Eventi Green

Waste audit: ridurre gli sprechi per un evento ecosostenibile

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Scritto da Angela

waste auditE così hai deciso di convertire il tuo party, convegno o la tua convention aziendale in un evento green. Hai seguito i consigli degli esperti, selezionato un catering rigorosamente biologico e a chilometri zero, scelto una location provvista di pannelli solari e raggiungibile con il trasporto pubblico e hai stampato tutto il tuo materiale pubblicitario su carta riciclata. Benissimo, adesso è il momento di scoprire se tutto questo abbia davvero fatto del tuo evento un’impresa a impatto zero e la risposta, molto probabilmente sarà no. Niente panico: proteggere il pianeta continuando a organizzare eventi è possibile: basta non avere paura di sporcarsi le mani e imparare le basi di un buon waste audit.

 

Che cos’è il waste audit.

Il momento giusto per tirare le somme è alla fine, quando tutti gli ospiti se ne sono andati. Per giudicare il risultato, però, non basta guardare i libri contabili e le foto ufficiali: bisogna analizzare i materiali più importanti, quelli che nessuno vorrebbe toccare. Bisogna analizzare i rifiuti. La pratica del waste audit è diffusa in tutto il mondo e consiste nell’analisi dei prodotti di scarto di un’attività, allo scopo di valutarne la sostenibilità economica e ambientale. Ci sono compagnie specializzate in grado di fornire questo tipo di analisi su grande scala, ma con qualche accorgimento si può effettuare una prima analisi anche in proprio. I risultati potrebbero essere sorprendenti.

Coinvolgi il tuo team.

I primi alleati nella lotta agli sprechi sono i colleghi e i dipendenti che lavorano all’evento. Per condurre una buona valutazione dei rifiuti, è essenziale che tutto lo staff sia informato delle procedure necessarie e le segua scrupolosamente. Se l’evento prevede un catering, è necessario che i locali riservati al personale siano provvisti di adeguati contenitori per la raccolta differenziata, muniti di istruzioni dettagliate su come suddividere i singoli materiali. Lo stesso vale per il personale che dovrà pulire la location al termine dell’evento.

Ognuno faccia la sua parte.

Anche gli ospiti. Se, per esempio, è previsto un bar con consumazioni a pagamento, è possibile ricorrere alla pratica dell “cauzione”, in voga in moltissimi paesi europei. Il prezzo di ogni consumazione sarà aumentato di una piccola somma, per esempio un Euro, la quale viene restituita quando il cliente riporta la bottiglia o il bicchiere al bancone. In questo modo si riduce il rischio che un cliente distratto infili una bottiglia di birra nelle piante da giardino o getti un bicchiere di plastica in un contenitore destinato alla carta o agli scarti alimentari.

È uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo.

L’analisi vera e propria – è inutile girarci intorno – non è un lavoro particolarmente piacevole e, a meno di non avere soci e dipendenti particolarmente appasionati alla causa, può richiedere l’assunzione di personale specializzato. È proprio in questa fase, tuttavia, che si raccolgono i dati più utili e interessanti. Non si tratta, infatti, di limitarsi a calcolare la quantità di rifiuti prodotti per tipo, ma anche di analizzare le cifre così ottenute per decidere sulle future strategie. Come si possono ridurre gli sprechi? Il catering ordinato era adatto alle esigenze dell’evento o ha prodotto troppi avanzi e quindi spese superflue? Quanto costa smaltire i rifiuti non riciclabili e in che modo se ne può controllare la qualità? I gadget offerti agli ospiti sono stati graditi o sono stati lasciati indietro e trasformati in altri rifiuti da eliminare?

 

L’importanza di un buon waste audit per la gestione di eventi a impatto zero è evidente, quello che è meno evidente è come questa pratica si possa trasformare, per un organizzatore accorto, in uno strumento di marketing prezioso e imprevisto. L’analisi dei rifiuti, infatti, vi permetterà di conoscere meglio il vostro pubblico, le sue abitudini e i suoi gusti, ottimizzando l’offerta per gli eventi successivi.

 

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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