Formazione

“Segui la tua passione” e altri consigli sbagliati per chi cerca lavoro

passione e lavoro
Scritto da Angela

C’è una categoria che prospera in modo particolare nei momenti storici nei quali è più difficile trovare lavoro: quella dei guru, degli speaker motivazionali e in generale di coloro che costruiscono una carriera sul dispensare consigli ad altri su come costruire la propria carriera. In alcuni casi si tratta di professionisti che forniscono un servizio utile, ma in altri è impossibile non notare come lo stesso consiglio venga offerto indiscriminatamente a chiunque: seguite la vostra passione. Dagli anni ’90 in poi, l’espressione va’ dove ti porta il cuore è entrata nel linguaggio comune grazie all’omonimo libro. Come il libro, l’espressione è altamente popolare e, come il libro, è sostanzialmente discutibile. L’idea di base si può ridurre a una citazione attribuita a Confucio: “trova un lavoro che ami e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua” e in una celebre frase del commediografo Noel Coward: “Il lavoro è più divertente del divertimento”. Il guaio, nell’applicazione pratica di questa filosofia, sta nel fatto che quasi tutti la interpretano in base a ciò che vorrebbero sentirsi dire, traducendola in “il mondo è pieno di benefattori che non chiedono di meglio che pagarti per divertirti e fare quello che ti pare. Va anche detto che quello che vale per un autore geniale e brillante e per un filosofo del primo secolo a.C. potrebbe non valere per un laureato del D.A.M.S. Nell’Italia del XXI secolo.

Non seguire la tua passione: coltivala. Ma sappi che potrebbe non diventare un lavoro.

Nessuno vuole sentirselo dire, ma è perfettamente possibile essere mediocri in qualcosa che si ama moltissimo. Se lavorate, direttamente o indirettamente, nel settore delle arti e delle cosiddette professioni creative, sicuramente conoscete il profondo, dolorosissimo imbarazzo che si prova nel trovarsi davanti qualcuno di ferocemente appassionato e altrettanto incapace nella propria attività. L’inferno è saturo di musicisti privi di talento, scrittori sciatti e pretenziosi, ma anche pessimi organizzatori di eventi, copywriter sgrammaticati e fotografi che finiscono per alimentare pagine Facebook come “Il peggio della fotografia made in Italy” (è tremendo: cercatelo, ma poi non dite che non vi avevo avvertiti). Chiariamo un punto fondamentale: non c’è nulla di male a essere appassionati di qualcosa e non ho intenzione di dare ragione a vostra zia che vi consigliava di tagliarvi i capelli e prendervi comunque la laurea in giurisprudenza “perché non si sa mai”. Quello che rovina la passione è l’eccesso di spontaneità e la mancanza di obiettività. Seguire la propria passione viene inteso dai più come un invito all’autoindulgenza, al continuare a fare ciò che si faceva per hobby esattamente nello stesso modo, aspettandosi di venire pagati per farlo. Questa, naturalmente, è una favola. Le passioni, più che seguite, andrebbero coltivate. Per arrivare a praticare la propria arte o la propria professione a un livello tale da far desiderare al prossimo di pagarci, semplicemente, occorre aver affinato le proprie abilità. I migliori artisti e i più pagati professionisti in qualsiasi settore sono coloro che hanno sempre analizzato con obiettività il proprio lavoro, riconoscendo le proprie mancanze e applicandosi per migliorare. Questo processo costa fatica e non somiglia affatto a un hobby, ma, soprattutto, implica la possibilità di capire se non si hanno le carte in regola per riuscire, accettarlo e andare avanti.

La differenza fra passione ed entusiasmo

L’entusiasmo va e viene, la passione resta. L’entusiasmo si sviluppa facilmente e di solito raggiunge l’apice quando si sperimentano gli aspetti più gradevoli e stimolanti di un’attività. La passione cresce lentamente, si consolida, si approfondisce, arricchendosi di mille sfumature, ma soprattutto permette di perseverare quando ci si trova ad affrontare tutti gli aspetti meno divertenti della propria attività. La passione serve a motivare il musicista durante le lunghe ore di studio, il copywriter che si trova a dover promuovere un noiosissimo prodotto finanziario mentre al collega viene assegnata la campagna sugli orologi di lusso, il grafico junior che passa intere giornate a scontornare scarpe e l’aspirante fotografo di moda che realizza servizi per matrimoni. La passione porta ad accogliere con interesse ogni opportunità di migliorarsi e di apprendere qualcosa di nuovo sul proprio settore di riferimento. L’entusiasmo e la passione possono coesistere ma, mentre la passione può permettervi di andare avanti durante un calo dell’entusiasmo, il contrario non è possibile. Scegliere una carriera in base alla propria passione può essere rischioso, ma ha un senso. Scegliere una carriera sull’onda di un particolare entusiasmo è un errore che denota quantomeno una grande ingenuità.

È il mercato, bellezza

Il realismo è una dote assai importante, ma sempre più rara. Il problema dei millennials e, in parte, anche della generazione precedente, è che sono stati cresciuti all’interno di un racconto mitologico che pone ognuno al centro del mondo. Chi è nato a partire dagli anni ’70 e ’80 del secolo scorso si è sentito ripetere per tutta l’infanzia e l’adolescenza, attraverso film, libri e show televisivi, che “se credi veramente nei tuoi sogni arriverai dove vuoi”, che “sei unico, sei speciale, ognuno è speciale” (il che vuol dire che nessuno lo è) e che “tutto quello che devi fare è credere in te stesso”. Il guaio è che niente di tutto questo è vero. Certo, l’autostima è importante, essere determinati e perseveranti anche, ma queste cose non rappresentano “tutto” ciò che si deve fare per ottenere una carriera gratificante. Se si desidera coltivare una passione pura, certamente basta abbandonarsi alle proprie inclinazioni, ma se si vuole trasformarla in un lavoro e trarne un profitto, bisogna confrontarsi con il mercato. E al mercato non interessa se credi nei tuoi sogni: al mercato interessa se ci credono gli altri. Questo non vuol dire, naturalmente, che ci si debba impegnare in qualcosa solo se non si ha alcuna concorrenza, anche perché questo scenario è praticamente impossibile. Quello che occorre fare, invece, è essere consapevoli del contesto nel quale ci si muove, di chi siano gli altri attori presenti sulla stessa scena e quali caratteristiche abbiano. In base a questa conoscenza è possibile valutare come adoperarsi per offrire qualcosa in più, su quali tratti distintivi del proprio lavoro o prodotto puntare e con che criteri promuoverlo. Un buon punto di partenza è l’individuazione di un problema non ancora risolto in modo soddisfacente. Non occorre pensare troppo in grande: non si tratta di cancellare l’inflazione o risolvere i conflitti mondiali, ma semplicemente di imparare a conoscere il proprio contesto professionale di riferimento e registrarne gli umori e soprattutto i malumori. Spesso basta ascoltare chi ci sta intorno, per coglierne i bisogni e i desideri.

Conclusioni

Sulla carta, tutti condividiamo il sogno di eccellere in ciò che ci piace e costruirci una carriera gratificante e di successo. La realtà è che queste tre cose non devono necessariamente andare di pari passo e che vale la pena stabilire un ordine di priorità. È possibile fare quello che ci piace senza trasformare la passione in un lavoro, ma eccellere comunque nella propria professione e trovarla gratificante. È possibile costruire una carriera sulla propria passione, ma non arrivare mai a primeggiare nel proprio settore e quindi accontentarsi di una gratificazione parziale. È possibile anche coltivare le proprie passioni in privato e trarre gratificazione dal lavoro in altri modi, per esempio grazie alla consapevolezza che il proprio lavoro è socialmente utile. Sono possibili anche un’infinità di altre combinazioni intermedie. L’importante è non perdere il contatto con la realtà e, soprattutto, non programmare la propria vita in base alle citazioni motivazionali e ai film per la tv degli anni ’90.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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