Interviste

Scrittura Creativa e Italiani a Berlino: intervista a Mattia Grigolo

mattia grigolo
Scritto da Angela

La creatività e lo spirito di iniziativa, quando si incontrano, producono risultati memorabili. Mattia Grigolo, Milanese trasferitosi a Berlino nel 2013, ha sempre coniugato entrambi gli aspetti, concentrandosi in modo particolare sulla scrittura. Inizialmente ha lavorato nella discografia italiana, collaborando contemporaneamente con diverse riviste musicali, ma anche dilettandosi nella scrittura di racconti brevi, premiati in diversi concorsi nazionali. Nella capitale tedesca, Grigolo ha fondato Le Balene Possono Volare, il primo progetto di laboratori creativi in italiano, inglese e tedesco a Berlino. Insegna scrittura creativa e da aprile 2015 è direttore de Il Mitte, la più nota testata online per Italiani a Berlino. Organizza eventi musicali, teatrali e performativi e si diletta come dj. A settembre 2015 inaugurerà la sede de Le Balene Possono Volare, concepita come scuola, caffè letterario e libreria. Nel 2014 il Comites, l’Ambasciata Italiana a Berlino e l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino gli hanno conferito il premio Italiano dell’Anno. In un contesto in cui l’accento si pone sempre sull’integrazione nella cultura del Paese ospitante, la singolarità di questi due progetti consiste proprio nel valorizzare la creatività e l’espressione Italiana.

Come è nata l’idea di organizzare laboratori di scrittura creativa in Italiano a Berlino?

Devo dire che, inizialmente, non è stata una decisione motivata, quantomeno non nella misura di quello che poi mi sono ritrovato tra le mani. Semplicemente ho sentito la necessità di provare a fare qualcosa che amavo in un paese straniero dove la concentrazione di italiani è veramente alta. Ho pensato che molti italo-berliner come me avrebbero potuto sentire la necessità di esprimersi attraverso la scrittura nella loro lingua madre. Allora ho provato ad aprire il primo laboratorio di scrittura creativa in italiano a Berlino. Ho immaginato che qualcuno avrebbe potuto trovare interessante l’iniziativa e ho scelto di chiamarla Laboratorio di Scrittura Creativa Le Balene Possono Volare. Le adesioni furono talmente tante che fu necessario aprire altri corsi. Compresi allora che potevo fare di più e coinvolgere altri insegnanti creativi berlinesi, al fine di formare un gruppo che basasse tutto il suo operato sullo sviluppo della creatività. Così partirono anche dei laboratori di teatro – che sono tutt’ora condotti da un’insegnante bravissima, Daniela Marcozzi – e poi di illustrazione, di regia cinematografica, laboratori creativi per bambini. Ad un certo punto ho sentito di non riuscire più a gestire l’intero carico di lavoro quotidiano da solo e ho chiesto aiuto a quella che ora è diventata la mia socia, Francesca Addei, la quale mi ha dato una grossa mano a livello organizzativo, insieme a Elena Cascio e Paolina Marone, entrate nel team da qualche mese. Dopo l’estate Le Balene Possono Volare avranno anche una tana, una sede, nel Kiez di Kreuzkölln, in Hobrechtstrasse. Ci saranno delle classi nelle quali si concentreranno alcuni dei laboratori e workshop, un caffè letterario in cui verranno proposti eventi, reading, workshop e vernissage, oltre una piccola libreria dedicata alla letteratura, saggistica e illustrazione italiana e tedesca. Insomma, è un grosso passo avanti, un cambio importante che sta occupando moltissime delle nostre energie, ma che vedo come un luogo di aggregazione polifunzionale, a favore della creatività in molte delle sue sfaccettature.

Come mai questo nome?

Per due motivi: ho sempre amato le balene, fin da piccolo. Quando guardavo i documentari insieme a mio padre, al contrario di molti altri bambini, mi appassionavo molto. Soprattutto quando si trattava di cetacei. Più nel dettaglio del laboratorio pensai al fatto che con la creatività si ha la possibilità di rendere reale qualsiasi cosa si desideri; anche una mastodontica balena in grado di librarsi tra le nuvole.

C’è una componente identitaria nella scelta di valorizzare l’espressione artistica in Italiano, in un contesto fortemente internazionale e poliglotta come quello berlinese?

No, non credo che ci sia una componente identitaria, amo l’Italia, è la mia casa e il posto che mi ha insegnato molto, è una banalità, però ora sono a in Germania, a Berlino, e sto cercando di integrarmi come meglio posso. È chiaro che, una volta che si è all’estero, per ovvie ragioni, si cercano comunque una comunità e dei luoghi conosciuti, per mantenersi – anche inconsciamente – legati alle proprie origini. Detto questo, le mie intenzioni non sono certo quelle di chiudermi in una realtà unicamente italiana, tanto che stiamo facendo partire anche dei laboratori in lingua tedesca e in lingua inglese, con insegnanti madrelingua. Questo per me è importantissimo, anche se è davvero molto difficile, ma molte delle nostre energie le stiamo spendendo anche a favore di un’integrazione come gruppo e realtà, non solo mia personale.

Come è stata accolta l’iniziativa e quanto il feedback ottenuto corrispondeva alle tue aspettative iniziali?

Sarò sincero, come ho detto prima, non mi sarei mai aspettato un feedback così alto. La gente si è immediatamente appassionata non solo ai nostri laboratori, ma anche alle nostre iniziative. C’è una cosa che prendo sempre ad esempio quando mi fanno questa domanda: una volta ogni due mesi circa, organizziamo dei reading letterari chiamati Cafè Books, in cui le persone possono prenotarsi per leggere brani tratti da romanzi, film, canzoni oppure scritti di loro pugno. Non abbiamo nessun tipo di pretesa riguardo la lettura in sé, desideriamo solo che si legga. Ecco, trovo incredibile che ad ogni Cafè Books ci sia sempre una media di circa settanta persone che per due ore ascoltano leggere altre persone. Questo in un mondo e, soprattutto, in una città dove il week end (noi li organizziamo sempre di sabato) si trasforma in un momento di festa assoluta in cui i club e la musica sono i padroni della notte e del giorno. Con questo chiaramente non voglio dire che io non frequenti i club, anzi, sono un grande appassionato di musica elettronica, però è meraviglioso come una cosa che ora risulta tanto antica quanto leggere e ascoltare sia presa con tale entusiasmo. Recentemente una ragazza che ha frequentato diversi miei laboratori ha provato a fare domanda per entrare in una grossa scuola di scrittura creativa inglese e ce l’ha fatta. Credo di avere avuto poche soddisfazioni così importanti nella mia vita.

Quale percorso ti ha portato prima a Berlino e poi alla direzione de Il Mitte?

Berlino è una città che ho amato dal primo momento che ci ho messo piede, molti anni prima di trasferirmi. Il suo essere così “oscura” per alcuni aspetti e luminosissima per altri, mi ha affascinato parecchio. E non mi sono sbagliato quando ho preso la decisione di trasferirmi, insieme a quella che ora è mia moglie. Berlino è un luogo che ti da la possibilità di esprimerti per quello che sei ed io qui ho ritrovato un’identità che avevo perduto. Ho ritrovato me. Dico sempre che ho ricominciato a vivere, e anche se è un poco azzardato, penso non sia tanto lontano dalla verità. Berlino è una tela, è un foglio di carta, è un megafono. Devi solo capire che puoi tirare fuori i colori, le parole e la voce. In quel momento puoi ritenerti parte di Berlino. La direzione de Il Mitte è arrivata a seguito di una concatenazione di eventi: Valerio Bassan, il fondatore, ha dovuto lasciare il timone perché, per motivi di lavoro, si è dovuto trasferire nuovamente in Italia. Il magazine è stato rilevato da Filippo Erizzo e Dario Mosconi, due ragazzi molto competenti ai quali Valerio ha consegnato con fiducia quello che è sempre considerato il suo bambino. Loro avevano bisogno di qualcuno che ne diventasse il direttore e mi hanno contattato per via del mio lavoro di giornalista e di insegnante di scrittura creativa. Io non ho esitato a buttarmi in questa incredibile avventura. Non è stato semplice all’inizio riprendere un ritmo che, per forza di cose, si era sfilacciato, ma grazie ai collaboratori vecchi e nuovi sono riuscito a riprendere la carreggiata e a ridare vigore a quello che, a Berlino, è realmente un punto di riferimento per la comunità Italiana.

Il Mitte è un punto di riferimento per centinaia di migliaia di Italiani a Berlino e certamente la tua posizione ti offre un osservatorio privilegiato sulla situazione dei nostri connazionali nella capitale Tedesca. Che idea ti sei fatto della comunità Italiana in Germania?

Gli italiani sono italiani 🙂
Ovunque essi siano, in qualsiasi parte del mondo, nel bene e nel male, gli italiani riescono a distinguersi. Nel loro meglio e nel loro peggio. Non credo ci sia definizione migliore di questa. Ho sempre creduto che trasferirsi all’estero sia qualcosa di importante per chiunque e che questa cosa porti a dei cambiamenti sostanziali nelle persone. Mutamenti che, talvolta, sono molto difficili da affrontare, ma che forgiano e donano una consapevolezza e una maturità che altrimenti sarebbe difficile guadagnare.

Negli ultimi anni, migliaia di giovani laureati, aspiranti imprenditori, startupper e creativi si sono spostati a Berlino, ma non tutti sono riusciti a ritagliarsi uno spazio professionale soddisfacente. Quali sono secondo te le caratteristiche fondamentali che un aspirante expat dovrebbe avere per trarre il meglio dall’esperienza tedesca?

Io inizierei con il dire che moltissimi ce l’hanno fatta. Sono tantissimi gli expat da tutto il mondo che sono riusciti a prendersi le proprie soddisfazioni. Molti sono anche gli italiani, nel caso specifico. Berlino non è un luogo semplice. Lo potrebbe sembrare, visto dall’esterno, ma le difficoltà sono tante e, rispetto ad altre città tedesche, si fatica a trovare lavoro. Credo che tra le cose più importanti per riuscire a fare breccia nelle difficoltà iniziali, ci sia imparare la lingua, che è veramente ostica. Occorre mettersi di buona lena e non lasciarsi abbattere, perché, in ogni caso, Berlino è una città che offre, in un modo o nell’altro, bisogna solo cogliere le occasioni. Non lasciarsi scappare i treni, perché passano sicuramente.

Tutti i progetti che segui sono in qualche modo collegati alla scrittura, intesa sia come forma squisitamente creativa che come gestione di una testata online di prestigio: c’è un filo comune nel tuo modo di concepire la comunicazione in questi due ambiti?

Assolutamente, anche se sono due cose tendenzialmente diverse. In comune c’è l’intento di lasciare che sia i partecipanti ai miei workshop che i collaboratori de Il Mitte, si esprimano autonomamente. Durante le lezioni di scrittura creativa lascio che i ragazzi trovino la propria strada, io detto e spiego delle regole che però devono essere necessariamente, rielaborate, scomposte, modificate. È tra le prime cose che dico ai nuovi arrivati: la scrittura creativa è composta da regole che devono necessariamente essere distrutte. Durante le lezioni voglio che tutti partecipino commentando ciò che spiego e, soprattutto, ciò che viene scritto in classe proprio dagli allievi. Con Il Mitte il concetto cambia, ma solo leggermente, perché, per forza di cose, scrivere un articolo ha delle regole forti, completamente diverse dalla scrittura di racconti e romanzi. Ugualmente, però, desidero che gli spunti iniziali arrivino dai collaboratori. Certo, spesso indirizzo degli argomenti che necessariamente si devono trattare, ma difficilmente cambio il contenuto degli articoli, al massimo ne parlo prima con loro, al fine di trovare un accordo e una linea comune. Ogni collaboratore trova i suoi spunti migliori verso determinati argomenti e li cerchiamo insieme.

In un tempo relativamente breve, Il Mitte è cresciuto fino a diventare una fonte imprescindibile di informazione e intrattenimento per gli Italiani a Berlino e in tutta la Germania. Come immagini il futuro di questa testata?

Devo dire che Il Mitte è molto letto anche dagli italiani residenti in Italia, vuoi perché Berlino ormai è diventata una meta molto ambita, sia a livello turistico che di immigrazione. Da diversi mesi, io e la redazione stiamo lavorando per dare una nuova veste al magazine, abbiamo aperto altre collaborazioni strategiche e stiamo lavorando su di un nuovo sito e nuovi contenuti. L’intento è quello di fare diventare Il Mitte, ancora di più, una guida per chi vuole visitare Berlino da turista e per chi invece ci vive e ci lavora, da anni oppure da pochi giorni.

Foto: Antonio Piu

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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