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Team Building

Hai mai provato un team building senza frontiere? Ecco che cosa abbiamo progettato per Accenture

TEAM BUILDING ACCENTURE
Scritto da Angela

L’importanza del team building è ormai universalmente riconosciuta, ma spesso in un moderno ambiente lavorativo si fatica a trovare il tempo da dedicare a questo genere di attività. Da una parte c’è l’eterno dilemma: risparmiare o investire? Dall’altra ci sono considerazioni più specifiche, legate alla gestione del tempo che si passa con i colleghi a non lavorare. Qual è il momento giusto per dedicarsi al team building? A ridosso di una cena aziendale? Durante un incentive-travel? In pausa caffè? Tutte queste opzioni sono legittime: per trovare la soluzione ideale bisogna conoscere a fondo il proprio team e sforzarsi di comprenderne le necessità. In qualche caso sarà sufficiente dare libero sfogo alla creatività e organizzare in autonomia alcune attività di team building low-cost, al solo scopo di imparare a conoscersi meglio per creare un ambiente lavorativo armonico. In altri casi, tuttavia, optare per un’organizzazione professionale più complessa e articolata, per offrire ai propri dipendenti e colleghi un’esperienza davvero fuori dall’ordinario. Il nostro team building per Accenture rientra in questa categoria.

Gli obiettivi del team building

Quando si prenota un grande centro sportivo per un’intera giornata, può sembrare strano porsi la domanda “siamo forse qui per divertirci?” Certo, sarebbe la risposta più ovvia: lo sport e le attività all’aperto sono svaghi, pensati per intrattenere, per restituire agli adulti lo spirito del gioco, per costituire un diversivo rispetto alla quotidiana routine lavorativa. In realtà il divertimento, in questo caso, è un mezzo, ma non un fine. Non si tratta di incentive travel, né di una semplice cena aziendale. Quelle che ci apprestiamo a svolgere sono attività complesse e in molti i casi impegnative, certamente divertenti, ma con scopi ben precisi. Quello che vogliamo è creare dei contesti nei quali i membri di un gruppo di lavoro siano obbligati a focalizzarsi sulla reciproca interazione, sviluppare le capacità di problem solving imparando ad affrontare situazioni impreviste in modo creativo e rapidamente. Ci sono compiti che semplicemente non possono essere svolti a meno di non avviare una collaborazione efficace con i propri compagni di squadra, altri che richiedono un grado considerevole di mutua fiducia, altri ancora che possono essere completati soltanto se c’è una netta divisione di ruoli e questa viene rispettata. Ogni “gioco” è in realtà un vero e proprio esercizio. Come in palestra, ci troviamo a impegnare a turno diversi muscoli, solo che i “muscoli” coinvolti in questo tipo di attività sportive non sono quelli che si sfoggiano in spiaggia. Il ruolo del cliente, in questo esercizio, è essenziale: le squadre, infatti, devono essere determinate prima, da qualcuno che conosca i membri del team in questione e abbia una chiara idea di quali rapporti e interazioni abbiano bisogno di essere consolidati e approfonditi.

Location e risorse

In questa occasione abbiamo scelto un grande centro sportivo nei dintorni di Milano, per una serie di motivi. In primo luogo per le dimensioni: il nostro progetto coinvolgeva 100 partecipanti, richiedendo ambienti piuttosto vasti per ogni attività, dai pasti alla didattica al team building vero e proprio. Data la natura prettamente fisica delle attività di team building previste per questo progetto – che non a caso è stato battezzato “Team Building Senza Frontiere” – richiedeva un’infrastruttura particolare. Quando si organizzano attività con una forte componente sportiva, infatti, è essenziale poterle svolgere in un ambiente spazioso, sicuro e ben equipaggiato. Fra le considerazioni più ovvie c’è quella sugli spazi: certo, l’ideale è dedicarsi allo sport all’aria aperta, ma in caso di maltempo si deve disporre di una struttura che permetta a un gruppo di dimensioni notevoli di svolgere più o meno le stesse attività anche al coperto. Proprio questa eventualità si è verificata a ventiquattr’ore dall’inizio del nostro progetto, rendendo necessaria la riconversione dell’intero programma in una struttura al chiuso. Inoltre, in questa specifica circostanza, ci siamo muniti di una varietà di strumenti necessari allo svolgimento dei nostri “giochi”: alcuni elementi sono di facile reperimento, come teli, tubi, palline e materassini da spiaggia, mentre altri sono meno comuni o legati a specifiche attività sportive (fra le quali, per esempio, il tiro con l’arco).

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Giochi senza frontiere o “mai dire banzai”?

La tv degli anni 80 e 90 ci ha regalato due programmi nei quali i partecipanti si impegnavano in attività simil-sportive estremamente difficili che a nessuno di noi sarebbe mai venuto in mente di svolgere in palestra. La differenza fondamentale fra il programma di Jocelyn e quello condotto dalla Gialappa’s consisteva nel livello di “serietà” dei partecipanti e dei conduttori. “Giochi senza frontiere” era un programma divertente, ma c’era una certa componente di ammirazione nel vedere qualcuno riuscire ad completare un percorso camminando su una fila di sfere di gomma insaponate, sotto un bombardamento di gavettoni e occasionalmente schivando enormi cuscini. “Mai dire Banzai” era demenziale, sia per la natura completamente folle dei giochi che per quella esilarante dei commenti. Quello che cerchiamo di ricreare, ovviamente non è lo spirito di questi due programmi, ma siamo consapevoli che ci sarà sempre un elemento di entrambi. Da un lato il fascino di cimentarsi con un’attività insolita ma decisamente difficile, dall’altro la leggerezza che deriva da una competizione sana, ma non feroce e che permette a tutti di rilassarsi, di ridere insieme delle situazioni buffe che si verranno a creare, di creare la complicità e la confidenza che può esistere solo fra persone che si sono guardate a vicenda negoziare le rispettive posizioni su un telo, in una versione corporate e leggermente più complicata del celeberrimo Twister.

Team Building: perché funziona

Il team building non è una scienza esatta, ma ci si avvicina parecchio. Non si tratta, a differenza di ciò che alcuni credono, di un modo di risolvere i conflitti, ma di un ottimo strumento per non farli insorgere. Se due colleghi hanno un pessimo rapporto, costringerli a giocare a una versione su larga scala di “Jenga” non li farà diventare amici. Se, tuttavia, due persone si conoscono poco ma devono lavorare insieme e imparare a esercitare la reciproca fiducia, può essere una buona idea affiancarle in attività nelle quali, a turno, uno dei due deve essere bendato e svolgere un compito complesso affidandosi esclusivamente alle indicazioni dell’altro. Per individuare gli esercizi giusti, occorre quindi prima di tutto chiedersi quali aspetti dell’interazione si vogliano migliorare: la conoscenza reciproca? L’adattabilità? L’abitudine a calcolare le conseguenze di un’azione o ad amministrare risorse limitate? In pochi lo sanno, ma Jonathan Swift ha inavvertitamente tracciato una connessione fra certe attività ludiche e altre attività lavorative, nel suo capolavoro “I Viaggi di Gulliver”. Con intento satirico, infatti, lo scrittore inglese descriveva i Lillipuziani che, per ottenere una carica pubblica, dovevano dimostrare di essere bravi a camminare sulla corda e a svolgere una serie di “acrobazie”. L’intento dell’opera era ovviamente nobile e mirava a criticare quei politici e pubblici ufficiali disposti alle più intricate “acrobazie” intellettuali e dialettiche pur di coprire le proprie malefatte, ma il principio di base è applicabile nella realtà. Chi sa stare in equilibrio con il corpo, potrà restare in equilibrio anche con i pensieri e le parole. Allo stesso modo, due o più persone che riescono a coordinarsi efficacemente in un’azione fisica, potranno fare altrettanto in un contesto intellettuale e professionale.

Le regole del gioco

La parte più impegnativa dell’organizzazione di un team building, per quanto a un occhio esterno possa sembrare strano, è proprio ideare le regole del gioco. Gestire la logistica è complesso, certo, ma non difficile, se si ha una buona esperienza nell’organizzazione di eventi. Quello che davvero distinguerà un servizio di alto livello da un tentativo “fai-da-te” è proprio l’efficacia e l’originalità degli esercizi stessi. In qualche caso ci si potrà affidare ad attività sportive preesistenti, come la canoa o il tiro con l’arco, apportando solo qualche modifica al contesto generale, mentre in altri casi si tratta di inventare attività completamente nuove. Imparare a vedere in una corda, un tubo di gomma, un telo o una palla di plastica il potenziale per unire un gruppo non è un’abilità che si acquisisca dall’oggi al domani. Eppure, proprio nel caso del nostro team building, ognuno di questi oggetti (e molti altri leggermente meno comuni), ha svolto proprio questa funzione. Come si usa un tubo di gomma per spingere un team a coordinare uno sforzo? Come si trasforma un telo in un mezzo per accrescere la fiducia reciproca? Quante palline ci vogliono per insegnare a cento persone l’efficacia del lavoro di gruppo? Quanti metri di corda servono per far emergere il leader all’interno di un gruppo di dieci persone? Noi ci siamo posti tutte queste domande e le risposte sono sempre fonte di sorpresa e divertimento per i nostri clienti.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

Un commento

  • Complimenti per il tuo nomadismo perché è il modo più giusto per trovare la strada giusta per te, sai “chi non comincia mai non riuscirà mai a trovare la strada ideale di ciascuno di noi” per questo ti invidio perché sono un lumacone.

    senza offese ti saluto
    enrico

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