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Come superare la timidezza prima di un colloquio di lavoro

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Scritto da Angela

Anche se non sembra, internet e i social ci hanno regalato un mondo per certi aspetti più gentile. Per esempio, quando ho iniziato a fare i primi colloqui di lavoro, superare la timidezza era un problema privato e i timidi non erano una sottocultura a parte, iperconnessa su Tumblr, ma un arcipelago di esseri umani che se ne stavano in casa a leggere. Lungi dall’essere motivo di vergogna, oggi l’essere introversi è un tratto del carattere che addirittura molti considerano desiderabile, perché associato a pregi come la capacità di introspezione, l’empatia e la propensione alla riflessione e all’analisi. Tutto questo, sfortunatamente, non risolve il problema di tutti coloro che sono timidi davvero e vivono i colloqui di lavoro come momenti di autentica tortura. Per molti superare la timidezza non è un’opzione, soprattutto perché non è possibile fare in un pomeriggio quello che non si è fatto in una vita, quindi non resta che fare della propria timidezza un punto di forza. O almeno a impedire che il disagio di dover interagire con il prossimo vanifichi la preparazione professionale e l’esperienza che ci rendono adatti per quella posizione.

Come superare la timidezza prima di un colloquio di lavoro

L’inferno dei timidi: essere al centro dell’attenzione

Ribadiamo un concetto ovvio: tutti sono in ansia prima di un colloquio di lavoro. Certo, i timidi vivono generalmente male ogni situazione che li veda al centro dell’attenzione, ma il colloquio porta con sé un elemento di giudizio e valutazione che rende ansioso anche chi di solito non lo è. A nessuno piace essere sotto esame, specialmente se la posta in gioco è alta, ma quasi nessuno ne può fare a meno. Chi tende all’introversione, paradossalmente, potrebbe avere meno problemi di altri nelle fasi centrali del colloquio, quelle durante le quali si troverà a parlare delle proprie esperienze e competenze professionali. Il vero inferno dei timidi sono tutte quelle parti del colloquio che normalmente sono pensate per mettere a proprio agio tutti gli altri. Le presentazioni, le chiacchiere di cortesia che servono ad acclimatarsi e a stabilire il tono della conversazione, i saluti e l’interazione non verbale: questi sono i veri ostacoli per il timido durante un colloquio di lavoro.

Armarsi di informazioni

Un colloquio di lavoro non è un esame: la conoscenza e le prestazioni vengono valutate in base al curriculum e all’esperienza, più che in base al colloquio stesso. Questo non vuol dire, naturalmente, che la “performance” non influisca sulla decisione finale. Se prima di un esame ci si prepara a rispondere alle domande su un programma di studio, come ci si prepara a “fare una buona impressione”? Se non si è bravi a improvvisare, prepararsi in anticipo può essere utile. Il timido ha un vantaggio: conosce già i propri punti deboli ed è proprio da questi che si dovrebbe partire nella preparazione per un colloquio di lavoro. Superare la timidezza è più facile, quando ci si sente padroni della situazione. Se, per esempio, l’elemento che ci mette più ansia è l’interazione con un estraneo, può essere utile adoperarsi in anticipo per renderlo un po’ meno estraneo. Solitamente è possibile sapere in anticipo chi sarà a condurre il colloquio e vale la pena sfruttare strumenti come LinkedIn o il sito dell’azienda stessa, per conoscere il percorso professionale del nostro interlocutore. Che studi ha fatto? In quali altre aziende ha lavorato? Dove ha studiato? Questo non vuol dire che ci si debba comportare come degli stalker e citare durante il colloquio un suo tweet di tre anni prima. Con ogni probabilità non si presenterà l’occasione di fare riferimento a questo tipo di ricerche, ma il fatto di avere acquisito delle informazioni in anticipo servirà a ridurre l’ansia dell’interazione con un estraneo.

Superare la timidezza, non nasconderla

Fare finta di essere ciò che non si è non è mai una buona idea. Dando per scontato che un introverso non vada a proporsi per un posto da commerciale, il colloquio ha comunque lo scopo di fare emergere le potenzialità di un candidato, quelle che magari non sono evidenti dal curriculum. Fare finta di essere istrionici e sicuri di sé è una pessima tecnica. Ci sono dei livelli minimi di interazione che la buona educazione, prima ancora che la professionalità, ci richiede di mantenere, ma non è necessario trasformare un colloquio in una performance attoriale. Il minimo sindacale dell’etichetta prevede, ad esempio, che si guardi in faccia l’interlocutore durante la conversazione, che ci si dia la mano con un’energia superiore a quella di un branzino pescato da tre giorni e che si mantenga un tono educato e cordiale: una volta garantita questa base di cortesia, non occorre fare molto altro sul fronte dell’interazione personale. Non è necessario mettere a parte un futuro datore di lavoro delle proprie ansie private, ma allo stesso tempo non è opportuno sfoggiare punti di forza che non si hanno. Un modo efficace per far sapere all’interlocutore che si è timidi e al tempo stesso per presentare il lato migliore di sé, per esempio, può essere la risposta alla classica domanda sui propri pregi e punti deboli. Frasi come “preferisco comunicare per iscritto, ma sto lavorando sulla mia capacità di comunicazione diretta” oppure “preferisco acquisire tutte le informazioni per formare un’opinione fondata, prima di esprimere il mio punto di vista” sono modi accettabili e soprattutto riconoscibili per comunicare che si è timidi, ma che si è disposti a lavorare per superare la timidezza e soprattutto che si possiedono qualità utili proprio perché si è introversi e riflessivi.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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