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SEO for dummies: le cose che non puoi non sapere

SEO for dummies
Scritto da Angela

Vi ricordate quando esisteva Lycos? Quando Yahoo era una valida opzione per le ricerche su internet? Vi ricordate Altervista? Ecco, questi e altri nomi sono il motivo per cui la SEO (Search Engine Optimization) si chiama SEO e non GSO (Google Search Optimization, acronimo appena inventato allo scopo di fornirvi un’introduzione interessante per questo post). Oggi, lo sappiamo tutti, quando si parla di SEO, si parla di strategie che i siti mettono in pratica per essere visibili dove più conta: fra i primi risultati di Google nei settori di riferimento. Abbiamo già parlato di come rendere più efficace un sito web, modificandone i contenuti, la grafica e l’impatto generale, ma il sito più attraente del mondo servirà a poco se non siete in grado di attirare visitatori. Per generare traffico il vostro sito deve avere una serie di caratteristiche e la cura di questi particolari dettagli è ciò che chiamiamo SEO. Ecco alcune semplici regole da tenere a mente.

Ottimizzate il vostro sito per tutte le piattaforme

Questo vuol dire che dovrete prendere in considerazione gli utenti che navigano da piattaforme mobile, come smartphone e tablet. In alcuni Paesi e in alcune fasce di mercato, infatti, gli utenti che utilizzano prevalentemente o esclusivamente dispositivi mobili sono ormai più numerosi degli affezionati del pc. Per questo motivo, Google non assegnerà un buon ranking ai siti che non sono ottimizzati per la navigazione da mobile. Il ranking, nel caso non lo sapeste, è il vostro migliore amico. Di più, è il vostro sacro Graal, è l’obiettivo di tutta la vostra opera di web design, è la più profonda aspirazione della vostra anima, mentre costruite un sito. Dal ranking dipende la posizione che il vostro sito occuperà nelle ricerche di Google fatte su determinate parole chiave. Se il vostro esercizio si piazza nella decima pagina di una ricerca Google, avete un grosso problema.

La parola chiave è… keyword

Una volta stabilito che il vostro obiettivo è essere ai primi posti fra i risultati di una ricerca su Google, la domanda da porsi è “quale ricerca?” Se per esempio avete una pizzeria a Milano, non avete nessun particolare interesse a essere in cima alle ricerche per “cartolerie a Catania”, il che è un’ovvietà solo fino a quando non avete contemplato gli orrori della SEO fai-da-te di alcuni siti. Il principale strumento a vostra disposizione sono le keywords, da inserire nelle pagine del vostro sito, nei post del vostro blog e negli appositi campi del vostro CMS. Le keyword servono a Google (e sì, anche a Bing, se ve ne frega qualcosa), di capire di cosa si occupa il vostro sito, perché – nonostante le apparenze – Google non è un robot onnisciente e senziente che legge e memorizza le vostre abitudini imbarazzanti, ma un algoritmo che, per capire di cosa state parlando, ha bisogno di contare quante volte ripetete le parole “pizzeria“, “pizza“, “margherita” e “quattro stagioni”. Google, tuttavia, ha una cosa in comune con il lettore umano medio: si accorge se state cercando di prenderlo in giro e quando se ne accorge ve la fa pagare. Quindi, se fra le parole chiave del sito della vostra pizzeria scrivete “Ariana Grande in bikini” e poi sul vostro sito non c’è davvero Ariana Grande in bikini, Google resterà molto deluso e vi sbatterà nella cinquantesima pagina delle ricerche provenienti dal Pakistan, perché siete dei bugiardi truffatori che cercano di guadagnare visite con mezzucci squallidi.

La SEO del vicino è sempre più verde

Non è vero, in realtà: a volte la SEO del vicino è un disastro, ma il titolo era simpatico. Tutto dipende dal vicino, ovviamente. All’interno di ogni galassia semantica (pizzerie di Milano, scrittori di fantascienza, sette religiose dell’Ohio) esistono nomi di riferimento, che sono più celebri e quindi più ricercati su Google (sì, d’accordo, pure su Yahoo) e, presumibilmente, hanno siti gestiti in modo professionale con un ranking alto e una SEO eccellente. Questi saranno i siti o blog più rilevanti all’interno di quella specifica categoria. Quando il link a un sito è presente su un altro sito, possibilmente dello stesso settore e con una buona reputazione, il ranking di quel sito cresce. Ne consegue che se il vostro sito viene linkato su uno dei siti più importanti del vostro settore, il vostro ranking crescerà considerevolmente. In questo caso c’è un doppio beneficio: diretto, perché un sito con molto traffico dirigerà una parte dei propri utenti verso di voi, e indiretto, perché Google vi farà scalare un altro paio di posizioni nella ricerca “pizzerie di Milano. Come ottenere tutti questi vantaggi? Semplice: producete contenuti interessanti, che altri abbiano voglia di condividere tramite i propri siti. Più facile a dirsi che a farsi, naturalmente, ma è l’unico modo davvero efficace di essere notati.

Non fate i furbi

Ci sono molti modi di attirare traffico sul proprio sito e non sono tutti ugualmente accettati da Google. Non dico che non sia possibile, tecnicamente, “prendere in giro” l’algoritmo di Google per ottenere un ranking migliore che non vi siete meritato (birichini), ma state attenti: a meno che non sappiate esattamente quello che state facendo (e in questo caso perché avete letto un articolo for dummies?) rischiate di farvi del male. Perchè Google se ne accorgerà e vi punirà come quella volta che avete aggiunto il tag “Ariana Grande in bikini” al vostro post sulla pizza con la mozzarella di bufala. Fra le cosiddette pratiche di black hat SEO, ovvero quelle considerate scorrette, ce ne sono alcune che vi potrebbe capitare di mettere in atto anche senza rendervene conto. Riempire i vostri post di tag, per esempio, inserendo ogni elemento anche solo lontanamente connesso all’argomento del vostro post, è controproducente. Limitatevi a un numero ragionevole di tag pertinenti che illustrino gli argomenti più importanti trattati nel post e le parole chiave davvero rilevanti. Altre tecniche, come l’uso di testo invisibile o di pagine finte per attirare views, non possono essere frutto di un caso e rischiano di farvi sparire del tutto dai risultati di ricerca di Google. Quindi fate i bravi.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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