Formazione

Startup: il team perfetto in 4 punti

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Scritto da Angela

Costruire il team perfetto è il sogno di ogni azienda, ma è di importanza vitale nel caso di una startup. A complicare le regole del gioco, in questo caso, ci sono due fattori di oggettivo svantaggio iniziale per chi deve occuparsi della gestione delle risorse umane: il budget e il tempo sono limitati. Il budget è limitato per ovvi motivi, dal momento che gli startupper di solito non hanno a disposizione grandi capitali di partenza. Il tempo è limitato perché non ci si può permettere di procedere per prove ed errori, dal momento che l’unica alternativa a una crescita rapida è il fallimento, che è poi la sorte che tocca alla maggior parte delle startup. Queste condizioni di partenza non lasciano scampo: bisogna costruire il team perfetto, bisogna farlo in fretta e bisogna fare centro al primo tentativo. Volendo essere buoni, potremmo ipotizzare la possibilità di sostituire in corsa qualche elemento del team, ma solo a patto che il ritmo della crescita non venga compromesso da questo riassestamento delle risorse. Ma, dopo tutto, perché essere buoni, quando la realtà dei fatti raramente ci usa questa cortesia? Stabiliamo quindi che il numero di errori ammessi nella gestione delle risorse umane sia un indiscutibile zero e, su questa nota di vibrante ottimismo, cerchiamo di imparare dall’esperienza di chi è riuscito ad arrivare in alto.

1. Le dimensioni non contano

Airbnb, nel suo primo anno di vita, ha assunto solo due dipendenti, dopo circa cinque mesi di colloqui (caratterizzati da domande inquietanti, fra le quali “accetteresti questo lavoro se sapessi che ti resta solo un anno da vivere?”). Avere un team enorme o un numero di dipendenti tale da farvi rivaleggiare con un’azienda vera e propria non è indice di qualità, non vi aiuterà necessariamente a incrementare o accelerare la produzione e non vi farà sembrare più affidabili agli occhi degli investitori. L’effetto che un team troppo numeroso sicuramente avrà sarà quello di intaccare il vostro bilancio. Il numero ideale di impiegati varia, ovviamente, a seconda delle specifiche attività. Una volta identificato il numero minimo di persone e relative competenze che occorrono per portare a termine tutti i compiti richiesti dal vostro processo produttivo, basate il processo di selezione sulla dedizione e l’entusiasmo per il progetto. L’entusiasmo conta più dell’esperienza: soprattutto nella fase di lancio, lavorare in una startup può essere estenuante, frustrante e assorbire quasi totalmente il tempo di fondatori e dipendenti. Un team composto da persone autenticamente appassionate ed entusiaste del progetto, che investono umanamente nel desiderio di vederlo arrivare al successo, è un requisito indispensabile per generare la spinta necessaria per raggiungere gli obiettivi che ci si è posti.

2. Lavorare in remoto: non sempre il meglio è a portata di mano

Un po’ come l’anima gemella, non è detto che il candidato ideale per quella posizione ancora vacante nel vostro team abiti a due isolati dal vostro shared office o dal garage nel quale avete stabilito il vostro quartier generale per sentirvi più simili a Steve Jobs. Il mondo è pieno di talenti e a voi serve il migliore, non il più vicino. Se il vostro designer ideale si trova dall’altra parte del mondo – ed evidentemente non è pensabile che si trasferisca nella vostra città – non ripiegate su un sostituto accettabile. Applicate alla gestione delle risorse umane il consiglio che dareste a un amico su una questione sentimentale: non accontentatevi di nulla al di sotto della perfezione. A meno che la posizione in questione non richieda necessariamente la presenza fisica, prendete in considerazione il lavoro in remoto. Un freelancer abituato a lavorare da casa per clienti sparsi in tutto il mondo sarà autonomo e proattivo e, se vi piace la qualità del suo lavoro, potete stare certi che dispone già di tutti gli strumenti necessari. Non dovrete acquistare un nuovo computer o un monitor più grande, perché il vostro collaboratore è già attrezzato e pronto per partire. Un esempio di startup tecnologica di successo che ha abbracciato con entusiasmo questo approccio è Buffer, una delle migliori applicazioni per la gestione dei social media in circolazione. Nella sezione “Jobs” del loro sito c’è un’intera pagina dedicata all’esaltazione del lavoro a distanza, corredata da un planisfero che indica le rispettive posizioni dei collaboratori dell’azienda in giro per il mondo.

3. Il potenziale conta più dell’esperienza

L’esperienza è fondamentale quando si tratta di affidare a qualcuno un compito ampio e complesso, come per esempio la gestione finanziaria di una larga parte della vostra attività, ma nella fase iniziale di composizione di un team non dovrebbe essere l’elemento dominante. Il coinvolgimento e l’adesione ai valori che il progetto esprime, in questo senso, sono assai più importanti. Se avete bisogno di un designer, per esempio, un neolaureato con un portfolio ristretto, ma con uno stile irresistible, è sicuramente preferibile rispetto a un designer affermato, dall’esperienza pluridecennale, che probabilmente vi considererebbe un cliente minore, al quale dedicare i ritagli di tempo. Allo stesso modo, se avete bisogno di un content marketer, probabilmente il blogger che leggete tutti i giorni e la cui scrittura vi appassiona è una scelta migliore rispetto al professionista con anni di agenzia alle spalle, soprattutto se sperate di rivolgervi a un pubblico abituato ai linguaggi della tecnologia. Se volete mettere alla prova le doti del vostro candidato, potete sempre chiedere un test delle sue capacità professionali. In linea di massima, non siate pavidi: non rischiate di lasciarvi sfuggire un genio semplicemente perché non ha mai messo piede in un ufficio in vita sua.

4. Il team perfetto ha bisogno di un a guida perfetta

Non c’è modo migliore di sabotare la propria startup del sottovalutare i conflitti fra i fondatori. Per quanto i vostri dipendenti e collaboratori possano essere motivati ed entusiasti, infatti, non hanno il potere di impedirvi di mandare a monte i vostri stessi progetti. Ci sono tanti motivi che possono spingere i fondatori di una startup a sviluppare una relazione disfunzionale, dallo stress dovuto all’eccessiva pressione, al disaccordo sulla suddivisione dei profitti, alla recriminazione spicciola. Se vi rendete conto che sta maturando un’atmosfera conflittuale e poco serena, vi conviene sospendere la corsa verso gli investitori e affrontare la tensione immediatamente, prima che siano altri a farlo. Il team perfetto non andrà da nessuna parte senza una guida che ne sia all’altezza.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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