come Apple, all’interno di questo esempio, è la riconoscibilità. Nessuno ha bisogno di leggere una presentazione ufficiale per sapere a quali valori si associ il brand: design, eleganza, contemporaneità, benessere, un’attitudine generalmente progressista. La lista potrebbe continuare. Che si ami o si odi il marchio, è impossibile non sapere che questo è l’universo di aspirazioni in cui si muove. L’obiettivo di un buon personal branding è ottenere lo stesso risultato con la propria carriera professionale individuale. Il che non va confuso, ovviamente, con la vanteria: diventare il tipo di persona che recita il curriculum a tutti coloro che incontra non vi porterà molto lontano

A che cosa serve il personal branding?

Ci sono molti motivi per lavorare sul modo in cui gli altri ci percepiscono come individui, in un contesto professionale e umano. Il riferimento al contesto umano, in questo caso, non deve essere inteso come un incessante esercizio di networking da mettere in pratica anche in situazioni private: quello è semplicemente il modo migliore per allontanare tutti i propri amici. Piuttosto, si tratta di ricordarsi in ogni momento che a chi ci incontra in un contesto lavorativo vogliamo far sapere che, alla base delle nostre capacità e della nostra affidabilità professionale ci sono solidi principi etici. Il personal branding è anche un esercizio utile a livello squisitamente individuale: obbligarsi ad analizzare le nostre qualità per poterle trasmettere in modo veritiero ed efficace è un ottimo modo per acquisire fiducia in se stessi, soprattutto se si è insicuri o introversi. Altrettanto importante è analizzare con onestà le proprie debolezze. Se conoscere le proprie capacità aiuta a offrirle nelle situazioni in cui si può eccellere, essere consapevoli dei propri limiti è fondamentale per evitare di mettersi in situazioni che non si è in grado di gestire.

Non si può piacere a tutti

L’unico modo per essere apprezzati da tutti è essere morti, e anche in quel caso al giorno d’oggi il successo non è assicurato. Una volta eliminato dall’equazione l’obiettivo impossibile del gradimento universale, è bene identificare il proprio target. Potrà sembrare strano, ma anche quando si tratta di personal branding bisogna considerare un target specifico. Dopo tutto, se si sceglie di lavorare sulla propria immagine personale e sui valori a essa associati, lo si fa proprio per creare connessioni con coloro che condividono quegli specifici valori. L’altra faccia della medaglia è che coloro che si riconoscono in valori discordanti si piazzeranno automaticamente al di fuori della nostra “tribù” – per dirla con Seth Godin. Questo fatto non deve essere fonte di preoccupazione: le interazioni e le relazioni che si creeranno saranno più solide e affidabili di moltissimi rapporti professionali. Identificare individui con i quali si condivide un set di valori aiuta anche a creare un rapporto più sano con la concorrenza, aprendo la strada a collaborazioni mutualmente proficue e riducendo il rischio che la competizione raggiunga livelli di pressione eccessiva. Infine, una cosa importante da capire sul personal branding è che non è possibile evitarlo: tutti, per il solo fatto di esistere in una società, mettono in atto forme di personal branding, solo che la maggior parte degli individui non ne sono consapevoli. Attivarsi per prenderne il controllo vuol dire semplicemente non essere in balìa delle opinioni altrui e riuscire a produrre un’impressione positiva nelle persone con le quali ci si vuole relazionare professionalmente.

Conosci te stesso

Che cosa vuol dire lavorare al proprio personal branding? Prima di tutto è importante imparare a conoscersi e analizzarsi con onestà. Ognuno di noi è il frutto di una combinazione complessa di valori, passioni, esperienze, gusti, aspirazioni e desideri. Averne un’idea il più possibile chiara ci aiuta a capire cosa abbiamo da offrire e cosa invece richiediamo dagli altri. Naturalmente non si tratta solo di rendere evidenti all’esterno i lati della nostra personalità che ci piacciono e nascondere quelli che riteniamo più imbarazzanti: non bisogna dimenticare, infatti, che il personal branding ha lo scopo di migliorare la nostra posizione professionale, non di risolverci la vita. Gli aspetti di noi stessi – dai tratti del carattere alla formazione – che dobbiamo esaltare, promuovere e impiegare al meglio sono quelli che possono aiutarci a procedere verso gli obiettivi che desideriamo raggiungere, mentre è bene tenere a bada gli aspetti che possono allontanarci da tali obiettivi. Per questo motivo può capitare che esperienze che non hanno nulla a che fare con la nostra vita professionale si rivelino inaspettatamente utili, perché ci hanno insegnato doti umane che possono farci avanzare lungo il nostro percorso più di tante esperienze professionali.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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