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Come evitare i 10 errori più comuni nella scrittura di un curriculum

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Scritto da Angela

Che ci crediate o no, io ricevo dei curricula. Non ho mai capito il perché, ma fin dal primo giorno in cui ho avviato un’attività e creato un sito per presentarla, senza aver mai pubblicato un annuncio di lavoro, ho iniziato a ricevere richieste di impiego nella mia mail privata e in quella aziendale. Personalmente sospetto che, indipendentemente dalla possibilità o meno di offrire un lavoro all’aspirante candidato, molti responsabili delle risorse umane – e anche chi, come me, viene fatto oggetto di richieste per lavori che non ha offerto – si trovino a subire la forte tentazione di rimandare indietro gli allegati dopo aver corretto con la penna rossa tutti gli errori e assegnato un voto, presumibilmente basso. O forse questa è soltanto la mia reazione. In qualche caso ho risposto con gentilezza, spiegando che non mi occorreva un collaboratore, in altri – pochi – non ho risposto affatto, ma non ho mai informato i miei aspiranti collaboratori del perché i loro curricula fossero destinati a condannarli alla disoccupazione. Quella che segue è una lista dei dieci errori più comuni nella scrittura di un curriculum e dei semplici accorgimenti che servono per evitarli, onde non diventare fonte di ispirazione per articoli di questo genere.

1. Allegare una foto al curriculum se il lavoro non ha nulla a che fare con il vostro aspetto

La questione della foto allegata al curriculum è controversa: in alcuni paesi, come la Germania, è consuetudine includere un ritratto in abiti formali – il classico scatto su fondo neutro, probabilmente blu, con giacca e cravatta per gli uomini e tailleur per le donne, che fa venire in mente la scena dei film horror nella quale l’annunciatore del telegiornale parla dell’ultima vittima del serial killer – mentre, in altri, come l’Italia, questa consuetudine non si è sviluppata. Se state inviando un curriculum in Italia, allegare una foto è fuori luogo, a meno che l’annuncio non lo richieda espressamente. Se il vostro curriculum è diretto all’estero, informatevi preventivamente sull’opportunità o meno di includere una fotografia: i forum e i gruppi di Italiani all’estero su Facebook esistono per questo, oltre che per fare pubblicità alle pizzerie.

2. Errori di ortografia, ovvero “è inutile sfoggiare la laurea, se dimostrate di non aver meritato la licenza elementare”

Se vi sembra ridicolo che, in un contesto professionale, si debbano ancora commentare gli errori di ortografia, siete persone molto fortunate. O, più probabilmente, non avete mai lavorato nel settore delle risorse umane. O entrambe le cose. Sarò clemente: gli errori di battitura possono capitare a chiunque e voglio credere che non abbiate dovuto corrompere la maestra per ottenere la licenza elementare, ma vi prego, per il bene della sanità mentale di chi deve leggere il vostro curriculum, fatevelo correggere da almeno due persone. Nessuno è il correttore di bozze di se stesso e può capitare che un errore grossolano sfugga all’autore di un testo. Per questo è opportuno avere sempre a portata di mano un amico affidabile e fastidioso, di quelli che commentano sotto i post di Facebook per correggere tutti coloro che scrivono “qual’è” con l’apostrofo o usano “piuttosto che” come sinonimo di “oppure”. Nota a margine: se state scrivendo un curriculum in una lingua straniera, fatevelo sempre correggere da un madrelingua, anche se la vostra conoscenza di quella lingua è molto avanzata. Posso dirvi per esperienza che non c’è niente di più umiliante che accorgersi troppo tardi di aver inviato un curriculum nel quale si sfoggiano certificati linguistici di livello C2, con un errore di spelling nella presentazione.

3. Font e grafica: qualsiasi cosa vi venga in mente di fare per ravvivare l’impatto visivo, non fatela

Circolano leggende che parlano di CV compilati in Papyrus o addirittura in Comic Sans. Io non ne ho mai visti, ma se mi capitasse probabilmente telefonerei all’autore per complimentarmi. E poi NON lo assumerei, naturalmente. A meno che non vi stiate candidando come page designer (e anche in quel caso è sempre bene aggiungere un link al vostro portfolio, piuttosto che fare esperimenti con il file del curriculum), l’unico criterio estetico da tenere a mente è la semplicità. Un curriculum deve essere leggibile, chiaro, ben organizzato e non causare emicranie al lettore. Scegliete un font standard dalla library del vostro software di scrittura preferito, concedetevi un corpo un po’ più grande per il nome, un semplice grassetto per i titoli delle diverse sezioni e, se necessario, qualche elenco puntato per schematizzare le vostre esperienze lavorative. E se dovesse venirvi in mente qualche altra idea per “ravvivare” l’impatto visivo del vostro CV e per fare in modo che “rimanga impresso” a chi lo legge, sappiate con certezza che è una pessima idea. Infine, come favore personale, evitate l’impaginazione del famigerato “curriculum europeo”. Ci siamo cascati tutti, ma adesso è ora di rinsavire, grazie.

4. L’ordine cronologico va bene per l’agenda, non per il curriculum

Ovvero, si parte sempre dal finale. A molti potrà sembrare superfluo ai limiti del ridicolo il precisare questa nozione basilare, eppure una percentuale non trascurabile dei curricula che ho ricevuto negli ultimi anni presentavano le informazioni in ordine cronologico. Un curriculum non è un buon libro, non teme gli spoiler e, di conseguenza, deve partire dalla vostra occupazione corrente e procedere a ritroso come la vita di Benjamin Button. Quello che il potenziale di lavoro vuole immediatamente sapere è se le vostre esperienze professionali vi abbiano portati ad acquisire competenze rilevanti per la posizione che aspirate a occupare. Se, per pervenire a questa informazione, bisogna scorrere un elenco di due pagine contenente tutti i lavori part time che avete fatto mentre eravate all’università, il responsabile delle risorse umane maturerà nei vostri confronti un’antipatia sufficiente a non offrirvi il lavoro neanche se siete molto qualificati. Scherzi a parte, questo errore può davvero costarvi il colloquio, ma non per una questione di antipatia personale. Inondare il vostro interlocutore di informazioni inutili è indice di una scarsa capacità di mettersi nei panni dell’altro e considerarne le esigenze e questa è un’attitudine che nessuno apprezza sul posto di lavoro.

5. La verità, TUTTA la verità, nient’altro che la verità? No.

Posto che in un curriculum non si deve mai mentire e neppure nascondere informazioni rilevanti per l’impiego al quale ci si candida, inserire ogni singolo dettaglio della propria vita lavorativa è un errore, oltre a essere inutile. La maggior parte delle carriere non sono lineari e comprendono esperienze in settori e ruoli molto diversi fra loro. Nel selezionare le esperienze lavorative da inserire in un curriculum privilegiate quelle che sono pertinenti alla posizione offerta e quelle che vi hanno permesso di acquisire capacità che potranno esservi utili in quel particolare ruolo. Se desiderate comunque elencare anche le altre occupazioni passate, limitatevi a una veloce menzione alla fine del CV. Lo stesso vale per le competenze: portate in primo piano le più rilevanti e omettete o riassumete brevemente le altre. Se il vostro percorso professionale abbraccia diversi settori, è consigliabile preparare più curricula, evidenziando in ognuno le esperienze professionali maturate in un determinato settore.

6. Il burlone, ovvero quello che crede di essere divertente. E non lo è. Mai.

Nel caso qualcuno fosse intenzionato a inviarmi curricula in futuro, sappiate che mai e poi mai offrirò un lavoro a “fragolina84@lamiaemail.com” o “johnnydepp1234@latuaemail.it”. Non è necessario avere un dominio proprio, ma una mail che non vi faccia sembrare degli adolescenti in crisi è il minimo sindacale. Nomecognome è la scelta ideale, semplice e accessibile per tutti, ma sono accettabili anche combinazioni che facciano riferimento al vostro lavoro per esempio “mariorossifotografia@lamiaemail.com”. La mail, così come il tono generale di un curriculum, deve essere appropriata a un contesto formale. La vostra personalità deve emergere dai risultati che avete conseguito ed eventualmente dalla vostra capacità di essere brillanti nel corso di un colloquio. Il senso dell’umorismo è una qualità molto importante, ma il curriculum non è il contesto adatto per fare dello spirito. Battute, giochi di parole e sfacciati tentativi di essere accattivanti o ammiccanti non vi porteranno lontano.

7. Il curriculum non è un’autobiografia.

Tutti abbiamo provato l’horror vacui del primo curriculum, quello che non conteneva assolutamente nulla e che, di conseguenza, si dilungava in elenchi degli esami sostenuti e degli interessi personali. Questo non vuol dire, però, che sia auspicabile arrivare a compilare un curriculum di dieci pagine: lunghezza non è sinonimo di esperienza professionale, è sinonimo di mancato dono della sintesi. Chi lavora nel settore delle risorse umane passa molto tempo a sfogliare curricula e non ha alcuna voglia di addentrarsi nel piccolo romanzo della vostra vita. Tre pagine rappresentano la lunghezza ideale e anche un obiettivo raggiungibile per tutti (si veda il punto 5) ed è molto più probabile che si venga considerati con un documento breve, che schematizzi efficacemente tutte le informazioni rilevanti nella prima pagina, piuttosto che con un piccolo tomo rilegato che richieda un tempo di lettura di un quarto d’ora.

8. Non entriamo nel personale

Fino a qualche anno fa era relativamente frequente che i datori di lavoro richiedessero informazioni personali quali lo stato civile o il numero dei figli. La recente diffusione di leggi e regolamenti sulle pari opportunità in quasi tutti i paesi occidentali ha reso fortunatamente superflui questi dati che, di conseguenza, non devono essere inseriti nel curriculum. Al vostro datore di lavoro deve interessare solo la vostra competenza, non la vostra eventuale prole. Sappiamo benissimo che in molti casi questa semplice direttiva non viene rispettata, ma ciò non toglie che sia giusto dare il buon esempio e mantenere la comunicazione in un ambito strettamente professionale. L’intestazione del vostro curriculum dovrà contenere esclusivamente il vostro nome e cognome e i vostri contatti. Di tutto il resto, se sarà opportuno, potrete discutere in sede di colloquio. E probabilmente non sarà opportuno neanche in quel momento.

9. Luoghi comuni: l’invasione dei problem solver

C’è una sezione del curriculum che sembra mettere in crisi anche i più navigati professionisti: la presentazione del proprio profilo professionale. Una volta esaurite le informazioni fattuali – date e ruoli delle precedenti esperienze lavorative, titoli di studio, lingue straniere e competenze tecniche – arriva il momento di convincere il potenziale datore di lavoro che abbiamo l’attitudine giusta per eccellere nel ruolo per il quale ci candidiamo. Ed è qui che, di solito, comincia la fiera del luogo comune. Siamo invasi di problem solver, di professionisti “attenti ai dettagli”, di maestri zen che “danno il massimo anche in situazioni di stress” e di campioni sportivi “orientati al risultato”. Nessuna di queste espressioni ha senso. Se anche avevano un senso vent’anni fa, lo hanno perso, a meno di non essere appropriatamente contestualizzate. Notizia bomba: i responsabili delle risorse umane sono consapevoli del fatto che chi parla bene di sé in modo generico potrebbe non essere del tutto imparziale. Lasciate perdere gli elenchi di frasi fatte e motivate l’alta considerazione che avete di voi stessi. Questo è il momento di sfoggiare i vostri allori, purché siano autentici e comprovabili. Invece di decantare le vostre capacità di problem solving, citate un esempio di un progetto complesso che avete gestito in modo creativo e con risultati eccellenti. Invece di presentarvi come professionisti “orientati al risultato” portate i dati relativi all’impatto positivo che avete avuto sulle aziende per le quali avete lavorato in precedenza. Questo è il momento giusto per essere parziali e selezionare solo gli stralci della vostra carriera che vi fanno fare un’ottima figura. Nota a margine: l’autopromozione è ammessa e consigliata, ma le bugie hanno le gambe incredibilmente corte.

10. Bonus: la lettera di presentazione

Non tutti gli annunci di lavoro richiedono una lettera di presentazione e, a meno che non ci sia una richiesta esplicita in tal senso, è consigliabile limitarsi a due righe introduttive all’inizio del curriculum o nella mail alla quale lo si allega. Se vi trovate a dover scrivere una lettera di presentazione, assicuratevi prima di tutto di aver letto l’annuncio attentamente e di aver compreso perfettamente i requisiti richiesti. Dando per scontato che non facciate parte della perniciosissima categoria di coloro che inviano curricula per posizioni per le quali sanno di non essere qualificati, il modo migliore di affrontare questa parte del processo di scrittura del curriculum è elencare punto per punto, in modo discorsivo ma non verboso, le caratteristiche e le esperienze che vi rendono candidati ideali per il lavoro in questione. Rassegnatevi all’idea di dover scrivere una lettera di presentazione specifica per ogni annuncio e preparate un template personale, da modificare di volta in volta.

Buona fortuna!

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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