Temporary Shop

Pop-up shop: 4 cose da sapere prima di aprirne uno

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Scritto da Angela

La progettazione e produzione di beni è stata rivoluzionata negli ultimi anni e la distribuzione deve tenere il passo. Chi riesce a realizzare un prodotto grazie a un crowdfunding, per esempio, potrebbe avere problemi ad accedere al circuito della grande distribuzione e probabilmente non ne trarrebbe particolare vantaggio qualora ci riuscisse. Questa non è che una delle tante circostanze che rendono utile e vantaggiosa la scelta di un pop-up shop o, come lo chiamiamo solo noi in Italia per misteriose ragioni, un temporary shop. Curiosamente, la definizione originale mette l’accento sull’inizio dell’esperienza, mentre quella che va per la maggiore in Italia lo mette sul limite temporale che la racchiude. Comunque la si voglia vedere, la moda dei pop-up shop si è estesa dalle piccole realtà ai grandi marchi, che ne hanno scorto il potenziale. Chi dovrebbe aprire un pop-up shop e perché? Quali sono le cose più importanti da sapere prima di iniziare? Ecco una piccola guida per orientarsi nel mondo dei negozi “mordi e fuggi”.

1. Hai un prototipo da testare? Il pop-up shop sarà la tua ricerca di mercato

Sei finalmente riuscito a mettere in produzione i primi duecento esemplari del tuo nuovo zaino dal design rivoluzionario, della tua bicicletta sportiva in cartone pressato, delle tue rivoluzionarie posate commestibili? Benissimo, questo vuol dire che qualche centinaio di persone sono state abbastanza coinvolte dalla tua campagna di crowdfunding da voler investire in un gadget originale. Come capire se questa fortuna iniziale si tradurrà in un interesse tale da giustificare la produzione di massa? Produrre un bene in quantità tali da giustificare la distribuzione su larga scala è estremamente costoso e, anche una volta portato il proprio prodotto sugli scaffali, occorrerà investire somme consistenti per promuoverlo, onde evitare che venga inghiottito nel mare della concorrenza. La soluzione? Un vero e proprio test su strada del tuo prodotto. Un pop-up shop ha costi assai ridotti rispetto a un negozio tradizionale e, per la natura stessa del format, prevede di dover vendere – e quindi produrre – per un tempo limitato. Questo vi permetterà di testare la reazione del pubblico, ma anche di costruire l’identità del marchio in un contesto in cui non c’è il rischio che i concorrenti con una più lunga tradizione commerciale vengano a rubarvi la scena.

2. Vuoi espandere il tuo target in una nuova area geografica?

Ci sono prodotti il cui successo, per motivi più o meno facili da comprendere, è fortemente legato alla collocazione geografica. Dal settore alimentare alla moda, ciò che conquista senza riserve un pubblico trasversale in una grande città può essere un fiasco in un piccolo centro e viceversa. Sperimentare con un pop-up shop prima di iniziare la distribuzione vera e propria in una certa zona è un ottimo modo per verificare quanto il prodotto risulti gradito e perché. In un contesto ristretto e quasi familiare, come è quello di un pop-up shop, è inoltre possibile ottenere un feedback diretto e immediato dai clienti. In questi casi il feedback negativo è quasi più importante di quello positivo. Dal cliente che non mostra entusiasmo per il prodotto è possibile imparare moltissimo su come migliorare la propria offerta, la propria comunicazione o anche il prodotto stesso. Questa è un’ottima occasione per condurre ricerche, offrire questionari e acquisire indirizzi per la mailing list.

3. Il tuo prodotto ha una connotazione stagionale?

Chi produce costumi da bagno o attrezzature da neve, decorazioni natalizie o costumi per feste in maschera tende, inevitabilmente, ad avere un volume d’affari che si concentra in determinati periodi dell’anno. A meno di non avere un’ampia gamma di prodotti alternativi, può non essere conveniente investire in un punto vendita tradizionale. Una rapida ricerca potrebbe rivelare come vantaggiosa l’apertura di un pop-up shop nazionale anche per quei brand che non sono specializzati in prodotti legati a una stagione particolare. Porre quel tipo di prodotti in un contesto di vendita esclusivo, infatti, permetterà di sfruttare al massimo lo spirito di momenti particolari dell’anno come il Natale, il Carnevale, Halloween o la stagione estiva.

4. Gestisci un business online e stai pensando di fare un salto di qualità?

Ci sono attività che esistono esclusivamente online e che producono guadagni più che rispettabili con spese assai ridotte: un minimo di stoccaggio, un apparato produttivo semplice e una buona connessione internet sono più che sufficienti per un negozio su Etsy o su Ebay. È abbondantemente dimostrato, tuttavia, che la maggior parte degli acquisti avvengono ancora di persona. Come accertarsi che un’attività online di successo online possa tradursi in un risultato altrettanto positivo “instore”? Anche in questo caso, la natura stessa del pop-up shop, limitato nel tempo come nei costi, si presta a condurre esperimenti in tal senso. Raccogliere feedback, lavorare sulla brand identity, individuare il target per capire se il prodotto attragga lo stesso tipo di clientela sia online che dal vivo: questi sono solo alcuni dei vantaggi di un pop-up shop.

Conclusioni

Questa non è una lista esaustiva dei vantaggi che aprire un temporary store può rappresentare per un brand. Anche i leader del mercato possono avere la necessità di testare una nuova linea (basti pensare all’esempio di IKEATemporary), prima di decidere un cambio di rotta. In altri casi possono essere le considerazioni economiche a prevalere: un guadagno concentrato e rapido può costituire la base per avviare un’attività vera e propria. Quali che siano le motivazioni che spingono imprenditori e commercianti a considerare quest’idea, è evidente che la popolarità del formato pop-up è destinata a crescere.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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