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Internet-dipendenti: perché agli eventi non si presta attenzione

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Scritto da Angela

Il rapporto quasi simbiotico che quasi tutti abbiamo con smartphone e tablet influenza negativamente la nostra capacità di concentrazione. Questo fatto ormai non rappresenta più una novità e gli organizzatori di eventi sono fra le categorie che più spesso si scontrano con i pesanti effetti di questa situazione. La connessione continua e costante e l’onnipresenza delle app garantiscono una sovrabbondanza di stimoli diversi, che si susseguono rapidamente spostando la nostra attenzione in una serie di micro-movimenti dei quali non siamo neanche più consapevoli. Ce ne rendiamo conto in prima persona dal lato “passivo”, tutte le volte che ci ritroviamo a faticare in un semplice percorso di formazione professionale e ci chiediamo come ci fosse possibile, da ragazzi, studiare e restare concentrati per ore. Alcuni di noi se ne rendono conto anche dal lato attivo, quando dobbiamo guadagnare e mantenere l’attenzione di una qualunque fetta di pubblico – compito che si rivela sempre più difficile. La complessità dei contenuti, ovviamente, è la prima vittima di questo fenomeno. Che cosa significa tutto questo per un organizzatore di eventi? Semplicemente che la maggior parte dei partecipanti agli eventi corporate passano più tempo a guardare gli schermi dei propri smartphone che a interagire con l’evento al quale si trovano.

Internet-dipendenti: perché agli eventi non si presta attenzione

La paura di perdersi qualcosa di importante

A guardarlo da fuori, questo comportamento è insensato. Spesso chi partecipa a un evento business ha pagato per accedervi, oppure ha oggettivamente interesse a prestare attenzione. Spesso si tratta di eventi che hanno un impatto reale sulla vita professionale dei partecipanti. E allora per quale motivo la maggior parte di loro non riescono a mantenere l’attenzione su ciò che accade nello spazio fisico che li circonda, preferendo immergersi in uno spazio virtuale? Ci sono diversi fattori all’opera in questo caso: fenomeni fisici, psicologici, chimici e sociali che sarebbe troppo complesso analizzare nel dettaglio in questa sede. Il risultato della loro interazione, comunque, è un compulsivo bisogno di essere connessi. L’acronimo che spesso si usa in questi casi è FOMO, ovvero Fear Of Missing Out. L’espressione è nata per descrivere la paura di perdersi esperienze importanti o significative, che altri invece riescono a vivere. Ogni volta che non siamo connessi, è come se il mondo andasse avanti senza di noi. Questa sensazione permane anche quando, regolarmente, ci connettiamo per scoprire che il mondo sta condividendo meme. Naturalmente, quando siamo connessi, ci sentiamo sempre sottilmente in colpa e temiamo di perderci quello che ci accade intorno – il che è vero. Eppure non possiamo fare a meno di ripetere il ciclo all’infinito. Per quanto questo possa sembrare ridicolo, si tratta di un problema piuttosto serio. Per rendervene conto fate un piccolo test: provate a misurare il tempo che riuscite a far passare senza controllare il vostro smartphone o tablet e senza accedere ai social. La media è di pochi minuti, e si tratta di un problema universale. E i partecipanti agli eventi non fanno eccezione.

Alleati o nemici?

Non stiamo cercando di demonizzare gli smartphone. Tutt’altro: per un organizzatore di eventi, lo smartphone è un alleato eccezionale, che permette di svolgere il proprio lavoro in qualunque luogo e in qualunque momento, e che permette di viaggiare leggeri, avendo sempre con sé tutti gli strumenti e le informazioni necessarie. Il nostro lavoro, come quello di molte altre categorie, è stato enormemente facilitato dall’avvento degli smartphone. Come conciliare la necessità di avvalerci di questa tecnologia con quella di coinvolgere autenticamente gli ospiti dei propri eventi? Naturalmente è impensabile vietarne l’uso del tutto: i partecipanti ne hanno bisogno tanto quanto gli organizzatori. L’unica funzione che viene richiesto di limitare, ironicamente, è proprio quella di semplice telefonia. A nessuno viene mai veramente chiesto di spegnere il cellulare, se non durante il decollo di un aereo. Ci si limita a richiedere di non telefonare ad alta voce e di attivare la modalità silenziosa, ma si fatica a chiedere di non utilizzare le altre funzioni dell’apparecchio e, in breve, di prestare attenzione.

Se non puoi batterli…

Il potere della tecnologia è inarrestabile, quindi il meglio che possiamo fare è integrare la tecnologia mobile nel nostro evento. Non sta a noi risolvere il problema di dipendenza da internet dei nostri ospiti, quindi tutto ciò che possiamo fare è ridurne gli effetti. Se non possiamo distogliere i partecipanti dallo smartphone, possiamo portare l’evento dentro lo smartphone stesso. Molti ricorrono alla gamification, rendendo l’utilizzo di dispositivi addirittura indispensabile. Questo può apparire controproducente, ma non lo è. Ciò che fa perdere l’attenzione dei partecipanti a un evento non è il fatto che questi utilizzino i propri smartphone, ma che li utilizzino per fare altro. Incoraggiando esplicitamente lo svolgimento di alcune attività che richiedono l’uso dei propri dispositivi, si appaga il desiderio ormai compulsivo di controllarli costantemente, ma allo stesso tempo si mantiene l’attenzione dell’ospite fissa sui contenuti che l’organizzatore ha stabilito. Nel caso di trade show, inoltre, è possibile utilizzare specifiche app per permettere agli utenti di accedere al database dei partecipanti e individuare coloro con i quali vorrebbero entrare in contatto: una specie di Tinder aziendale. Da ultimo, non bisogna dimenticare l’aspetto social: se non è possibile impedire ai propri ospiti di connettersi continuamente a Facebook, Twitter e Instagram, tanto vale sfruttare le suddette piattaforme, invitando alla condivisione di contenuti rilevanti.

Porre dei limiti

Il fatto che non sia compito dell’organizzatore di eventi risolvere le dipendenze dei suoi invitati, non vuol dire che sia giusto assecondarle senza limitazioni. È comunque una buona idea individuare delle aree in cui non sia ammesso l’uso di smartphone. Naturalmente quello spazio dovrà avere contenuti coinvolgenti e interessanti, pensati per stimolare la partecipazione costante dei presenti. Può anche essere utile prendere esempio da certi esercizi commerciali che delimitano apposite aree “mobile-free”, con l’esplicito intento di favorire la socializzazione. Quasi tutti, quando vengono portati a riflettere sull’onnipresenza degli smartphone, apprezzano la possibilità di distaccarsene per un tempo un po’ più lungo del solito, anche solo per mettersi alla prova prima di ripiombare nelle vecchie abitudini.
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Conclusioni

Un evento business deve essere prima di tutto utile e rilevante per chi vi partecipa. La dipendenza da internet e smartphone è un problema reale, ma non bisogna sottovalutare il fatto che è spesso un evento noioso o mal gestito e poco coinvolgente a invitare i partecipanti alla disattenzione. Quando non si ottengono i risultati sperati, anche se esistono fattori oggettivi di difficoltà, è sempre buona norma analizzare il proprio operato ed essere pronti a riconoscere eventuali errori e a migliorarsi.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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