Interviste

Workitect: spazi che cambiano – Intervista a Luca Brusamolino

Workitect Luca Brusamolino
Scritto da Angela

Su questo blog ci siamo occupati in più occasioni di come il mondo del lavoro si stia evolvendo, venendo incontro alle esigenze delle nuove professioni e ai modi in cui le tecnologie cambiano il modo di lavorare. Abbiamo parlato dei pro e dei contro di avere un home office, così come della possibilità di organizzare meeting in location alternative e insolite. Vista la nostra passione per tutte le novità in materia di spazi professionali, era inevitabile che restassimo affascinati da Workitect, un progetto innovativo che porta nei luoghi di lavoro il concetto di smart working, progettando soluzioni belle, innovative ed efficaci, pensate per migliorare davvero la produttività. Abbiamo intervistato Luca Brusamolino, uno dei fondatori di Workitect, e insieme abbiamo parlato di nuovi spazi, di lavoro e di come ripensare la nostra “seconda casa”.

Come è nato il progetto Workitect e chi lo ha ideato?

Luca BrusamolinoWorkitect nasce dal pensiero che lo spazio di lavoro influisce sul benessere delle persone e quindi sulla produttività aziendale. L’idea viene concepita da due professionalità e sensibilità diverse: Simone Casella, architetto e designer specializzato nella progettazione di uffici e Luca Brusamolino consulente hr laureato in organizzazione aziendale che ha approfondito il rapporto tra persone e spazio fisico di lavoro. Il nome workitect è pensato per sancire la nascita di una nuova disciplina, la workitecture, che fonda i suoi principi proprio sull’architettura e sulle risorse umane.

Come riassumeresti il concetto di smart working?

Lo Smart Working è un nuovo modo di lavorare che riguarda spazi, tecnologia e organizzazione. Grazie alle tecnologie possiamo lavorare potenzialmente ovunque, cade quindi la valutazione della prestazione lavorativa legata al vincolo orario ed alla presenza e occorre quindi un grande cambiamento culturale. Smart working è però un concetto diverso e molto più ampio dal lavorare da casa e quindi anche l’ufficio va ripensato: non più open space e postazioni assegnate ma una varietà di spazi diversi a seconda dell’attività da svolgere (activity based working).

In che modo lo spazio influisce sulla qualità del lavoro?

Grazie all’activity based working, il lavoratore si può muovere all’interno dell’ufficio liberamente, scegliendo l’ambiente più idoneo. Questo permette di essere più produttivi: ad esempio grazie a delle quiet room, la persona può trovare la concentrazione necessaria per svolgere attività complesse e non è più “legata” alla propria postazione, nel contempo la mobilità stimola incontri informali, migliorando la comunicazione e la collaborazione dei team. Senza questa varietà di spazi, Il classico ufficio in open space può però influire negativamente sulla qualità del lavoro da diversi punti di vista. Ad esempio diminuisce il livello di privacy, aumenta la difficoltà di concentrazione data dalle interruzioni dei colleghi e il livello di rumore dato da telefonate e conversazioni. Questo può portare ad effetti negativi sul livello di benessere dei dipendenti, diminuendo le performance nel compiere anche le più semplici attività; il tutto non solo influisce sulla qualità del lavoro ma ha un fortissimo impatto sulla produttività aziendale.

Quali sono i primi elementi che analizzate, quando intervenite su uno spazio lavorativo?

Prima di qualsiasi intervento sullo spazio la prima cosa che osserviamo sono le persone. Pianificare gli spazi di lavoro di un’azienda in modo efficace implica una conoscenza approfondita dell’organizzazione, occorre quindi raccogliere il maggior numero di informazioni dal punto di vista organizzativo e demografico, sulla cultura e sul clima, sui processi e sulle attività lavorative, sulla strategia e sulle previsioni future di crescita per creare un ambiente di lavoro adatto alle esigenze organizzative e del personale. Grazie allo smart working si apre inoltre una grande opportunità per le aziende: ripensare I propri spazi, rendendoli più adatti ai nuovi modi di lavorare e più attrattivi, ed allo stesso tempo razionalizzare I costi.

Quanto conta l’efficienza degli spazi e quanto lo stile, nell’effettivo impatto sulla qualità del lavoro?

Sono entrambi due punti molto importanti che influiscono in maniera significativa sull’ambiente di lavoro. Il rinnovamento estetico di un ufficio spesso è la prima cosa che si nota e si apprezza ma nel contempo si sottovaluta. Un cambio di look non solo rafforza l’identità aziendale, aspetto che influisce sul lavoro di team, sulla capacità di attrarre nuovi talenti e ad un approccio diverso con fornitori e clienti; ma permette di creare un ambiente più accogliente per dipendenti e collaboratori. L’ufficio è, nella società contemporanea, una seconda casa e questi cambiamenti estetici non solo permettono di viverlo in maniera più confortevole, ma possono aiutare a lavorare meglio, a ridurre lo stress, a trovare maggior concentrazione, che si traduce non solo in maggior produttività ma in miglioramento della qualità della vita. L’efficienza degli spazi è invece fondamentale nella funzionalità di un ufficio. Un layout flessibile e versatile permette di assecondare i cambiamenti organizzativi, facilita la comunicazione e la collaborazione tra colleghi e permette di svolgere al meglio le proprie attività. Ritengo quindi che questi due aspetti debbano essere trattati con la medesima importanza se si vuole ambire al massimo risultato in termini di qualità del lavoro a 360°.

Qual è stato l’intervento più risolutivo o impegnativo che avete mai messo in atto?

logo workitectCi siamo occupati di una grossa multinazionale in centro a Milano che cercava nuovi spazi per i suoi uffici. Affiancandola nella ricerca immobiliare, abbiamo potuto essere di supporto sin dall’inizio e attraverso attente indagini economiche e sul modello d’ufficio che più si adattava a loro, abbiamo fatto giungere ad un accordo il Cliente e il Proprietario dell’immobile in cui erano locati. L’edificio in questione infatti, con un’attenta ristrutturazione, rispondeva perfettamente alle esigenze di layout e di posizione del Cliente. Il nostro progetto ha guidato la proprietà nella ristrutturazione architettonica dell’immobile e ha permesso di adattare gli spazi alle nuove esigenze. Questa operazione ha previsto un cantiere diviso su più fasi, tali da consentire il costante utilizzo dell’immobile (anche se parziale) al Cliente, lavorando in contemporanea su più porzioni dell’edificio e prevedendo una movimentazione delle risorse in più fasi, atte a consentirci il rinnovamento dell’intero immobile nell’arco di 6 mesi.
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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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