Testati per voi

Testati per voi: 6 app per il marketing su Instagram

marketing su instagram
Scritto da Angela

Instagram si sta avviando a diventare uno degli strumenti promozionali più efficaci nella breve storia dei social media. Il marketing su Instagram, tuttavia, presenta una serie di difficoltà tecniche e sostanziali che hanno il potenziale di far saltare i nervi a un maestro zen (figuratevi quello che possono fare a un marketer). Alcuni di noi avevano sperato che, con l’acquisizione da parte di Facebook, si registrasse un miglioramento almeno gli aspetti pratici legati alla compatibilità con le altre piattaforme e soprattutto all’analisi degli insight e alla possibilità di gestire le proprie attività con una o al massimo due applicazioni. Stolti e ingenui che non siamo altro. La dura verità è un’altra: Instagram ha venduto l’anima al diavolo – senza con questo voler dire male di Mark Zuckerberg – in cambio di un tasto “share”. Ciò non toglie che il marketing su Instagram resti una necessità per chiunque abbia bisogno di promuovere i propri contenuti attraverso le immagini ed è per questo che, da poco più di un anno a questa parte, le applicazioni che promettono di aiutarci in questo compito gravoso spuntano come i musicisti disoccupati dopo un’edizione di Xfactor. E funzionano quasi tutte malissimo. È per puro spirito di sacrificio che mi sono immolata per la causa, imbarcandomi in uno dei viaggi più frustranti della storia delle recensioni, provando per voi alcune delle applicazioni che promettono di aiutarvi a gestire il marketing su Instagram in modo comodo, pratico ed efficace. O almeno, questo è quello che leggerete su molti blog, specialmente quelli che rappresentano una voce di spesa nella categoria “promozione” delle startup che hanno sviluppato le app in questione. Qualcosa di utile l’ho trovato, ma vi garantisco che non è stato facile. Eccovi, in ordine crescente di simpatia personale, le 6 app che potrebbero esservi utili per il vostro marketing su Instagram. O anche no.

1. Hootsuite: addio, gufo. Non è stato neanche bello.

Hootsuite è stato uno strumento utile in passato. Io ho avuto per un certo periodo un account pro su questa piattaforma, che utilizzavo per programmare post su Facebook e Twitter su numerosi account. Quando ho sperimentato che le stesse funzioni potevano essere gestite in modo gratuito dall’interno di Facebook e con Tweetdeck e che gli insight di SocialBro erano assai più completi, ho effettuato un downgrade e sono tornata ad avere un account gratuito e non ho mai più aperto l’applicazione. Quando Hootsuite ha implementato la gestione di Instagram, naturalmente mi sono precipitata a fare una prova e ho scoperto con un certo disappunto che il mio account non era accessibile e che mi veniva impedito di effettuare il log-in senza inserire i dettagli di un pagamento che non avevo alcuna intenzione di effettuare, almeno non senza aver verificato l’utilità della nuova funzione. Niente panico. Apro un ticket per l’assistenza tecnica, aspetto mezza giornata, vengo informata che c’è un errore nella registrazione delle informazioni di pagamento nel mio account, rispondo che io ho un account gratuito, ricevo una risposta che è l’equivalente formale di “ok, scusa” e l’account viene riattivato. Splendido, ora posso iniziare a dare una svolta alla mia gestione del marketing su Instagram. Sincronizzo immediatamente l’account di un cliente dal quale carico molti brevi video e l’applicazione mi informa che non è possibile caricare video. Cominciamo male. Sospiro, pregustando il momento in cui scriverò che questa applicazione non serve a niente, e seleziono una foto. Imposto un’accurata descrizione, corredata di opportuni tag e grondante simpatia, energia, stile e altre cose potenzialmente sgradevoli, scelgo una data e un orario e programmo il post. Hootsuite mi fa prontamente sapere che NON pubblicherà il mio post in modo automatico, ma mi manderà una notifica, e mi raccomanda di attivare le notifiche per l’applicazione. Diligentemente attivo le notifiche e, diligentemente, la notifica non arriva e il post non viene pubblicato. Due ore dopo l’orario che avevo stabilito per il post mi ricordo dell’esistenza di Hootsuite e vado a controllare: la notifica è comparsa sull’app, ma non ha generato alcun suono e non è comparsa sull’home screen. Pazienza, pubblico manualmente. In seguito effettuo il log-out da quel particolare account Instagram e ne utilizzo altri, per poi tornare al primo. Decido di dare un’ultima possibilità a Hootsuite e scopro che mi è impossibile effettuare nuovamente il log-in. L’applicazione tenta di accedere dal browser (e non dall’app di Instagram), fallisce lamentando un blocco dei cookie (che non c’è) e mi impedisce di accedere all’account. Addio, Hootsuite.

2. Schedugram: la qualità si paga, forse un po’ troppo.

schedugram snapshot

La funzione “schedule” di Schedugram

Diceva un vecchio adagio “se puoi dire qualcosa di buono, dillo; se puoi dire qualcosa di cattivo, taci”. Nelle recensioni, si sa, è molto più divertente fare il contrario, quindi tutto quello che posso dirvi di Schedugram è che funziona e che potrei seriamente considerare di sottoscrivere la versione pro da 16$ al mese (per singoli account sotto i diecimila follower). Si tratta di uno strumento essenziale ma efficace, che fa una singola cosa molto importante e la fa bene: permette di programmare i post, che si tratti di video o di immagini, con relative descrizioni e tag, ovvero la base minima per gestire il marketing su Instagram. Dopo l’odissea di Hootsuite è un piacere non doversi preoccupare di tenere il telefono a portata di mano all’orario stabilito per il prossimo post. Va detto, tuttavia, che non è tutto oro quello che luccica – e Schedugram non luccica neanche troppo, perché l’interfaccia è piuttosto brutta, per quanto semplice da usare. Fra i tratti più fastidiosi di questa applicazione c’è senza dubbio il fatto che si prenda dodici ore per decidere se approvare o meno l’account. Questa, fra l’altro, è la prova che non bisogna fidarsi delle recensioni: da quelle che ho letto prima di apprestarmi a scrivere, risulta che questo tempo di approvazione sia un problema solo se ci si registra da piattaforma mobile e non da desktop. In una parola: balle. Fra le possibilità che Schedugram NON offre c’è quella di postare automaticamente sugli account Twitter e Facebook collegati all’account Instagram. Per qualche oscuro motivo, inoltre, la quantità di tag permessa su Schedugram è inferiore a quella permessa su Instagram. Si tratta di un bug perché il messaggio di errore mi informa che il numero massimo di tag ammessi è 30, esattamente come su Instagram. Peccato che il post ne abbia solo 15. A voler essere completamente onesta, se questa non fosse l’unica applicazione che mi abbia garantito, fino a questo momento, una programmazione efficace e funzionante di foto e video, molto probabilmente non sottoscriverei un abbonamento.

3. Iconosquare: il marketing su Instagram è impossibile, senza analytics

Iconosquare snapshot

Un esempio degli insight di Iconosquare

Una volta trovata almeno un’applicazione decente per aggiornare l’account, parto alla ricerca di strumenti di analisi che mi permettano di valutare i risultati della mia gestione. Iconosquare serve essenzialmente a questo e fornisce alcuni utili strumenti di condivisione su altri social, il tutto in modalità gratuita. Le prime dodici-quindici ore successive all’attivazione di un account su Iconosquare sono abbastanza frustranti per chi, come me, è interessato soprattutto agli analytics: un messaggio di attesa resta sullo schermo all’infinito, quando si apre l’apposita sezione dell’app, informandoci che “dobbiamo chiedere molte informazioni a Instagram e ci vuole un po’ di tempo”. Perfino SocialBro ci mette di meno a formulare un report. Le informazioni che si acquisiscono, tuttavia, valgono l’attesa e questa è di fatto l’unica pecca in uno strumento che per il resto si è rivelato effettivamente molto utile. Alcune funzioni, come la possibilità di seguire o smettere di seguire altri utenti (mi rifiuto di dire “defolloware”, e dovreste farlo anche voi) e la possibilità di aggiungere like alle foto altrui e rispondere ai commenti replicano quelle originali di Instagram e si gestiscono comunque meglio dalla piattaforma originale. Gli insight, invece, potrebbero darvi un piccolo brivido, se siete dei social nerd e non avete una vita. A me lo hanno dato, per esempio. Alcune funzioni, come la possibilità di verificare quali hashtag abbiano ottenuto i risultati migliori, sono riservate alla versione a pagamento, ma le più importanti sono disponibili anche in quella gratuita. Fra i dati più utili che Iconosquare mette a disposizione di chi se ne serve come strumento di marketing su Instagram, ci sono informazioni dettagliate sulla crescita dell’account, il livello di interazione con gli utenti dell’intero account e dei singoli post e la classifica dei post di maggior successo secondo diversi parametri. Per permettere anche a chi non ha un account Instagram di godere della vostra creatività visiva, infine, ci sono widget per siti e blog, tab e banner per i social, pulsanti di follow e altri strumenti che si possono integrare nella comunicazione globale del marchio, soprattutto se Instagram diventa un vero e proprio canale di vendita.

4. Tapshop: per chi fa sul serio.

Semplice e lineare: per chi ha intenzione di avviare un vero e proprio business su Instagram (e se la vendita online è il vostro canale di distribuzione preferito potrebbe essere un’ottima idea), ci sono servizi a pagamento che funzionano alla perfezione. Tapshop è uno di questi. Semplice e lineare: sui vostri post compare un pulsante che permette agli utenti di accedere a una landing page e acquistare i vostri articoli. Quelli che ha già gradito tramite Instagram vengono messi in evidenza, così da permettere al potenziale acquirente di rintracciare subito i suoi prodotti preferiti ed è possibile fare in modo che a ogni like futuro corrisponda una mail dedicata, che offre la possibilità di effettuare nuovi acquisti. Questa particolare funzione, a mio parere, andrebbe moderata, dal momento che l’intasamento della casella di posta a ogni interazione potrebbe produrre non un aumento degli acquisti, ma una diminuzione delle interazioni. Il servizio è gestito da Piqora, che possiede anche un’app per l’analisi delle prestazioni delle campagne di marketing su Instagram, sempre a pagamento.

5. Word Dream: potere dei meme e delle citazioni

word dream

Il mio primo capolavoro su word dream

Ora che abbiamo imparato a promuovere, diffondere e analizzare i nostri post, è ora di acquisire anche qualche strumento per renderli più accattivanti. Word Dream è una di quelle applicazioni che hanno il potenziale per farvi sviluppare una dipendenza, proprio come Instagram. La funzione di base è semplicissima: si tratta di aggiungere testo a immagini e sfondi, per permettere di creare grafiche con citazioni e messaggi. A rendere piacevolissima l’esperienza di utilizzo c’è il fatto che le diverse combinazioni di stili, filtri e colori soddisfino la nostra innata passione per la varietà all’interno di una serie di contenuti definiti, che è poi il motivo per cui ci piacciono cose come Instagram, le foto di cibo, le custodie intercambiabili per gli smartphone e i cupcake. Nella versione gratuita si possono utilizzare moltissimi stili di composizione, alcuni dei quali si sbloccano mettendo il like al Facebook dell’applicazione. Qui potete ammirare il mio primo capolavoro realizzato con Word Dream: vi invito ad apprezzare la profondità del testo. Come vedete, in questa versione le immagini vengono create con un piccolo watermark nella parte sottostante, ma la soluzione è semplice: producete immagini rettangolari e poi tagliatele al momento di caricarle sui social. Perché non è detto che chi non si fida ancora delle campagne di marketing su Instagram debba necessariamente iniziare a esplorarle acquistando applicazioni e abbonamenti a destra e a manca.

6. Tag O’ Matic

tagomatic

Una ricerca su Tag O’ Matic

Se vi apprestate a fare marketing su Instagram e se, di conseguenza, avete bisogno di taggare i vostri post in modo scientifico, Tag O’ Matic diventerà il vostro migliore amico. Di tutte le applicazioni che promettono di fornirvi tag mirati, questa è la più semplice, la più veloce e la più funzionale. Ed è gratuita. C’è davvero poco da spiegare su questa splendida applicazione a prova di idiota: si sceglie un termine rilevante, come nell’esempio illustrato dalla foto, si selezionano i tag che ci interessano, eventualmente si ripete l’operazione fino ad arrivare a un massimo di 30 tag, dopo di che ci si trasferisce su Instagram tramite l’apposito tasto e, al momento di scrivere la didascalia del proprio post, si incolla il testo, avendo cura di eliminare l’ultima parte (powered by @Tagomatic). I tag vengono selezionati dall’applicazione in base a quelli più utilizzati in associazione al termine di ricerca digitato. Niente fronzoli, niente statistiche, niente geolocalizzazioni: i tag sono un’esperienza globale e come tali vanno trattati. Buon divertimento.

 

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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