Team Building

Team building: a cosa serve davvero? Una case history

heineken team building
Scritto da Angela

Quando si pianifica un team building, il briefing è essenziale. Nella case history che vi presentiamo oggi, per esempio, un briefing chiaro e ben fatto da parte del cliente ci ha permesso di creare un’esperienza su misura, pensata per soddisfare esigenze specifiche. Un buon team building, infatti, deve generare qualcosa di più della capacità di “stare bene insieme ai colleghi”: si tratta di uno strumento flessibile che può essere usato creativamente, per ottenere risultati precisi. In questo caso siamo stati contattati dall’ufficio risorse umane di Heineken, con lo scopo di pianificare un team building che rispondesse a requisiti precisi. Abbiamo avuto la possibilità di mettere in campo risorse e creatività e di usare al meglio il territorio, nello specifico gli spazi della città di Milano. Molti, ancora oggi, trovano bizzarra l’idea che il team building possa essere un’attività profondamente creativa per chi la organizza e appagante per chi la vive. In questa come in tante altre occasioni, invece, noi abbiamo avuto la prova che la ricerca della qualità e l’attenzione ai dettagli possono generare un’esperienza di altissimo valore umano e professionale. Ecco come.

Gli obiettivi

Heineken ci ha richiesto un team building che servisse a far sperimentare ai dipendenti in modo pratico i nuovi valori dell’azienda. Questo progetto è infatti stato commissionato in occasione di un vero e proprio “cambio di rotta”, basato su dieci principi ai quali tutte le attività dell’azienda dovranno informarsi. I principi in questione sono il supporto, la semplicità, la perseveranza, l’importanza del gruppo, la sorpresa, la sicurezza, l’imprenditorialità, la collaborazione, l’apprendimento e la grandezza. Una base di partenza così ampia e variegata ci ha permesso di creare un evento dalla struttura complessa e articolata, ma internamente armonica e focalizzata sui singoli obiettivi.

La caccia al tesoro

Se ci seguite da un po’ sapete ormai che la caccia al tesoro è una delle nostre attività di team building preferite in assoluto. Ogni volta che ne pianifichiamo una, ci rendiamo conto di come in tutti noi, a ogni età, resti viva quell’emozione infantile della scoperta e dell’avventura che si sperimenta in questo gioco senza tempo. Una struttura semplice, per una realizzazione complessa: esattamente ciò di cui avevamo bisogno per questo progetto. Abbiamo quindi scelto di armare i partecipanti di ipad e di proporre una caccia al tesoro tecnologica, articolata su dieci prove, ispirate agli altrettanti principi indicati nel briefing. Ogni prova era pensata per poter essere completata solo mettendo in pratica il valore a cui era ispirata, così da evidenziarne l’importanza reale. Fra le molteplici esperienze che abbiamo fatto vivere ai partecipanti ce n’è una che è rimasta impressa in modo particolare nella memoria di tutti come la più emozionante. Si trattava della prova legata al concetto di Apprendimento. Ci siamo regati presso l’Istituto Ciechi di Milano, dove i nostri concorrenti hanno avuto accesso alla famosa sala di Dialogo nel Buio. La prova doveva essere svolta nella totale oscurità, con il supporto di due persone non vedenti. In questo modo i nostri concorrenti hanno sperimentato l’importanza di non dare per scontate le conoscenze acquisite, ma anche di valorizzare quelle alternative, imparando a trarre il meglio dalle qualità irripetibili di ognuno.

Gli spazi: location scouting in grande

Un altro grande pregio della caccia al tesoro è la possibilità di vivere il territorio in modo molto più intenso di quanto non si faccia normalmente. In questo caso, infatti, l’intera città di Milano è diventata la nostra location, il nostro enorme “parco giochi” nel quale mettere alla prova le capacità dei concorrenti. Nello specifico, abbiamo avuto la possibilità di abbinare al nostro team building un divertente e appassionante tour cittadino, concentrato per l’occasione fra le zone di Porta Venezia e Turati.

Vuoi organizzare un team building simile per la tua azienda? Contattaci!

Condivisione: la chiave di un buon team building

Il team building, in qualunque forma si svolga, deve essere prima di tutto un’esperienza condivisa. Anche la prova più articolata ed emozionante, infatti, non ha alcun valore fattuale se non dà luogo a un’esperienza comune, che metta il confronto fra gli individui e il lavoro armonico verso un obiettivo al centro dell’intero progetto. Per rafforzare questo senso di condivisione, abbiamo scelto di produrre, entro la fine della giornata, un video con materiale girato dai concorrenti stessi, con gli ipad forniti all’inizio della giornata. Questo ha trasformato una splendida esperienza di azione in una involontaria esperienza di creazione.

Iscriviti alla newsletter

Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

Lascia un Commento