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Perché il fenomeno Pokemon Go! può cambiare volto al tuo evento

pokemon go
Scritto da Angela

Quest’estate il mondo si è diviso in due categorie: quelli che cercavano i Pokemon e quelli che criticavano quelli che cercavano i Pokemon. Il punto di vista di chi si occupa di eventi e di marketing, naturalmente, non può appiattirsi su nessuna di queste due reazioni istintive, ma deve esaminare questo fenomeno nella sua complessità. Probabilmente molti di voi alzano gli occhi al cielo quando sentono giovani adulti (a volte nemmeno tanto giovani) commentare le loro più recenti conquiste fra gli animaletti della Nintendo: vi capisco, non è che a me non capiti. Limitarsi a ignorare il fenomeno Pokemon Go, tuttavia, potrebbe precludervi la possibilità di sfruttarne le applicazioni nel vostro settore. La realtà aumentata, questo è ormai palese, è qui per restare ed è destinata a entrare a far parte della nostra realtà quotidiana in misura sempre maggiore.

Pokemon Go: un riassunto for dummies

Se siete già ferrati in materia, sentitevi liberi di saltare questo paragrafo. Se invece, quando qualcuno esclama “Pikachu!”, voi siete tentati di rispondere “Salute!” è il caso che continuiate a leggere. Pokemon Go è l’ultima applicazione in ambito videoludico di uno dei più popolari prodotti dell’animazione giapponese degli ultimi vent’anni. I Pokemon sono adorabili animaletti dai grandi occhi, con il potenziale di evolversi in grossi bestioni leggermente meno teneri e dotati di svariati superpoteri. Gli “allenatori” raccolgono i Pokemon, li allenano e li fanno scontrare gli uni contro gli altri. È un gioco aperto, nel senso che non c’è uno scopo da raggiungere, se non quello di primeggiare nel confronto con altri allenatori. È un po’ come allenare una squadra di calcio infantile, con la differenza che pare non sia permesso accaparrarsi i bambini migliori lanciando loro delle sfere che li intrappolano. Questo universo era alla base del cartone, dei vecchi videogiochi e giochi di carte dei Pokemon e, ora, anche di Pokemon Go. Il giocatore può verificare tramite il gps la presenza di Pokemon nei dintorni e cercare di catturarne il più possibile. L’applicazione, che sfrutta la realtà aumentata e la fotocamera integrata dello smartphone, vi farà vedere le tenere bestiole che ruzzolano e ondeggiano sul vostro televisore, sul piede del vostro vicino di posto in treno, in cima alla torta nuziale al matrimonio di vostra cugina e così via. L’aspetto che più ci interessa, in questo contesto, sono i “Pokéstops” e le “palestre”: in questi luoghi, grazie all’algoritmo dell’applicazione, le graziose creature pullulano oppure possono essere allenate. E dove ci sono un sacco di Pokemon, inevitabilmente, ci sono un sacco di allenatori, come sanno bene quei ragazzotti americani che hanno sfruttato questo meccanismo per attirarne alcuni in vicoli poco illuminati e appropriarsi indebitamente dei loro smartphone.

Le ragioni di un successo

Se niente di quanto esposto fin qui vi ha particolarmente entusiasmato, probabilmente i dati che seguono vi stupiranno. Nelle settimane immediatamente successive al lancio dell’app, il valore delle azioni della Nintendo è aumentato del 10% (fonte: Rreuters), l’applicazione è stata più scaricata di Tinder (dando ragione a tutti i meme che esprimevano preoccupazione per il fatto che starsene in piedi a interagire con creature fittizie sia per alcuni più interessante che starsene sdraiati a interagire con altri esseri umani) e il numero degli utenti attivi sembra destinato a superare addirittura quello di Twitter. Il fenomeno Pokemon Go può essere analizzato da molti punti di vista e non è possibile ricondurre questo successo devastante a un solo fattore. Sicuramente la popolarità del brand ha giocato un ruolo importante, ma non è l’unico elemento da considerare. Hanno influito anche la novità della tecnologia e il fatto che i giochi in realtà aumentata siano ancora pochi e poco articolati, ma soprattutto il meccanismo di gioco che, se non è particolarmente complesso o coinvolgente, è altamente addictive, poiché il principio del collezionismo scatena un meccanismo compulsivo. E se venite colti da un senso di scoraggiamento per i destini dell’umanità, nel sentire qualcuno affermare che “se non fosse per Pokemon Go non uscirei mai di casa” o “solo grazie a Pokemon Go mi capita di stare un po’ all’aria aperta”… non so che dirvi, avete ragione, ma alla veneranda età di 35 anni mi è stato spiegato che “quelli della mia generazione non possono capire”, quindi peggio per voi.

Eventi e Pokemon Go

Passata la parentesi esistenzialista, torniamo a essere professionali. Questa nuova tecnologia è enormemente rilevante ed è sbagliato ignorarla o sottovalutarla. Negli ultimi anni abbiamo visto molte tecnologie guadagnare in popolarità nel settore degli eventi. Avere un proprio hashtag, generare Tweet, proporre un live feed dell’evento su Instagram o Snapchat, fino a poco tempo fa, erano scelte all’avanguardia, mentre oggi sono piuttosto comuni e sono entrate a far parte della normale routine dell’industria degli eventi. Ormai l’utilizzo di queste tecnologie non è solo frequente, ma addirittura necessario e richiesto. Non c’è motivo per credere che il successo della realtà aumentata nel settore degli eventi non sia destinato a essere ancora più rapido. I primi grandi eventi a saltare sul colorato carrozzone di Pokemon Go, ovviamente, sono stati i Comic-Con, in particolare quello di San Diego, ma anche alcune attività commerciali hanno iniziato a sperimentare con le possibilità dell’app. Caffetterie e negozi hanno iniziato a fornirsi di Pokéstops per attirare i clienti, con risultati eccellenti, mentre le guide turistiche ufficiali iniziano a fornire informazioni su dove trovare il maggior numero di Pokemon. Alcuni commercianti hanno iniziato a praticare sconti ai giocatori, a vendere prodotti a tema, come piatti o gelati ispirati ai popolari animaletti, e a offrire ai giocatori la possibilità di ricaricare i propri smartphone. Se siete ancora tentati di pensare che si tratti semplicemente di una moda per ragazzini, tenete presente che alla convention nazionale del Partito Repubblicano Americano è stato istituito uno spazio adibito a “palestra” per Pokemon alla Quicken Loans Arena e che Hillary Clinton, in occasione di un comizio al Madison Park di Lakewood, in Ohio, ha abilitato un “lure module” (un modulo che “chiama a raccolta” i Pokemon più rari) per attirare i giocatori.

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A chi conviene inserire Pokemon Go nel proprio evento?

A chiunque voglia stimolare l’afflusso di pubblico. Se la riuscita del vostro evento dipende in tutto o in parte dal numero dei partecipanti e se il vostro target è piuttosto ampio, i Pokemon sono appena diventati i vostri migliori amici. Al momento della scrittura di questo articolo, l’elemento dell’ufficialità dell’evento è ancora un po’ oscuro: la Nintendo non ha ancora annunciato eventi ufficiali, ma pare che questo step sia previsto per un prossimo futuro. Certo è che non risulta ancora che a brand o attività commerciali sia stato chiesto di non utilizzare l’app per attirare clienti. Considerando che le feature del gioco che ci interessano in questo caso sono a pagamento, è evidente che alla Nintendo non dispiace che improvvisamente metà del pianeta sia interessato ad acquistare Pokécoins (nel caso ve lo steste chiedendo, 100 Pokécoins equivalgono a 0,99$). Dalle inaugurazioni di negozi alle presentazioni di nuovi prodotti al pubblico, dagli open day alle promozioni stagionali (la prossima, detesto ricordarvelo sarà quella di Natale), sono moltissimi gli eventi che possono utilizzare con profitto questa tecnologia. Sarebbe anche un errore assai sciocco pensare che solo gli eventi destinati ai giovanissimi possano trarre vantaggio dall’investire in richiami per giocatori di Pokemon Go. Strettamente parlando, infatti, non è vero che “quelli della mia generazione” non possono capire: solo “alcuni” appartenenti alle classi degli anni ’70 e ’80 sono immuni al fascino della bestiola gialla con la coda a fulmine. Altri si aggirano alla ricerca di Pokemon vestiti da Pikachu. Sul serio. Non so voi, ma io sto cercando di ripetermi quotidianamente che anche la prima generazione di utilizzatori di walkman è stata accusata di volersi alienare dalla realtà. Fino a questo momento non l’ho trovato confortante, ma continuo a provarci, non si sa mai.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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